ORDINE DEL GIORNO: RESPONSABILITA’ CIVILE

14 dicembre 2011

A.C. 4829

ORDINE DEL GIORNO

La Camera,

in sede di conversione in legge del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici;

premesso che:

con la recente sentenza del 24 novembre 2011 (causa C-379/2010), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito, senza possibilità di fraintendimenti, che la legge n. 117/88 del 13 aprile 1988 sul risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e sulla responsabilità civile dei magistrati è incompatibile con il diritto UE, almeno nella parte in cui la legge pone limiti alle azioni di responsabilità nei confronti dello Stato per danni provocati ai singoli da organi giurisdizionali di ultimo grado che non applicano correttamente il diritto UE;

in precedenza, e precisamente il 13 giugno del 2006, la stessa Corte di giustizia delle Comunità europee aveva già ritenuto la normativa italiana (ed in specie la legge Vassalli del 1988, n. 117) incompatibile con il diritto comunitario nella parte in cui non consente di affermare la responsabilità dello Stato per danni arrecati ai singoli e derivanti da una cattiva interpretazione del diritto comunitario operata da un giudice di ultima istanza. Nel caso di specie, il dispositivo della Sentenza della Grande Sezione, in causa C-173/03, così recitava: «47. […] Il diritto comunitario osta ad una legislazione nazionale che escluda, in maniera generale, la responsabilità dello Stato membro per i danni arrecati ai singoli a seguito di una violazione del diritto comunitario imputabile a un organo giurisdizionale di ultimo grado per il motivo che la violazione controversa risulta da un’interpretazione delle norme giuridiche o da una valutazione dei fatti e delle prove operate da tale organo giurisdizionale. Il diritto comunitario osta altresì ad una legislazione nazionale che limiti la sussistenza di tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice, ove una tale limitazione conducesse ad escludere la sussistenza della responsabilità dello Stato membro interessato in altri casi in cui sia stata commessa una violazione manifesta del diritto vigente, quale precisata ai punti 53-56 della sentenza 30 settembre 2003, causa C-224/01, Köbler»;

la legge sulla responsabilità civile dei magistrati (legge Vassalli) veniva approvata a seguito della vittoria dei SI in occasione del cosiddetto «Referendum Tortora», finalizzato proprio ad introdurre nel nostro ordinamento ipotesi di responsabilità civile dei magistrati;

l’intervento normativo che a seguito del referendum – nell’intento di adeguare il nostro ordinamento al voto popolare – veniva posto in essere, si concretizzava nella predisposizione di una normativa giudicata dalla quasi totalità dei commentatori eccessivamente restrittiva e di conseguenza ineffettiva, oltre che pressoché inapplicabile;

ora, a seguito delle citate sentenze della Corte di Lussemburgo, la norma italiana viene ad essere censurata (potendo al limite essere addirittura disapplicata dallo stesso giudice interno) divenendo necessario un intervento normativo per adeguare il nostro ordinamento agli obblighi derivanti dal diritto comunitario;

secondo quanto stabilito dalla Corte già in anni passati, ogniqualvolta sia ravvisabile una responsabilità dei magistrati interni per cattiva interpretazione e conseguente cattiva applicazione del diritto comunitario, secondo i cogenti principi del diritto comunitario, viene a determinarsi una responsabilità civile (dello Stato e di chi ha agito per esso) nei confronti del cittadino danneggiato da tale cattiva applicazione del diritto;

allo stato appare dunque immediatamente necessario un intervento legislativo quantomeno nei limiti individuati dalle due importanti pronunce dei giudici comunitari – nella prima occasione si è addirittura pronunciata la “Grande sezione” della Corte di giustizia, ovvero la formazione giudicante più importante prevista nel sistema giurisdizionale comunitario;

una eventuale ulteriore inerzia determinerebbe una chiara responsabilità dello Stato italiano e del Governo per inadempimento e violazione del diritto comunitario sanzionabile anche attraverso il rimedio del ricorso per inadempimento ex articolo 226 TCE;

il mancato adeguamento della normativa in materia di responsabilità civile dei magistrati a quanto stabilito dalla Corte europea di Lussemburgo, espone il nostro Paese a multe milionarie con grave nocumento per la nostra finanza pubblica conseguente all’incremento degli esborsi subiti in conseguenza delle connesse infrazioni degli obblighi assunti in sede comunitaria;

risulta dunque necessario un intervento del Governo – cui incombe il dovere di garantire l’adeguamento del diritto interno al diritto CE (articolo 10 della legge 11/2005) – e del legislatore a garanzia della coerenza del nostro ordinamento e della certezza del diritto e soprattutto del rispetto degli obblighi comunitari (il cui rispetto è divenuto, col nuovo articolo 117 comma 1 della Costituzione, un obbligo anche costituzionalmente sancito);

in particolare, per dare attuazione effettiva alle affermazioni della Corte europea di Lussemburgo, il nuovo sistema normativo dovrà rendere possibile un’azione per responsabilità patrimoniale dello Stato anche nei casi di errori di interpretazione o dovuti alla valutazione di fatti e prove, senza alcun onere probatorio riguardo all’esistenza di dolo o colpa del magistrato che commette un errore, abrogando le restrizioni aggiuntive alla responsabilità extracontrattuale inserite nel nostro ordinamento;

va inoltre precisato come un eventuale intervento dovrebbe spingersi al di là di quanto strettamente ritenuto necessario dalla CGCE in quanto altrimenti si determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra situazioni comunque assimilabili a quelle prese in considerazione dai giudici comunitari; ciò in quanto applicandosi la pronuncia solo ad ipotesi connesse a casi di cattiva interpretazione ed applicazione del diritto comunitario rimarrebbero senza tutela i soggetti coinvolti in situazioni concernenti l’applicazione di altre norme interne in materia civile, penale ed amministrativa;

è probabilmente giunto il momento di una revisione dell’intero impianto della legge Vassalli, in tal modo recuperando, dopo più di 20 anni, anche grazie all’intervento dei giudici di Lussemburgo, lo spirito del voto referendario;

impegna il Governo

ad intraprendere ogni utile iniziativa normativa al fine di: a) ricondurre l’ordinamento interno in linea con gli obblighi comunitari; b) riportare a coerenza l’intero sistema per quanto concerne le ipotesi non direttamente coinvolte dalle due pronunce della Corte di giustizia della Comunità europea citate in premessa, nel contempo promovendo una riflessione più vasta circa la riforma della intera disciplina riguardante la materia della cosiddetta responsabilità civile dei magistrati