LO SCANDALO DELL’EMENDAMENTO DI BRUNO? UN ERRORE DA MATITA BLU ESCLUDERE LA GIUSTIZIA DALLA RIFORMA COSTITUZIONALE

LO SCANDALO DELL’EMENDAMENTO DI BRUNO? UN ERRORE DA MATITA BLU ESCLUDERE LA GIUSTIZIA DALLA RIFORMA COSTITUZIONALE 28 giugno 2013

Il Prof. Giuseppe Di Federico lo ripete da anni: in Italia, in tema di “giustizia”, “chi tocca, i fili muore”. La corporazione dei magistrati non perdona e il centro sinistra agisce di complemento. Ieri, in commissione Affari Costituzionali, non appena il sen. Donato Bruno ha depositato l’emendamento per includere anche il capitolo giustizia tra gli interventi che il comitato per le riforme costituzionali deve elaborare, i maggiori quotidiani online, in testa Repubblica e Corriere, si sono scatenati titolando “blitz del Pdl” e riportando le dichiarazioni stizzite di esponenti del PD, SEL e del M5S: “strappo inaccettabile”, “faremo le barricate”.

Ora c’è qualcuno degli “stizziti” che possa ragionevolmente spiegare come sia possibile ri-concepire un nuovo assetto istituzionale riformando i poteri di Parlamento, Governo e Presidente della Repubblica senza toccare il capitolo della Magistratura? La democrazia non è, innanzitutto, bilanciamento dei poteri? Credono veramente che la nostra macilenta e pluricondannata giustizia non abbia bisogno di riforme e che la nostra malandata economia non trarrebbe vantaggio da una giustizia più affidabile? O forse ritengono addirittura che abbiano ragione i magistrati che nei loro documenti ci raccontano frottole come quella che in Europa loro sarebbero i più produttivi, i più bravi e persino i meno pagati.

In Italia siamo arrivati al punto per cui anche il deposito di un assennatissimo emendamento viene visto attraverso la lente dell’antiberlusconismo. Siamo vicini a punto in cui non sarà più possibile “pensare” alla riforma della Giustizia senza incorrere nel rischio di essere tacciati come filo-berlusconiani. I riformatori “de noantri” non pensano alle riforme che sono necessarie al Paese; si pongono come unico problema se questa o quella riforma possa o meno piacere a Berlusconi.

Ben vengano, dunque, i 12 referendum radicali che restituiscono direttamente ai cittadini capacità decisionali che parlamenti e governi, di ieri e di oggi, hanno dimostrato e dimostrano di non avere.