Suicidi in carcere, siamo a 32

Suicidi in carcere, siamo a 32 1 settembre 2015

Da il Garantista, a firma di Rita Bernardini – Anche l`ultimo se ne è andato impiccandosi in una cella del carcere di Como. È il trentaduesimo detenuto che si toglie la vita dall`inizio dell`anno. Ristretti Orizzonti informa, con il suo dossier “morire di carcere”, che tra luglio e agosto in dodici si sono suicidati nelle patrie galere. Giorgio Napolitano, quattro anni fa cioè due anni prima del suo unico messaggio costituzionale alle camere – parlò della situazione carceraria italiana in un convegno organizzato dai radicali.

Napolitano fu lapidario: “È una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma, per la sofferenza quotidiana – fino all`impulso a togliersi la vita – di migliaia di esseri umani chiusi nelle carceri”. Poneva la questione sotto il profilo del mancato rispetto da parte dell`Italia di diritti umani fondamentali, consacrati non solo nella nostra Costituzione ma in tutte le carte europee e dell`ONU.

E nel messaggio alle Camere datato ottobre 2013 (!) poneva solennemente l`accento sull`OBBLIGO per il nostro Paese di uscire immediatamente – prefigurando anche un provvedimento di amnistia e di indulto – da una condizione di manifesta illegalità, condannata per anni in sede Europea. Il trentaduesimo suicida, quello di ieri, fa parte della schiera di “indesiderabili” vittime della strage di legalità e di diritto che a cuor leggero gli Stati sovente impongono ai loro popoli in nome di una “ragione” che anziché salvarli (i popoli) li rende martiri di un potere tanto cieco quanto spietato.

Marco Pannella, due giorni fa, ha pronunciato la parola OLOCAUSTO riferendosi alle migliaia di migranti morti per asfissia nei furgoni e nelle stive delle navi, o nelle persecuzioni di cristiani e musulmani da parte dei fondamentalisti dell`Isis. Anche loro appartengono alla schiera degli “indesiderabili”, come lo erano gli ebrei e altri gruppi etnici e religiosi nella Germania nazista.

Quel termine, Pannella lo usò anche quando, all`inizio degli anni 80 del secolo scorso – cioè 35 anni fa – intraprese la lotta radicale contro lo sterminio per fame che venne sostenuta da oltre 130 Premi Nobel, 1.300 sindaci, 12 capi di stato africani. Anche allora poneva il problema sotto l`aspetto della violazione dei diritti umani universalmente riconosciuti, e sulla necessità vitale di assicurare il diritto alla conoscenza delle genti, dei popoli.

Oggi, mentre insiste su quella parola “Olocausto” -, offre al nostro Stato la possibilità di farsi promotore, nel corso dell`imminente sessione ONU, di una risoluzione che, rivolgendosi a tutti i Paesi, promuova la “transizione” verso lo stato di diritto democratico, laico, federalista, e il diritto universale alla conoscenza. Perché il rispetto dello stato di diritto è a garanzia degli ultimi, dei diseredati, dei senza potere. E se lo è per loro lo sarà per tutti, senza violenze e prevaricazioni.

La proposta – o, meglio, il monito – è rivolto anche ai Paesi che si ritengono solidamente “democratici” ma che albergano in sé i germi, anche visibili, di una insidiosa crisi di valori e di democrazia. Ci auguriamo che anche questa volta, come capitò per l`istituzione della Corte Penale Internazionale o per la Moratoria delle esecuzioni capitali, Marco Pannella sia ascoltato dal Governo italiano e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: i giorni perché l`auspicio – anzi il progetto pannelliano possa prendere corpo non sono molti, visto che l`Assemblea plenaria all`ONU prenderà il via il 28 settembre. Siamo proprio agli sgoccioli.

L`Europa, finora assente ed ignava, tenta di correre ai ripari sul tema dei migranti. Temiamo che le decisioni che si appresta a prendere siano tardive e soprattutto inefficaci. L`ONU è stata richiamata alle sue responsabilità, anche dall`autorità religiosa. Finora, però, non ci pare di aver ascoltato un progetto della vastità e della profondità di quello proposto dal leader radicale.

Sembra che sia qualcosa di impossibile: ma, come Pannella spesso ricorda, nei momenti più gravi occorre, con lucido coraggio, mettere in atto il motto cristiano, “Spes contra spem”. Intorno al quale, come possiamo, sollecitiamo la convergenza di coloro che hanno compreso quale sia il baratro verso il quale ci stiamo, tutti, avviando.