RITA BERNARDINI SUL GOVERNO MONTI: “NOI DELLA DELEGAZIONE RADICALE DAREMO FIDUCIA A LEI E AL SUO GOVERNO”

18 novembre 2011

Signor Presidente, Onorevoli colleghi,

Signor Presidente del Consiglio,

quando tre giorni fa ha ricevuto la delegazione radicale guidata da Emma Bonino, Lei ci è apparso sorpreso e attento quando le abbiamo riferito i numeri essenziali della bancarotta della giustizia italiana:

5.200.000 procedimenti penali pendenti dei quali circa 180.000 cadono in prescrizione ogni anno;

5.400.000 procedimenti civili in arretrato;

67.510 detenuti ristretti in 45.572 posti; con una percentuale del 147% di sovraffollamento (dietro di noi, nell’Europa a 27, solo Bulgaria e Cipro), mentre la media europea è del 109, 7%

28.457 detenuti sono in carcerazione preventiva, pari al 42%, cioè il doppio della media europea. La metà di loro, secondo quanto accaduto negli anni precedenti, sarà riconosciuta innocente, il che vuol dire che, in questo momento, nelle patrie e immonde galere, ci sono 14.200 cittadini innocenti.

Dal 2000 ad oggi nelle carceri italiane si sono suicidati 684 detenuti; quest’anno – e l’anno non è ancora terminato – siamo già a 58 suicidi. Ma il dato altrettanto sorprendente è che negli ultimi 10 anni si sono suicidati anche 85 agenti di polizia penitenziaria. E’ una comunità, quella penitenziaria, formata da detenuti, direttori, agenti, psicologi, personale amministrativo e sanitario, educatori, dal volontariato cattolico e laico, dalle Associazioni che da anni si occupano di carcere, dai familiari dei ristretti. Una comunità che è sottoposta ad una violenza e ad una sofferenza esclusivamente imputabile al mancato rispetto della Costituzione, delle leggi italiane e di tutta la normativa europea e transnazionale riguardante il rispetto di diritti umani fondamentali.

Noi sappiamo che il deficit democratico di giustizia e carceri interessa, via via sempre di più tutti gli stati europei così come, del resto, la crisi economico-finanziaria. Ma se esistesse una “Borsa” della Giustizia, a che punto sarebbe lo spread tra l’Italia e gli altri Paesi Europei?

E’ almeno dal 1980 che il Consiglio d’Europa denuncia il fatto che “i ritardi della giustizia in Italia sono causa di numerose violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo” e che tali ritardi “costituiscono un pericolo effettivo per il rispetto dello stato di diritto in Italia”.

Nel 2005, nel suo rapporto sulla giustizia in Italia, il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Alvaro Gil-Robles, stimava che “circa il 30 per cento della popolazione italiana era in attesa di una decisione giudiziaria”.

Tutti si preoccupano dell’enorme debito pubblico del nostro Paese, quasi nessuno (il quasi, come al solito, coincide coi Radicali) si preoccupa del colossale “debito giudiziario” accumulato dallo Stato italiano nei confronti dei suoi cittadini.

Se ogni neonato italiano, appena venuto alla luce, si trova addosso il peso di un debito stimato in circa 32.000 euro, almeno un terzo della popolazione italiana, attende da anni una soluzione giudiziaria di casi più o meno gravi e controversie di ogni tipo. Un terzo della popolazione italiana che attende giustizia è la cifra non solo di una grave emergenza istituzionale, ma anche di una vera e propria questione sociale.

Abbiamo apprezzato le prime dichiarazioni del neo-ministro della Giustizia Prof.ssa Paola Severino: “La mia priorità sarà il carcere”, ha dichiarato, e il quotidiano La Stampa ha aggiunto che il nuovo guardasigilli, oltre allo sfacelo delle carceri, ha presente anche la montagna di cause arretrate che soffocano la giustizia.

Centododici giorni fa il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si rivolse alla classe politica, alle istituzioni, chiedendo “uno scatto” per porre fine ad una situazione, quella della giustizia e delle carceri, “che ci umilia in Europa”; parlò di “orrore”, di “abisso”, di una “questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile”.

Da ciò che riportano i giornali sembra che il Ministro Paola Severino abbia affermato “diamoci tutti una mano”. La nostra mano tesa c’è, assieme alle tante mani della comunità penitenziaria che ha imparato ad usare la nonviolenza per portare avanti la sua sacrosanta battaglia di legalità e giustizia. Anche il Presidente della Repubblica ha bisogno di questa mano.

Noi radicali ci siamo fatti carico (e non da oggi) anche di fare una proposta, quella dell’Amnistia per la Repubblica e abbiamo offerto anche la candidatura di chi da una vita si batte con la nonviolenza per quest’obiettivo, Marco Pannella. Vorremmo che la si discutesse senza pregiudizi perché anche il Presidente Giorgio Napolitano, sempre il 28 luglio scorso, invitò il legislatore a non escludere “pregiudizialmente nessuna ipotesi che possa rendersi necessaria”.

Noi della delegazione radicale, daremo la fiducia a Lei e al Suo Governo.

Le proposte che il Suo Governo ha fatto sul piano economico sono le nostre e nel corso di questi tre ultimi decenni, le abbiamo promosse anche per via referendaria: se il popolo italiano non fosse stato defraudato del diritto di usare la scheda dei referendum non ci troveremmo oggi a dover fare scelte così dolorose.

Rudi Dornbusch nel maggio del 2000, parlando dei referendum promossi dai radicali, scrisse “tre hurrà per i referendum di Emma Bonino”

“Nello spazio di pochi anni – scriveva Dornbusch – l’Italia non potrà far finta di niente rispetto al cammino tracciato dai referendum. Il suo rendimento economico, negli ultimi due decenni, è stato spaventoso; il sistema ha cigolato, quasi fino a arrestarsi. Il mercato azionario va avanti e intravede altre prospettive di scambi. Come è sempre successo, in Italia e in altre parti d’Europa, i politici e gli amministratori non captano i messaggi che manda. Nel frattempo, un segnale: anche se i referendum saranno battuti dall’offensiva congiunta di burocrati, politici e capipopolo la rivoluzione modernizzatrice è viva.”

Parole profetiche rispetto a ciò che poi è accaduto, troppo ottimista, invece, rispetto agli auspici finali. Non aveva fatto i conti, il Docente di economia al Mit ed ex consigliere della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, con il sistema antidemocratico italiano.

Signor Presidente del consiglio, crediamo di conoscere la realtà italiana. Marco Pannella afferma che “dove c’è strage di legalità, c’è strage di popoli”. E’ frase pesante, ma ci rifletta. Anche lei dovrà fare i conti con una realtà che deve necessariamente essere riformata se non si vuole costruire sulla sabbia il futuro dell’Italia e dell’Europa.