PERCHE’ NESSUNO DEI RESPONSABILI POSSA DIRE “NON SAPEVO”

PERCHE’ NESSUNO DEI RESPONSABILI POSSA DIRE “NON SAPEVO” 11 luglio 2013

Riporto la lettera appena inviata alla cortese attenzione del Vice-sindaco di Reggio Emilia, il Dott. Ugo Ferrari

Al Capo del Dap Giovanni Tamburino

E p.c. al Dott. Francesco Cascini

(per quanto di competenza di ciascuno)

OGGETTO: CONDIZIONI DI SALUTE DI C.M. E CONDIZIONI DI GRAVE INDIGENZA DELLA SUA FAMIGLIA

Egregio Signor Sindaco,

in questi ultimi due giorni ho ricevuto varie telefonate e un fax da parte della madre di C.M. e mi sento in dovere di riportare quanto riferitomi dalla signora affinché Lei sia posto nelle condizioni di prendere le decisioni del caso.

Scrive la Signora V.G.:

“Gentilissima Signora Bernardini, prima di tutto voglio ringraziarla per avermi risposto, l’unica ad avermi dato la sua attenzione. Sono una donna di 66 anni, da qualche anno ho perso un figlio di 44 anni con una grave malattia rara all’intestino, ho altri 3 figli di cui uno è quello che le ho accennato nell’email, vengo al dunque: mio figlio si chiama ( ), da 34 anni è tossicodipendente e di conseguenza è anche sieropositivo, il primo di gennaio si è recato a Napoli ed avendo in corso una condanna definitiva di 4 mesi, il giorno dopo e cioè il 2 di gennaio è stato fermato per un controllo e tratto in arresto; faccio presente che io con i miei figli abitiamo a Reggio Emilia da ben 43 anni. Tornando all’arresto di mio figlio è stato portato a Poggioreale dove ha scontato tutti e 4 i mesi senza l’aiuto o appoggio di qualcuno, io avendo problemi di salute e soffrendo di una depressione maggiore abbastanza notevole, non mi sono potuta neanche allontanare per andarlo a trovare. Mio figlio da anni è seguito sia dal SERT che dagli infettivologi assumendo dei retrovirali per stabilizzare la sieropositività; in carcere non gli è stata somministrata nessun tipo di cura, per 4 mesi non ha assunto retrovirali, neanche una pastiglia per il mal di testa, rischiando il conclamarsi della sieropositività in AIDS. Da vari giorni non stava bene e alla sua uscita dal carcere che è avvenuta alla fine di aprile, si è recato di sua volontà all’ospedale Cutugno per avere le dovute cure con esami specifici ma all’ospedale non c’erano posti letto disponibili per ricoverarlo cosicché gli hanno fatto i prelievi per gli esami ma siccome non aveva dove soggiornare nell’attesa degli esiti ha preso il treno ed è tornato a casa dove l’ho subito portato agli infettivi per fargli dare le dovute cure, fatto gli esami anche qui a Reggio Emilia e alcuni giorni di ricovero. Gli è stato riscontrato uno stafilococco, cosa molto pericolosa in individui con quelle problematiche ed in più ha contratto anche la scabbia; oggi siamo al 9 luglio e ancora non si sono risolti i problemi, è in uno stato pietoso e molto serio, ha di frequente febbre alta, pustole e piaghe in tutto il corpo, è uno scheletro coperto di pelle, basta che le dica che è un ragazzo di 1,84 cm per 65 kg. I medici dicono che lo stafilococco è conseguenza delle non avvenute cure e la scabbia della scarsissima igiene visto che erano in 9 in cella. Ho dovuto allontanarlo da casa perché ho una nipotina di 5 anni che frequenta casa e lui è ospite presso un amico. Tengo a precisare che mio figlio è disoccupato e percepisce una misera pensione di 270 euro al mese e io ho la pensione minima, cioè 480 euro al mese con la quale devo far sì che mio figlio abbia almeno da mangiare, visto che chi lo ospita non ne ha neanche per lui e io se faccio la spesa per mio figlio non possa farla per me e quindi mi arrangio come posso, non abbiamo nessuno aiuto da nessuno né io né lui, servizi sociali niente. Ad ogni modo quello che chiedo è che si faccia giustizia per il grave stato di salute di mio figlio e per tanti altri nelle sue stesse condizioni di cui mi faccio portavoce. Ho fatto anche delle foto che ritraggono mio figlio in ospedale con tutto quello che ha addosso. Io ancora non mi sono ripresa dalla scomparsa dell’altro figlio e credo che mai lo farò, il mio stato depressivo si è aggravato e non voglio perdere un altro figlio, ma penso che sia inevitabile visto lo stato in cui versa. La prego signora Rita, penso che sia madre anche lei, giustizia e dignità per questi poveri ragazzi. Nell’attesa di un suo riscontro la saluto cordialmente e se volessi farmi l’onore di poterci sentire per telefono le sarei grata. Grazie.”

Parlando al telefono con la signora, ho saputo che dalla cartella clinica risulta che il figlio è in HIV stadio B2 e che oltre alla salute notevolmente compromessa il ragazzo “non ragiona più” tanto che, nonostante le raccomandazioni della madre, la mattina non ce la fa ad alzarsi per andare al SERT per incontrarsi con la psichiatra e per le altre cure.

Chiedo il suo intervento, Signor Sindaco, sia per prevedere una qualche forma di sussidio per la signora, sia per la salute del ragazzo, considerate le sue condizioni attuali e anche il pericolo di diffusione delle malattie infettive di cui è affetto.

Al responsabile del Dap, Dott. Giovanni Tamburino, chiedo di verificare le condizioni di propagazione di malattie infettive nel carcere di Poggioreale, stante le conclamate illegali condizioni di detenzione.

Grazie dell’attenzione.

Con i migliori saluti