PRIVATIZZARE LA RAI!

PRIVATIZZARE LA RAI! 26 settembre 2014

Non è la prima volta che ci siamo trovati davanti alla Rai. Ci siamo riuniti assieme ad altre forze politiche di area liberale per chiedere la privatizzazione della Rai.

Il popolo già si è espresso su questo tema in uno dei tanti referendum radicali traditi dal regime, che non ha dato seguito a quanto i cittadini avevano deciso. Questo è un luogo abituale non perché ci intervistano o perché partecipiamo alle trasmissioni, ma perché veniamo qui coi nostri cartelli e qualche volta occupiamo il palazzo del potere della disinformazione e lo facciamo da decenni.

Spulciando nell’archivio radicale, ho trovato due marce contro la Rai. La prima del 1974, prima che entrassimo in Parlamento nel ’76. Ci fu questa grande marcia contro la Rai alla quale parteciparono anche molti intellettuali dell’epoca intitolata “Contro la Rai per licenziare Bernabei” perché la Rai è sempre stata un covo dei partiti che così come si spartiscono da decenni le risorse del paese, si spartivano e si spartiscono anche l’informazione per dividersi il bottino. All’epoca ancora non c’erano tv private e i radicali stavano conducendo la battaglia sul divorzio, sull’aborto e sulle libertà civili. Avevamo focalizzato già allora il problema dell’informazione come evocato il 15 ottobre del 1974 sull’Espresso in un articolo di Maria Adele Teodori, dove troviamo espressioni come “Legalità nell’informazione” tutt’ora in uso, così come le pratiche della nonviolenza, gli scioperi della fame e l’attivazione delle giurisdizioni. Come fecero Gianfranco Spadaccia e Angiolo Bandinelli, allora presidente del Partito Radicale, che presentarono denunce contro la Rai. Pannella diceva già all’epoca che la Rai “ha compiuto reati comuni e danni civili” (per cui si chiedeva un risarcimento) per i quali denunciamo i dirigenti come comuni delinquenti.

Dopo l’avvento delle tv private la Rai ha continuato a essere il covo partitocratico e, in mezzo alle due marce, ci sono le firme per l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti e la disobbedienza civile alla quale aderirono molti cittadini che non pagarono il canone. Il sistema ha superato questo ostacolo, legando il canone al possesso dell’apparecchio televisivo. Arriviamo a un’altra marcia, nel 1992, il cui titolo fu “contro le mafie radiotelevisive”. Possiamo dire che la storia radicale è contrassegnata da questa lotta e proprio in questi giorni depositeremo alla Cedu un ricorso perché la Rai è stata condannata 40 volte dall’AgCom per censura e ostracismo nei confronti dei Radicali, come documentato anche dai dati del centro d’ascolto radicale di Gianni Betto nel corso degli anni. Tenteremo di dimostrare quanto questo palazzo sia fuorilegge e le nostre lotte vanno avanti.

Voglio ricordare che noi abbiamo avuto solo alcuni momenti in cui siamo riusciti a raggiungere l’informazione del popoli italiano e si sono visti i risultati. Nel ’76 durante la campagna per il divorzio con i lunghi scioperi della fame di Pannella, conquistammo sempre nel ’76 spazi tv per noi e per altre forze che erano escluse. Poi nel 92/93 non sapevano chi intervistare perché con Tangentopoli stava crollando il sistema e chiamavano noi, e in quel momento raccogliemmo 40 mila iscritti. L’unico boom ce lo siamo pagati, perché nel 1999 mettemmo in vendita gioielli di famiglia come Radio Radicale 2 e Agorà Telematica, comprando gli spazi sulle tv private. Poi si sono accorti di questa cosa che vendendo tutto eravamo riusciti a ottenere l 8,5% alle europee e si sono inventati la par condicio che significa escludere tutti quelli che non fanno parte del giro partitocratico dal sistema dell’informazione. La lotta continua e il regime non lo si sconfigge con una battaglia ma con una guerra nonviolenta molto lunga, per cui andiamo avanti.