RESPONSABILITÀ CIVILE MAGISTRATI, SODDISFATTI? N’ANTICCHIA. DA TORTORA A GULOTTA CAMBIA POCO

RESPONSABILITÀ CIVILE MAGISTRATI, SODDISFATTI? N’ANTICCHIA. DA TORTORA A GULOTTA CAMBIA POCO 25 febbraio 2015

Riporto di seguito un’intervista rilasciata a Intelligonews in merito alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

“Soddisfatti? N’anticchia. E’ una legge fatta per rassicurare i magistrati, non per responsabilizzarli veramente a non commettere errori sulla pelle delle persone, da Enzo Tortora a Giuseppe Gulotta”.

I Radicali per primi hanno portato avanti battaglie e referendum sulla responsabilità civile dei magistrati. Oggi che c’è la legge, qual è la sua opinione?

«Intanto noto un grande assente, anche dal dibattito politico e dai resoconti dei giornali: il grande assente è Enzo Tortora. Quella battaglia e la raccolta di firme portò al referendum del 1987 e fu fatta sul caso che noi Radicali abbiamo seguito contro tutto e contro tutti: Tortora ingiustamente schiaffato in galera, associato ai clan camorristici e definito ‘cinico mercante di morte’. La sua assoluzione fece da traino per il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati ed Enzo Tortora è stato presidente dei Radicali portando avanti una battaglia politica dopo aver provato sulla sua pelle come l’errore giudiziario poteva distruggere la vita delle persone. Oggi i giornali ricordano, al massimo, il referendum che abbiamo promosso nell’87 ma non la campagna politica messa in piedi precedentemente».

Dall’87 col caso Tortora alla legge di Renzi cosa è cambiato?

«Abbiamo visto che c’è una grande operazione per rassicurare i magistrati. Ho letto una cosa che ha dell’incredibile e cioè che per tranquillizzare le toghe hanno dovuto fare una relazione di accompagnamento alla legge nella quale si precisa che per ‘negligenza inescusabile’ si intende un travisamento macroscopico ed evidente dei fatti, col ministro di Grazia e Giustizia che dice di essere pronto a cambiarla se ci saranno abusi. Tutto ciò dimostra il livello di consapevolezza anche nello scrivere un testo di legge rispetto a un problema col quale si confrontano tutti i cittadini».

Faccia un esempio.

«L’esempio è l’articolo 37-ter dell’ordinamento penitenziario, quello relativo al risarcimento per chi ha subìto trattamenti inumani e degradanti nelle carceri: in buona sostanza, non viene concesso quasi mai perché il provvedimento è scritto in un modo tale da essere interpretato dal magistrato – da Nord a Sud – come vuole. La cosa certa, è che solo l’1 per cento dei detenuti che hanno subito trattamenti simili alle torture possono arrivare a un risarcimento. E questo per il modo di legiferare che esiste in questo Paese».

Ma ci sarà pure qualcosa che la convince in questa legge.

«E’ stato eliminato il filtro di ammissibilità. Ricordo che a causa di questo filtro si è arrivati alla definizione in quasi trent’anni, solamente di sette casi di magistrati che hanno pagato per la loro responsabilità civile. Noi abbiamo il caso di Giuseppe Gulotta, la vicenda di Alcamo, condannato all’ergastolo nel ’90 poi assolto con formula piena nel 2012 con sentenza di revisione, dopo 22 anni passati in carcere. Ai giudici in un primo tempo disse di avere confessato perché sottoposto a trattamenti inumani simili alla tortura. Poi la revisione del processo con la confessione di chi aveva veramente commesso il fatto e l’assoluzione di Gulotta ma nel frattempo si è fatto venti anni di carcere. Non c’è stato un magistrato che abbia pagato per questo e adesso c’è l’Avvocatura dello Stato che si opporrebbe alla richiesta di risarcimento presentata da Gulotta perché lo Stato afferma che i magistrati che emisero la sentenza sarebbero stati tratti in inganno e non avrebbero avuto motivo di ritenere che Gulotta avesse subìto trattamenti simili alla tortura affinchè confessasse. Ma ci rendiamo conto? Non è un caso che siamo l’unica forza politica ad aver fatto proprio il messaggio dell’allora presidente della Repubblica Napolitano».

L’Anm sostiene che la legge colpisce i magistrati. Lei cosa risponde?

«Ho letto che l’Anm dice che con questo provvedimento aumenteranno i processi e i contenziosi. Si accorgono adesso che la giustizia è lenta e lo è da almeno trent’anni? E che per questo l’Unione europea ci ha condannato? A loro rispondo che hanno la coda di paglia. Per non parlare della questione che viene gestita all’interno del Csm per la quale se un magistrato sbaglia non solo non paga ma viene semplicemente trasferito in un altro luogo».

Quindi siete soddisfatti a metà?

«Diciamo n’anticchia, perché il primo nodo da affrontare è quello della “illegalità” della nostra giustizia. Napolitano aveva detto che era un obbligo intervenire subito ma così non è stato. Non siamo soddisfatti anche perché nel nostro referendum oltre alla responsabilità civile dei magistrati c’era anche la questione della separazione delle carriere, gli incarichi extragiudiziali, i distacchi dei magistrati nell’amministrazione pubblica, il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, cioè una serie organica di puti che davano il quadro di una riforma complessiva della giustizia. Le pare che nella legge approvata dalla Camera ci sia tutto questo o che qualcuno stia parlando di separazione delle carriere o di riforma del Csm?».

Quindi per una volta sarà d’accordo con Salvini che dice che si tratta di un provvedimento che non cambierà nulla?

«No, perché Salvini ha una visione della giustizia, della sicurezza, che non può essere paragonabile alla nostra. Noi siamo per un diritto che recuperi le persone, lui invece ha un approccio punitivo, vendicativo, non ha alcuna umanità verso le persone che sbagliano. Mi divide tutto da lui; forse posso essere d’accordo sul fatto che in Italia ‘fatta la legge trovato l’inganno’ ma questo vale per ogni campo fino a quando non ripristiniamo uno Stato di diritto e facciamo tornare l’Italia ad essere un Paese democratico».