XIII CONGRESSO DI RADICALI ITALIANI: E’ STATA UN’ELEZIONE DIFFICILE

XIII CONGRESSO DI RADICALI ITALIANI: E’ STATA UN’ELEZIONE DIFFICILE 3 novembre 2014

Riporto di seguito un’intervista rilasciata a Data24News dopo la chiusura del XIII Congresso di Radicali Italiani a Chianciano Terme.

Di Vittoria Dolci – Si è chiuso il XIII Congresso di Radicali Italiani a Chianciano Terme, dove sono stati eletti i vertici del partito e approvate le linee guida di strategia politica dell’anno che verrà. Rita Bernardini è stata dunque confermata alla guida del movimento, così come Valerio Federico alla carica di tesoriere. Di certo l’aria è stata tesa e non sono mancati i colpi di scena.

“Si è trattato di un’elezione difficile. Ho promosso una mozione congressuale molto precisa sui nostri temi di lotta di sempre”, spiega a Data24News, la riconfermata segretario Rita Bernardini.

Come commenta, per la seconda volta consecutiva, la carica di segretario di Radicali Italiani?

Quando un radicale viene eletto la fatica è tanta. In più la mia è stata un’elezione difficile, perché io avevo promosso una mozione congressuale molto precisa sui nostri temi di lotta di sempre.

Quale la difficoltà?

La difficoltà che c’è è quella relativa al nostro programma per la giustizia, per le libertà civili, per i diritti umani fondamentali. Siamo convinti che se non si conquista un minimo di spazio democratico facciamo finta di fare politica. Se i cittadini non hanno il diritto alla conoscenza è evidente che poi non possono scegliere e sceglierci. Per cui il fatto che la mia mozione congressuale abbia dovuto avere inserimenti di emendamenti che l’hanno resa molto pesante, è qualcosa di preoccupante perché mi chiedo se ce la potrò fare a corrispondere a questo mandato. Dopo inoltre aver proposto una tesoreria e la conferma dell’attuale presidente Laura Arconti, affinché non ci fossero le divisioni che ci sono state lo scorso anno, ma si potesse marciare uniti.

Cosa ha voluto essere questo XII Congresso e quali i temi più importanti?

Abbiamo parlato di conquistare spazi in democrazia, perché riteniamo che da sessant’anni in questo Paese non c’è democrazia. Quando non c’è democrazia significa che il cittadino non si può fidare delle leggi dello Stato, che queste leggi quando ci sono non vengono rispettate. Non si rispettano i diritti umani fondamentali, è tutta una vita aleatoria che deve subire e che subisce le vessazioni di uno Stato che non rispetta la sua propria legalità. Si tratta dunque di una premessa necessaria per fare lotta politica.

In Italia a che punto siamo con la giustizia, in particolare i temi di amnistia e indulto?

La nostra battaglia per l’amnistia va avanti. Riteniamo che solo con la premessa di quella che noi definiamo “l’amnistia per la repubblica” possa partire la riforma della giustizia necessaria perché in un Paese dove non funziona la giustizia, dove i processi durano troppo a lungo e con la loro irragionevole durata distruggono la vita dei cittadini e mandano al macero la Costituzione. Siamo in un Paese dove nelle carceri esiste ancora la tortura. Questo non lo diciamo noi Radicali, ma è stato documentato dalla Corte Europea dei Diritti dell’uomo. Insomma in un Paese così è necessaria una lotta dura, che certo dà anche molte soddisfazioni.

Si riferisce?

Pensiamo al messaggio bellissimo del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in Parlamento, quando ha parlato di obbligo di uscire dall’illegalità da parte dello Stato. Lui stesso ha parlato di amnistia e di indulto. Fino al messaggio recentissimo di Papa Francesco. Da parte nostra devo dire che quello che ci contraddistingue è una forza interiore: quella della leadership di Marco Pannella, che continua ad essere speranza e a darci speranza per esserlo anche noi.

Sulla terza disobbedienza civile sulla cannabis terapeutica?

In Italia esiste la legge secondo la quale i malati hanno accesso a questo tipo di farmaco ma le leggi non vengono rispettate. Dunque in Italia ci sono solamente una sessantina di malati che hanno questo tipo di accesso. Noi invece vogliamo che quando il medico prescrive questi farmaci perché li ritiene salutari per il proprio paziente, l’accesso deve essere consentito. Invece oggi accade che i malati o si recano a comprare la cannabis al mercato nero, quello della criminalità, oppure devono andare presso farmacie galeniche dove un grammo di marijuana costa 35 euro. In questo modo nessuno può permettersi una spesa a questo livello, soprattutto in questo momento storico che l’Italia sta attraversando.

Cosa si potrebbe fare al riguardo?

Anziché importarla il nostro Paese potrebbe produrla e un grammo di marijuana verrebbe a costare 0,50 centesimi. Noi siamo per la legalizzazione delle sostanze stupefacenti perché vorremmo togliere alla criminalità organizzata il primato di dover gestire un mercato così pericoloso che può provocare morte, e la provoca. Basterebbe dunque regolare le sostanze stupefacenti, così come avviene per l’alcol e per il tabacco e i farmaci stessi.

Foto: Yuliya Vassilyeva