TORTURE AL CARCERE DI ASTI, INTERROGAZIONE AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

25 ottobre 2011

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro della Giustizia

Per sapere, premesso che

il 24 ottobre il quotidiano online Corriere.it riportava la notizia riguardante il Carcere di Asti e intitolata «Detenuti denudati e picchiati»;

secondo l’articolo di Corrierere.it, 5 agenti di polizia penitenziaria sono stati rinviati a giudizio “con l’accusa di aver picchiato e sottoposto a vessazioni due detenuti”;

in particolare i due detenuti, “sono stati lasciati per alcuni giorni, in isolamento, completamente nudi in una cella priva di vetri alla finestra, di materasso, di lavandino e di sedie; per vitto è stato fornito loro solo pane ed acqua. Ai due, inoltre – secondo l’ accusa – veniva impedito di dormire. Il processo contro i cinque agenti penitenziari comincerà il 27 ottobre ad Asti”;

“A denunciare gli agenti – si legge su Corriere.it – sono stati Claudio Renne e Andrea Cirino. Il primo – si legge negli atti dell’inchiesta – fu portato nel 2004 in una cella di isolamento, come punizione per aver cercato di placare un diverbio tra un agente e un altro detenuto. Secondo Renne, la cella è priva di materasso, sgabelli e acqua; la finestra priva di vetri. Il detenuto racconta di essere rimasto nella cella per due mesi, i primi due giorni completamente nudo. Il cibo, racconta, è limitato a pane e acqua, ma a volte gli agenti gli lasciano dietro la porta della cella il vitto del carcere che lui può vedere ma non prendere. Le botte si ripetono più volte al giorno, calci e pugni su tutto il corpo, tanto che gli sarà riscontrata la frattura di una costola oltre ad una grossa bruciatura sul volto causata da un ferro rovente. Tra il dicembre 2004 e il febbraio 2005 anche Andrea Cirino viene tenuto in isolamento, per 20 giorni. La notte, racconta, gli agenti gli impediscono di dormire battendo le grate della cella, il giorno viene picchiato ripetutamente, gli viene negata l’acqua. Cirino, in seguito, tenterà il suicidio per impiccagione.”

«Dalle intercettazioni e dalla relazione di polizia giudiziaria emergono particolari inquietanti», afferma Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, che ha chiesto di costituirsi parte civile al processo. «Nel carcere di Asti – aggiunge – vigeva una cultura diffusa di violenza da parte dei poliziotti e di indifferenza da parte di medici e direttore». Un assistente di polizia penitenziaria dello stesso carcere nel 2006 testimonia: «Nel caso in cui i detenuti risultino avere segni esterni delle lesioni, spesso i medici di turno evitano di refertarli e mandano via il detenuto dicendogli che non si è fatto niente o comunque chissà come si è procurato le lesioni. Inoltre lo convincono a non fare la denuncia dicendogli che poi vengono portati in isolamento e picchiati nuovamente». In una intercettazione ambientale tra uno degli imputati e un altro agente del carcere, il primo afferma: «Ma che uomo sei… devi avere pure le palle… lo devi picchiare… lo becchi da solo e lo picchi… io la maggior parte di quelli che ho picchiato li ho picchiati da solo…»;

altri aspetti della vicenda vengono trattati in una dichiarazione all’Ansa di Leo Beneduci, segretario del sindacato penitenziario Osapp; secondo Beneduci almeno un paio di circostanze dovrebbero essere verificate: chi abbia disposto l’isolamento per così lungo tempo dei due detenuti che avrebbero subito violenze (l’art.14 bis e’ una misura che non dipende dalla polizia penitenziaria ma dal direttore dell’istituto, dal provveditorato e dal ministero’) e perché’ i detenuti in questione ‘non siano stati trasferiti in un altro istituto, visto che li si riteneva responsabili di aggressione nei confronti di personale penitenziario’:-

se sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;

se risulta al Ministro della Giustizia che il Ministro dell’epoca avesse predisposto un’indagine amministrativa interna per approfondire l’accaduto;

se risultano al Ministro le ragioni per le quali fu ordinato un periodo così lungo di isolamento dei due detenuti e per quale motivo non fosse stato disposto il trasferimento dei detenuti o degli agenti in altri istituti;

se da qualche documento risalente al periodo in cui si verificarono i fatti, sia oggi possibile evincere un particolare clima di violenza da parte di alcuni agenti nei confronti dei detenuti e di indifferenza da parte di medici e direttore che avrebbero dovuto vigilare sull’incolumità della popolazione detenuta;

se i 5 agenti rinviati a giudizio siano ancora in servizio presso il carcere di Asti e, in caso affermativo, in quali ruoli di servizio;

se sia mai stato fatto uno studio della portata degli episodi di violenza del corpo degli agenti di polizia penitenziaria nei confronti dei detenuti;

quando il Governo presenterà il DDl riguardante l’introduzione nel nostro codice penale del reato di tortura così come previsto dall’ODG n. 9/1439-A/2 presentato dall’interrogante e accolto l’8 giugno scorso.