SENTENZA PILOTA A TERAMO: COLTIVARE UNA PIANTINA DI MARIJUANA NON E’ REATO

SENTENZA PILOTA A TERAMO: COLTIVARE UNA PIANTINA DI MARIJUANA NON E’ REATO 10 gennaio 2014

Questa sentenza è ormai divenuta definitiva perché non impugnata dalla Procura. Bravo a Vincenzo Di Nanna, avvocato teramano della Giunta di Radicali Italiani.

«Droga, coltivare una pianta non è reato»

Il giudice assolve 50enne che aveva sul balcone di casa un vaso con la marijuana: la consumava senza spacciarla

di Lorenzo Colantonio 

TERAMO. Coltivare in casa una piantina di marijuana non è reato, scrive un giudice di Teramo. E’ una sentenza pilota. Troverà chi l’approva e chi no. E’ una sorta di piccola grande rivoluzione che farà discutere molto. Piccola perché è di appena 8 pagine; grande perché chi la firma, Roberto Veneziano, si dimostra giudice illuminato quando traccia un spartiacque tra la tossicodipendenza e lo spaccio, tra la necessità ed il reato.

Si rifà, il giudice teramano, al referendum abrogativo della legge Jervolino-Vassalli, un cavallo di battaglia di un altro teramano, Marco Pannella e del partito radicale, e assolve l’imputato per il quale il pm, Stefania Mangia, aveva chiesto un anno e 8 mesi di carcere più duemila euro di multa.

«Il diverso disvalore della condotta del tossicodipendente che detiene sostanze stupefacenti solo per uso personale», afferma Veneziano, «con la concorrente esigenza di tenere conto del particolare stato individuale del medesimo ed in funzione delle aspettative che la collettività ripone nel recupero della sua salute psicofisica, hanno indotto il legislatore post referendario ad operare una distinzione nell’ambito della detenzione, così da rendere non penalmente sanzionabile il comportamento dell’ultimo anello della catena che, dal produttore di droga, si snoda fino all’assuntore».

In altre parole, il teramano M.G., 50 anni, che coltivava sul balcone di casa in centro, tra rose e gerani, una pianta di marijuana, alta un metro e dieci centimetri e che il 5 settembre del 2001 si vide piombare in stanza i carabinieri del Nor, non ha commesso alcun reato perché, spiega il giudice, «oggetto dell’incriminazione non è ogni forma di detenzione di sostanza stupefacente ma solo quella che si presenti funzionalmente orientata ad una futura attività di cessione a terzi». M.G. infatti non aveva bilancino e soldi nascosti. E ai carabinieri, avvisati da un informatore, che gli perquisirono l’appartamento scoprendo e sequestrando 106 semi di droga – inviati allo Zooprofilattico per le analisi – 16 pezzetti di stelo di pianta essiccata ed una lama bruciacchiata e usata di recente per tagliare e consumare la sostanza, disse: «Io non la spaccio, la consumo».

Se le cose stanno così, sentenzia Veneziano, quella pianta poteva e può essere coltivata sul balcone di casa perché occorre «discriminare tra la condotta dell’assuntore (indifferente sotto il profilo della rilevanza penale) e quella deplorevole dello spacciatore». Grande è la soddisfazione del difensore di M.G., l’avvocato Vincenzo Di Nanna che, come esponente dei radicali teramani, mostra questa sentenza come se fosse una medaglia al valor civile conquistata sul campo. Meno soddisfatti il pm ed i carabinieri che, in aula, non hanno portato prove né indizi su un’attività di spaccio.

Il giudice conclude con una riflessione sulle quantità di droga coltivata da M.G. che «non sembra destinata a suscitare particolari allarmismi». L’avvertimento è chiaro: una sola piantina non è reato. Due cominciano ad esserlo.

Fonte: Il Centro