UN DETENUTO: MI FA PAURA IL PENSIERO DI DOVER USCIRE…

14 agosto 2011

Un detenuto in un carcere del “continente”, mi chiede di aiutarlo a rientrare in un istituto in Sardegna per poter incontrare “le persone a me care che poi sono i miei fratelli e una suora che mi è molto cara”. Ha quarant’anni, è recluso da 18 e ha un residuo pena inferiore ai tre anni.

Vede – scrive – io sono da piccolo che sono senza i genitori che sono morti quando ero molto piccolo e per questo sono finito ad avere una vita sbandata che la maggior parte del mio cammino lo sto passando nelle carceri ma io a questa vita ci sono abituato, infatti a me questa mia vita che passo in carcere non mi pesa mi pesa più il fatto di andare fuori di qui anzi le posso dire con tutta onestà che solo il pensiero che fra non molto dovrò uscire fuori da queste mura, io non mi ci trovo fuori!!! Mi fa paura il pensiero di dover uscire!! Se qui mi dessero la possibilità di poter lavorare per potermi comprare le sigarette e invece devo chiedere l’elemosina di qualche sigaretta o di una saponetta perché non ho soldi e non posso chiedere neanche ai miei fratelli perché so che loro hanno più problemi di me… loro devono pensare a comprarsi il mangiare, la luce e l’affitto; io il mangiare me lo danno e poi cerco solo di trovarmi qualche sigaretta ma alla fine si stancano anche gli altri detenuti che gli chiedi sempre qualcosa. Io ho fatto presente al direttore se mi desse la possibilità di guadagnare qualche soldo ma dice che siamo tanti. Ora io sono due anni che non ricevo qualche soldo sul libretto perché un compagno che era detenuto come è uscito mi aveva fatto un vaglia postale con cinquanta euro: che l’unico di tanti detenuti che quando è uscito mi ha pensato, è stato l’unico poi non mi è mai più capitato, neanche una cartolina. Onorevole Bernardini io spero che Lei mi possa aiutare a essere mandato in un carcere in Sardegna.

Naturalmente ho sollecitato il DAP per il trasferimento, visto che proprio l’Ordinamento Penitenziario prevede il principio della territorialità della pena.