MILANO 90, BERNARDINI SCRIVE A FINI: “SUI LICENZIAMENTI INTERVENGANO I PARTITI CHE HANNO DETERMINATO UN QUINDICENNIO DI SPRECHI PUBBLICI E DI PROFITTI DI REGIME. DIGIUNO PER RICHIESTA DI INCONTRO”

6 dicembre 2011

La deputata Radicale Rita Bernardini ha scritto ieri una lettera al presidente della Camera Gianfranco Fini nella quale chiede un incontro per confrontarsi sulle diverse proposte di soluzione della questione dei 350 dipendenti della società Milano ’90, in procinto di essere licenziati dopo la rescissione del contratto di affitto di Palazzo Marini 1.

A sostegno della causa dei dipendenti di Milano ’90 Rita Bernardini ha intrapreso dalla mezzanotte del 1° dicembre uno sciopero della fame. La stessa arma nonviolenta alla quale i Radicali hanno affidato, sin dall’inizio della legislatura, le proprie battaglie per la trasparenza dei conti della Camera; e tra queste quella per l’accesso alle liste dei consulenti e dei fornitori, vinta – come ricorda Bernardini nella sua lettera – anche grazie alla presa di posizione forte del Presidente Fini. Una vittoria che ha consentito, tra l’altro, di venire a conoscenza dell’enorme esborso di denaro pubblico che la Camera ha messo in atto a partire dal 1997 quando sotto la presidenza dell’on. Violante venne presa la decisione di dare un ufficio (una stanza) a ognuno dei 630 deputati; del fatto che Milano ’90 si fosse aggiudicata da sola il 35,5% dell’intera cifra destinata a consulenti e fornitori per il 2010 e soprattutto delle singolari e vistose anomalie presentate dai numerosi contratti stipulati dalla Camera con la società di Scarpellini e dalla loro gestione, tra cui quella di non aver previsto la facoltà di rescissione dei contratti per gli altri Palazzi: Marini 2, 3 e 4.

“Per fare la necessaria chiarezza – scrive la deputata radicale al presidente Fini – e per comprendere come corrispondere all’angoscia dei dipendenti della Milano ’90 che stanno per essere licenziati, Le chiedo di poterla incontrare urgentemente senza nasconderLe fin d’ora il mio punto di vista: essendo questa vicenda frutto della più dissennata politica partitocratica, non può essere l’istituzione Camera dei Deputati a farsene carico facendola pagare a tutti i cittadini. La mia proposta è che a farsi carico delle assunzioni siano i partiti autori dei folli appalti vigenti dal 1997 ad oggi ai danni delle casse dello Stato. Comunque, se accetterà la mia richiesta di incontro, potremo dialogare confrontando le diverse proposte di soluzione. Un fatto mi appare chiaro: la Camera dei deputati non può lavarsene le mani”.

La deputata Radicale al 5° giorno di sciopero della fame a sostegno dei dipendenti di Milano 90 che stanno per essere licenziati.