CAMERA: 596 “SI” SU 591 APPROVANO PARTI DELLA RISOLUZIONE SULLA GIUSTIZIA

20 gennaio 2011

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale eletta nelle liste del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

Il pessimo clima politico che ha caratterizzato il passaggio in Parlamento della Relazione sulla Giustizia del Guardasigilli Alfano, ha messo di fronte ancora una volta alla necessità che la riforma della giustizia venga affrontata seriamente ed una volta per tutte alle radici della sua crisi, in caso contrario ogni intervento particolare è destinato a rimanere vano.

Come radicali pertanto ci felicitiamo del fatto che ieri la nostra risoluzione presentata alla Camera dei Deputati abbia ottenuto il maggior numero di voti (596 sì su 591 presenti) proprio laddove si chiedeva al Governo di impegnarsi nel portare avanti una riforma finalmente radicale, strutturale ed organica del nostro sistema giudiziario, la quale preveda, tra le altre cose, l’abolizione della obbligatorietà dell’azione penale, la introduzione di una effettiva separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti; la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura; la modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, la revisione delle modalità di collocamento fuori ruolo dei magistrati e di attribuzione degli incarichi extragiudiziari, la revisione della disciplina della custodia cautelare preventiva, il rafforzamento della tutela dei diritti dei detenuti nonché la modifica dei meccanismi di esecuzione della pena e, più in generale, dei trattamenti sanzionatori e rieducativi.

Su questi aspetti, tutti molto importanti, della nostra risoluzione presentata ieri in Aula, abbiamo registrato con sorpresa la convergenza e l’appoggio di pressoché tutti i gruppi politici, dal PDL al PD, passando per la Lega, l’UDC e FLI, il che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) far ben sperare per il futuro. Ora chiediamo che il Parlamento sia conseguente a quanto contenuto in quelle parti approvate della nostra risoluzione e, dopo essersi misurato con la necessaria ampiezza del dibattito, decida in tempi certi.

L’appuntamento della grande riforma sulla giustizia non potrà più essere mancato, pena un irreversibile discredito della politica di fronte a un Paese che chiede le vere riforme.