PANNELLA SENATORE A VITA? SONO 36 GIORNI CHE ORLANDO E RENZI NON CI ASCOLTANO

PANNELLA SENATORE A VITA? SONO 36 GIORNI CHE ORLANDO E RENZI NON CI ASCOLTANO 6 agosto 2014

Riporto di seguito l’intervista che ho rilaciato a Intelligonews

Il ministro Orlando ha messo on line le linee guida della riforma ma l’Anm è già sugli scudi, mentre i penalisti chiedono a Renzi di non fare dietrofront. Che idea si è fatta?

«Noi sono 27 anni che facciamo questa battaglia. Ventisette anni fa abbiamo promosso un referendum vinto dal popolo italiano con una percentuale superiore all’80 per cento. La legge che fu poi fatta ne tradì il significato perché fondamentalmente in 27 anni non è mai stata riconosciuta la responsabilità civile dei magistrati, salvo che in soli quattro casi».

Parafrasando Renzi, ora è la volta buona?

«Intanto rilevo che si tratta di linee-guida che sono state immediatamente attaccate dall’Anm che ha sparato a pallettoni e d’altra parte c’era da aspettarselo perché se all’epoca Vassalli fu costretto a fare quella legge e se la legge è stata immodificabile in questi 27 anni è proprio perché il partito della magistratura organizzata si è messo di traverso. Ci tengo a sottolineare un dato…».

Quale?

«L’estate scorsa noi abbiamo promosso i referendum su giustizia e diritti civili e se non ci fosse stato praticamente il disimpegno di Berlusconi e di Fi nonostante la solenne sottoscrizione a Largo Argentina, se non ci fosse stata l’ostilità di Renzi che incrociando Pannella gli disse che non avrebbe sostenuto i referendum perché quelle riforme le avrebbe fatte lui, e se non ci fossero stati gli autori del patto del Nazareno – Renzi e Berlusconi – noi avremmo già votato per i referendum sulla giustizia e a questo punto non serviva un intervento della politica perché i cittadini avrebbero già deciso loro».

Ma le indicazioni che stanno sul sito di via Arenula la convincono o no?

«Intanto ci troviamo di fronte a linee-guida, poi bisognerà vedere quale sarà il testo tradotto effettivamente in articolato. I magistrati che sono una casta intoccabile nel nostro paese faranno quello che hanno sempre fatto, anche perché con i fuori-ruolo ci sono magistrati dislocati in tutti i ministeri e in particolare ai vertici apicali, compreso l’Ufficio legislativo del dicastero di Grazia e Giustizia; dunque non passa legge sulla quale loro non mettano becco. Il giudizio è positivo sulle linee-guida, prudente sulla traduzione concreta in articolato di legge. Non dimentichiamo che in parlamento esiste il partito dei magistrati».

Come valuta la riforma del Senato che oltretutto alza di molto la soglia delle firme necessarie per i referendum e le leggi di iniziativa popolare?

«In sostanza si abolisce il Senato e si mette su una Camera Alta che non è eletta direttamente dai cittadini ma da sindaci e consiglieri regionali perché per loro evidentemente è bene che gli elettori non si esprimano. La riforma intona il de profundis ai referendum e alle leggi di iniziativa popolare, anche perché non dà alcuna possibilità ai cittadini che non siano associati in cosche partitocratiche di avere certezza sull’autentica delle firme e le figure preposte a farlo. Siamo nell’era dell’on line ma per i referendum non vale. E non si può vedere una riforma del genere senza vedere quello che sta accadendo alla Camera con l’Italicum e del resto il patto del Nazareno prevede il pacchetto…».

Cosa c’è secondo lei dentro al pacchetto?

«Senato e Italicum».

Berlusconi-e-RenziC’è anche qualcosa di non noto o non detto?

«Non lo so e non mi interessa. Chi sa qualcosa specie tra i giornalisti parli perché quando vengono dette mezze frasi non è un buon segno. Quanto accade alla Camera è gravissimo perché si rifiuta di scegliere la strada che i cittadini hanno già indicato sempre con il referendum e cioè i collegi uninominali, sistema anglosassone: l’unico che consentiva all’elettore trattandosi di piccoli collegi di conoscere e controllare l’operato dei candidati. Abbiamo già perso gli elementi fondamentali della vita democratica di un paese».

Faccia un esempio.

«Oggi ci sono articoli che parlano del debito pubblico e viene fuori il calcolo per cui l’Italia dal ‘93 a oggi ha pagato 1650 miliardi di interessi sul debito pubblico. Lei ha mai sentito in tv un dibattito approfondito su questo tema? C’è quello strano personaggio di nome Marco Pannella che fin dalla fine degli anni ’80 faceva interventi-fiume sul debito pubblico ma senza riuscire a richiamare l’attenzione perché il sistema partitocratico ha scelto di incrementare il debito, con maggioranza e opposizione d’accordo per quella che il liberale Antonio Martino definiva la democrazia acquisitiva. Oggi vediamo quali sono i risultati, anche per un sistema della giustizia che non funziona. Le imprese straniere non investono e anche gli imprenditori italiani se ne vanno. Lo scempio che è stato fatto del sistema democratico ha portato al dissesto completo dell’assetto economico».

Feltri propone Marco Pannella senatore a vita.

«Mi piace moltissimo l’editoriale di Feltri. Con Marco stiamo conducendo da tempo una battaglia per la giustizia che significa non solo diritti civili ma anche economia. Panella ha sempre messo in campo anche il suo stato di salute, ha sempre messo al centro le idee e il suo corpo. Credo che questo sia molto bello perché lui non ha mai mostrato i muscoli durante la sua storia ma ha cercato di far ragionare con la forza della non violenza, una classe politica che poco aveva a cuore il problema dello Stato di diritto e della democrazia. Rilevo per contro la sufficienza di Renzi e del ministro Orlando nei nostri confronti e nei miei che sono al 36esimo giorno di sciopero della fame, cioè di persone che cercano di dialogare con lui. Spero che riflettano sul patrimonio radicale di cui sanno constantemente l’economia».

Dal caso di San Donà di Piave con l’imam che invoca l’uccisione degli ebrei al conflitto israelo-palestinese. Qual è la sua valutazione?

«I fatti di cronaca sono segnali ai quali bisognerebbe prestare attenzione, sempre senza colpire il diritto delle persone a esprimersi liberamente. Dovremmo riflettere su cosa c’è dietro. Su Israele noi abbiamo una chiave vincente che corrisponde anche al volere del popolo israeliano come un sondaggio di due-tre anni fa ha dimostrato: Israele e Palestina negli Stati Uniti d’Europa, magari federati, entrambi con regole democratiche».

A proposito di politica estera come valuta l’operato del ministro Mogherini che Renzi vorrebbe Mrs Pesc?

«Il ministro degli Esteri si farà… E’ sicuramente una persona capace ma finora non ha potuto acquisire quell’esperienza e quell’autorevolezza da acquisire sul campo. Lì è stata sacrificata Emma Bonino voluta tra l’altro da Napolitano che però ha dovuto arrendersi di fronte all’aut aut di Renzi che ora vuole Mogherini Prs Pesc. Ricordo poi il bombardamento sulla Bonino su due vicende che ha gestito egregiamente: quella della Shalabayeva dove la responsabilità politica era di Alfano e quella dei Marò nella quale Emma ha scelto la strada nella quale è abilissima: quella del diritto internazionale, della diplomazia, dei contatti. Non mi sembra che oggi la Mogherini o Renzi siano sotto lo stesso “bombardamento” ».