SULLE CARCERI ORLANDO MENTE. RISARCIMENTI INACCESSIBILI

SULLE CARCERI ORLANDO MENTE. RISARCIMENTI INACCESSIBILI 28 dicembre 2014

Riporto di seguito la mia intervista al quotidiano Il Manifesto sul tema delle carceri italiani.

Nel giorno del suo ses­san­ta­due­simo compleanno, la segre­ta­ria dei Radi­cali ita­liani Rita Ber­nar­dini è al lavoro, come sem­pre. Inse­pa­ra­bile dal vec­chio lea­der Marco Pan­nella col quale ha pas­sato la notte della Vigi­lia e il giorno di Natale in visita nei car­ceri romani di Regina Coeli e di Rebib­bia, “Ritina” (come la chia­mano gli amici) ora si pre­para a tra­scor­rere il Capo­danno tra i dete­nuti di Sol­lic­ciano, a Firenze, assieme al vice­pre­si­dente della Camera Roberto Giachetti.

Un calen­da­rio fit­tis­simo, quello delle «festività in car­cere» san­ti­fi­cato dai mili­tanti radi­cali e accom­pa­gnato dall’iniziativa non­vio­lenta del Satya­graha, a cui «hanno finora par­te­ci­pato, con uno o più giorni di scio­pero della fame, oltre 800 cit­ta­dini fra i quali 236 dete­nuti». Il con­dot­tiero asso­luto è sem­pre lui, Marco Pan­nella, che dall’alto dei suoi 84 anni, due tumori e 60 sigari al giorno «si pre­para a ripren­dere, tra pochi giorni — annun­cia Ber­nar­dini — il digiuno totale e lo scio­pero della sete». La richie­sta è la stessa — da anni e in soli­ta­ria, soste­nuta solo, a più riprese, dall’attuale inqui­lino del Qui­ri­nale, Gior­gio Napo­li­tano: «Amni­stia e indulto. Per far uscire la Repub­blica ita­liana dall’illegalità di una giu­sti­zia inef­fi­cace e di un sistema penale che con­ti­nua a vio­lare i diritti e la dignità delle per­sone, chec­ché ne dica il Guar­da­si­gilli Andrea Orlando».

Ber­nar­dini, il mini­stro di Giu­sti­zia ha annun­ciato l’uscita dall’«emergenza car­cere». I dati che ha for­nito appena prima di Natale mostrano un tasso di sovraf­fol­la­mento minimo: 109,21%, a fronte del 162,52% di giu­gno 2010 e del 123,60% di soli sei mesi fa. Allora, qual è il problema?

L’ho già detto al mini­stro: un discorso serio si può fare su basi di lealtà. Altri­menti si usa lo stesso trucco dell’acqua all’atrazina, resa pota­bile sem­pli­ce­mente innal­zando i livelli di sostanza tol­le­rata dal mini­stero della Salute. Se si vanno a spul­ciare le cifre pub­bli­cate dallo stesso mini­stero di Giu­sti­zia, si vede che i posti real­mente dispo­ni­bili sono molti meno dei 49.494 dichia­rati. Ci sono sezioni ancora non agi­bili per­ché da ristrut­tu­rare o per­ché manca il per­so­nale. Ma non solo: a Mamone, per esem­pio, in pro­vin­cia di Nuoro, ci sono 392 posti dispo­ni­bili e i dete­nuti sono 126. Lo stesso a Fos­som­brone, Ancona, e così via. Insomma, la media si abbassa con que­sti espe­dienti ma l’indice di sovraf­fol­la­mento nella mag­gior parte dei casi è più alto di quello dichia­rato. C’è poi un pro­blema su come si cal­co­lano i 3 metri qua­dri che cia­scun dete­nuto deve avere a dispo­si­zione per­ché il posto sia con­si­de­rato rego­la­men­tare: la Cas­sa­zione ha più volte riba­dito che si deve cal­co­lare la super­fi­cie cal­pe­sta­bile, al netto degli arredi.

Eppure, la Corte euro­pea dei diritti umani ha respinto 3685 ricorsi presentati da detenuti che denun­cia­vano con­di­zioni di sovraffollamento.

I giu­dici di Stra­sburgo hanno moti­vato i rifiuti dicendo di non avere motivi di rite­nere che la legge varata dall’Italia sui rimedi pre­ven­tivi e risar­ci­tori non sia effet­tiva. Non sono entrati nel merito, ma si sono fidati delle legge ita­liana che pre­vede sconti di pena e risar­ci­menti pecu­niari per coloro che sono stati reclusi in celle troppo affol­late. Però per­fino il Coor­di­na­mento dei magi­strati di sor­ve­glianza in una let­tera scritta a metà novem­bre al mini­stro Orlando ha denun­ciato l’impossibilità di dare giu­sti­zia a tutti coloro che hanno subito una deten­zione inu­mana e degra­dante. Per­ché, spie­gano i magi­strati, le incer­tezze e le lacune del testo nor­ma­tivo creano com­ples­sità e far­ra­gi­no­sità delle istrut­to­rie, e gravi con­tra­sti giu­ri­spru­den­ziali. Per esem­pio, alcuni uffici di sor­ve­glianza hanno respinto i ricorsi con la moti­va­zione che «il pre­giu­di­zio deve essere attuale». Ossia, non si potrebbe, secondo loro, chie­dere un risar­ci­mento per il sovraf­fol­la­mento pre­gresso. La tra­fila del risar­ci­mento interno, poi, è lun­ghis­sima: il dete­nuto ricorre al magi­strato di sor­ve­glianza, poi in caso di rifiuto si può rivol­gere al tri­bu­nale di sor­ve­glianza, infine in Cas­sa­zione. E solo allora potrà tor­nare a chie­dere giu­sti­zia alla Corte euro­pea dei diritti umani. Non solo: per avere gli 8 euro per cia­scun giorno di sovraf­fol­la­mento, biso­gna invece seguire la strada della giu­sti­zia civile. Che come si sa è infinita.

Il mini­stro ha anche detto che «se i 18.219 ricorsi pen­denti in Ita­lia fos­sero stati pro­po­sti a Stra­sburgo, lo Stato avrebbe dovuto pagare altre multe per 203 milioni di euro». Non è un buon risultato?

Non capi­sco come fac­cia Orlando a dire di aver scon­giu­rato il rischio, visto che il ter­mine per pre­sen­tare i ricorsi scade il 28 dicem­bre. Comun­que è incre­di­bile che si risparmi sulla pelle di chi ha subito un trat­ta­mento inu­mano da parte dello Stato. Voglio spe­rare che quei soldi rispar­miati saranno uti­liz­zati per ripri­sti­nare almeno la manu­ten­zione ordi­na­ria, attual­mente ine­si­stente. O per pro­muo­vere il lavoro, le atti­vità trat­ta­men­tali, o per evi­tare la deten­zione a cen­ti­naia di chi­lo­me­tri dalle fami­glie… O per il diritto alla salute. Per­ché, al di là delle buone inten­zioni, nelle car­ceri ita­liane si muore ancora.