UN CARCERE FUNZIONA? IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA LO CHIUDE!

23 settembre 2011

“Buttati gli 8 miliardi (dei contribuenti italiani) che sono stati necessari per costruirlo… Intanto, se ne costruiscono di nuovi con procedure secretate (il cosiddetto Piano carceri) e non si aprono quelli già costruiti.”

Interrogazione a risposta in Commissione 5-05330

presentata da RITA BERNARDINI

giovedì 15 settembre 2011, seduta n.519

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI.

– Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:

l’istituto penitenziario di Spinazzola con capienza massima di 68 posti, fu attivato il 1° dicembre 2004 per volontà del provveditore dottor Rosario Cardillo;

nel maggio 2005, con decreto del Ministro, il carcere assunse la denominazione di «Istituto penitenziario per adulti sezione staccata di Trani»;

per gli effetti del provvedimento di indulto nel 2006 l’istituto penitenziario fu svuotato e il personale distaccato fu fatto rientrare in Basilicata;

in seguito, il provveditore dell’amministrazione penitenziaria, dottor Angelo Zaccagnino, ridefinì l’istituto, dirottandovi tutti i detenuti sex offenders, ovvero persone macchiatesi di reati a sfondo sessuale;

in tal modo la struttura fu resa di nuovo operativa, ma all’aumento del numero dei detenuti, non corrispose l’integrazione del personale di polizia penitenziaria;

peraltro i detenuti sex offenders richiedono una particolare competenza da parte del personale penitenziario;

nel settembre 2008, con decreto ministeriale, il carcere perse i connotati di appendice di Trani, diventando istituto autonomo e con un proprio direttore, rimanendo tuttavia irrisolto il problema della carenza di personale, nonostante i solleciti della direzione e del provveditore regionale dottor Gaspare Sparacia;

per mesi il personale penitenziario dell’istituto ha auspicato, invano, la trasformazione della condizione lavorativa da temporanea ad effettiva, anche al fine di garantire piena operatività nella ricezione dei detenuti;

il Governo, anziché varare un decreto per garantire il potenziamento della struttura, ha disposto con decreto ministeriale del 15 giugno 2011, la soppressione dell’istituto di Spinazzola, sezione staccata degli istituti penali di Trani; decisione che è stata comunicata dal provveditore regionale, dottor Giuseppe Matone, in data 26 luglio 2011;

la chiusura del carcere di Spinazzola consentirebbe, a detta del Ministro della giustizia «una economicità di risorse complessive coerente con l’attuale contrazione delle complessive disponibilità finanziarie e di personale»;

a seguito del citato provvedimento ministeriale, il personale di polizia penitenziaria è stato trasferito ad altre sedi, rimanendo tuttora distaccati presso il carcere in questione solo cinque agenti e la direttrice, anch’essi in attesa del trasferimento;

a giudizio della prima firmataria del presente atto la chiusura dell’istituto di pena pugliese appare una scelta vieppiù paradossale visto e considerato: a) che il denaro pubblico speso per la sua costruzione ammonta a circa otto miliardi delle vecchie lire e che il flusso di soldi investiti per attrezzarlo e, soprattutto, per «formare» il personale di polizia penitenziaria assegnato nelle funzioni di custodia dei cosiddetti sex offenders è stato sempre molto elevato; b) che nel richiamato istituto di pena le condizioni di vita della popolazione reclusa risultavano essere più che accettabili, ciò è dimostrato anche dal fatto che al suo interno non si erano mai registrati atti di autolesionismo o tentativi di suicido da parte dei detenuti; c) che in tutti questi anni, nonostante il ridotto numero degli agenti e del personale di assistenza, la struttura è sempre stata gestita ottimamente ed in piena efficienza; d) che alla chiusura del carcere conseguirà anche la soppressione di un percorso sperimentale contro la recidiva dei detenuti per reati legati alla sfera sessuale finanziato con oltre 100mila euro dal direttore sanitario della ASL/BT, dottor Francesco Polemio;

su La Gazzetta del Mezzogiorno, in data 27 e 28 luglio 2011, sono apparsi due articoli scritti da Cosimo Forina proprio in relazione alla soppressione dell’istituto di pena di Spinazzola; il primo intitolato: «Beffa a Spinazzola, chiude il carcere»; il secondo: «Detenuti contro la chiusura»;

la decisione del Ministro della giustizia ha indotto i detenuti del carcere di Spinazzola ad intraprendere uno sciopero della fame ad oltranza ed è stata fortemente osteggiata da tutte le sigle sindacali della Polizia penitenziaria (eccetto l’OSAPP). In particolare Giampiero Pantaleo, Luigi Pelle e Vincenzo La Monaca, rispettivamente vice segretario nazionale e segretari regionali dell’UGL Polizia Penitenziaria, hanno dichiarato quanto segue: «Una vicenda che ha il sapore della commedia dell’assurdo! Infatti con un provvedimento “balneare” il Ministero della giustizia ha disposto la chiusura della struttura, evitando di affrontare la questione della sua destinazione d’uso, che l’UGL Polizia Penitenziaria teme possa diventare l’ennesima cattedrale nel deserto, al pari di altre strutture aperte e poi chiuse, ovvero mai aperte. La tempistica del provvedimento appare strana, forse funzionale ad evitare che sulla “questione Spinazzola” potessero attivarsi i canali mediatici e politici per riflettere adeguatamente sull’opportunità della chiusura dell’Istituto, vera eccellenza trattamentale nel panorama non solo regionale, ma anche nazionale, determinata anche dalla proficuità di un’attività formativa specifica a vantaggio del personale sulla gestione dei sex offenders, costata non poco alle casse dello Stato e agli stessi che l’hanno affrontata, rimettendo in gioco la propria professionalità. Alla luce della sospetta antisindacalità dell’attività svolta dal Provveditorato, che ha fatto “piovere addosso” la chiusura del carcere ai colleghi senza socializzare preventivamente alcunché alle organizzazioni sindacali, che hanno appreso la notizia dai mezzi di informazione! Il Provveditorato Giuseppe Martano avrebbe dovuto convocare una conferenza di servizi, ai sensi della legge n. 241 del 1990, allargata a tutti gli enti del territorio coinvolti, avendo invece provveduto alla chiusura solo discutendo nel “chiuso delle proprie stanza”: correttezza avrebbe voluto che su di una questione talmente importante fosse avviato un pubblico confronto con ASL, comune, provincia e regione, evitando di “bussare” alla loro porta solo per presentare problemi irrisolvibili. Ovviamente, tra le righe del provvedimento ministeriale e delle determinazioni regionali si coglie la volontà di risolvere un problema inesistente, quello di Spinazzola, nell’illusione di porre rimedio a quello atavico della gestione degli Istituti Penali di Trani»;

nelle prossime settimane l’amministrazione penitenziaria bandirà le prime gare per la costruzione di nuovi padiglioni, il che, a giudizio della prima firmataria del presente atto, rende oltremodo incomprensibile, tragicomica ed illogica la chiusura del carcere di Spinazzola, struttura che rispondeva a tutti i parametri imposti dall’Europa e che era in grado di ospitare in condizioni ottimali circa una ottantina di detenuti -:

per quale motivo prima di disporre la chiusura del carcere pugliese, non sia stata convocata una conferenza di servizi, ai sensi della legge n. 241 del 1990 allargata a tutti gli enti del territorio coinvolti;

a quanto ammontino i costi relativi alla costruzione e successiva «attivazione» del carcere di Spinazzola;

quanto sia costata alle casse dello Stato l’attività formativa specifica svolta a vantaggio del personale di polizia penitenziaria assegnato presso l’istituto di pena pugliese in merito alla gestione dei detenuti cosiddetti sex offenders;

quale sarà la prossima destinazione d’uso dell’immobile all’interno del quale era ubicato il carcere di Spinazzola;

se il Ministro attraverso un apposito decreto, intenda rivedere la decisione che ha portato alla soppressione dell’istituto di pena pugliese in modo da garantire il rilancio della struttura carceraria di Spinazzola integrando il personale di polizia penitenziaria in essa operante e dando così valore al denaro pubblico fino ad oggi investito. (5-05330)

Il Sottosegretario Giacomo Caliendo risponde all’interrogazione 5-05330 di Rita Bernardini sulla chiusura del carcere di Spinazzola

Con riferimento all’interrogazione in discussione, prima di entrare nel merito delle singole questioni sollevate, ritengo utile evidenziare le motivazioni che hanno condotto alla dismissione dell’istituto penitenziario di Spinazzola, sezione distaccata degli Istituti Penali di Trani.

L’istituto di Spinazzola risultava sottoutilizzato rispetto alla sua – seppur sempre modesta – capacità ricettiva, a causa della mancanza di personale di polizia penitenziaria. Detta situazione, peraltro, non poteva essere sanata attraverso l’assegnazione di ulteriori unità di personale, attesa la generalizzata carenza di organico degli istituti penitenziari del Paese, molti dei quali penalizzati, sotto questo aspetto, in misura spesso molto più grave.

Pertanto, nei primi mesi di quest’anno, si è convenuto di investire della questione il Provveditorato regionale, perché valutasse la possibilità di distribuire diversamente la forza presente nella Regione, eventualmente incrementando le presenze a Spinazzola.

Il Provveditore, nel mese di marzo u.s., alla luce della difficoltà riscontrata nell’assegnare personale presso detta struttura, proponeva di effettuare una riflessione sulla convenienza – sotto il profilo del rapporto costi/benefici – circa il mantenimento dell’istituto in questione, e ciò anche alla luce delle obiettive difficoltà legate all’assistenza sanitaria per i detenuti: la proposta di dismissione trovava favorevoli tutte le Direzione Generali interessate, appositamente interpellate al riguardo.

L’insieme di tutte le condizioni rappresentate – carenza di personale, scarso utilizzo della struttura, costi elevati di gestione, difficoltà nel garantire l’assistenza sanitaria – induceva il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a determinarsi per la dismissione dell’istituto, nella convinzione che tale provvedimento risultava in linea con l’attuale politica penitenziaria, diretta ad ottimizzare le esigue risorse a disposizione, razionalizzando i servizi e la complessiva gestione del patrimonio edilizio. Conseguentemente, il 9 giugno ultimo scorso veniva inoltrata richiesta in tal senso all’On.le Ministro.

Con decreto ministeriale del 16 giugno 2011 l’istituto penitenziario di Spinazzola veniva, quindi, soppresso.

Tanto premesso, con riguardo alle specifiche tematiche di cui all’atto ispettivo, posso precisare quanto segue:

il Provveditore regionale per la Puglia – non appena avuta notizia del provvedimento (ricevuto via fax in data 22 luglio e in originale il successivo 28 luglio) – dava notizia della chiusura dell’istituto (inviando anche copia del decreto) a tutte le Autorità Giudiziarie del territorio, agli Uffici Territoriali del Governo di tutta la Regione, alle Questure, alle Direzioni degli Istituti e Servizi penitenziari e al Comune di Spinazzola;

il 27 luglio la stessa comunicazione veniva data a tutte le OO.SS., sia del Comparto Sicurezza sia del Comparto Ministeri;

sempre in data 27 luglio 2011 si provvedeva al trasferimento di tutti i detenuti ristretti presso l’Istituto di Spinazzola, per un totale di 35 persone in esecuzione penale (di questi, 20 detenuti sex-offenders venivano assegnati presso la Casa Circondariale di Altamura);

in data 28 luglio 2011 veniva comunicata all’Agenzia del Demanio la chiusura della struttura dell’Istituto di Spinazzola, anche al fine della riconsegna all’Agenzia di detto immobile del quale non si conosce la futura destinazione;

infine, relativamente alla formazione degli operatori e i relativi costi del Progetto denominato «I Care», si rappresenta che il corso ha avuto l’obiettivo di formare il personale degli istituti penitenziari di Spinazzola ed Altamura alla gestione dei detenuti sex-offenders, al fine di fornire strumenti e competenze utili al miglioramento della qualità del trattamento di tale categoria di soggetti; l’iniziativa, realizzata durante l’anno 2007, è costata 7.500 euro.

È evidente che tale formazione specifica non andrà dispersa nonostante la chiusura dell’Istituto di Spinazzola, non solo perché i detenuti sex-offenders sono stati trasferiti presso l’istituto di Altamura (il cui personale è stato appositamente formato), ma anche perché tale categoria di reclusi risulta diffusa in tutti gli istituti del Paese.