Il DDL sulla messa alla prova riguarda lo 0,3% dei detenuti. Chi rieduca lo Stato criminale?

Il DDL sulla messa alla prova riguarda lo 0,3% dei detenuti. Chi rieduca lo Stato criminale? 15 dicembre 2012

Ultimo il Presidente della Camera Gianfranco Fini, in molti si stanno stracciando le vesti per la mancata approvazione da parte del Senato del DDL sulla messa alla prova, licenziato nei giorni scorsi dalla Camera. In precedenza avevamo dovuto ascoltare il “dolore” del Ministro della Giustizia Severino e l’amarezza della capogruppo del PD in Senato Finocchiaro. Oggi è entrato in scena Fini, il quale nel corso della visita effettuata a Rebibbia parlando con i detenuti sembra che abbia detto “vi prenderei in giro se vi dicessi che ci sono molte possibilità o pochissime. Quel che posso dirvi è che le speranze ci sono ancora e che l’impegno di Schifani c’è”. Speranze di che?

Qualcuno che sa far di conto al Ministero della Giustizia, può spiegare a Fini, Severino e Finocchiaro che quel DDL riguarda non più di 250 detenuti ristretti nelle nostre carceri, cioè lo 0,3% degli oltre 66.000 sequestrati in condizioni di illegalità nelle patrie galere? La relatrice Ferranti, alla Camera, aveva parlato di 1.200 detenuti e già la cosa faceva ridere (per non dire piangere) vista l’esiguità delle persone interessate; non aveva fatto i dovuti “incroci” con i detenuti che, oltre ai reati con pena edittale massima di quattro anni per i quali si può accedere alla “messa alla prova”, in prigione ci stavano e ci stanno anche per altri reati, per esempio per quelli targati Fini-Giovanardi, in violazione della legge sugli stupefacenti.

Il Presidente Fini oggi ha concluso il suo incontro con i detenuti di Rebibbia spiegando loro di essere contrario all’amnistia, cioè all’unica misura “strutturale” in grado di far uscire immediatamente lo Stato italiano dalla patente violazione di diritti umani fondamentali sia per le condizioni di detenzione sia per l’irragionevole durata dei processi come sentenziano da almeno trent’anni sia la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Da questo punto di vista, Fini sembra parlare all’unisono con il Presidente della Repubblica. Per loro, evidentemente, che lo Stato italiano si comporti come un delinquente professionale nei confronti del suo popolo non è un problema.