LE SPESE DELLA CAMERA SFONDANO IL MILIARDO OLTRE 6MILA EURO A OGNI DEPUTATO-PENSIONATO

24 giugno 2011

La Camera costerà nel 2011 un miliardo e non riuscirà ad abbassare questo tetto siderale né nel 2012 né nel 2013. Anzi, tra due anni, alla fine naturale della legislatura (sempre che ci si arrivi) costerà 74 milioni in più passando dalla previsione del 2011 di 1.070.994.520,57 a 1.114.219.354 di euro. A quella data è destinato a pesare in bilancio soprattutto l’aumento dell’iperbolica cifra stanziata per i vitalizi dei parlamentari. Molti lasceranno il Transatlantico e non lo faranno a mani vuote. Lo stanziamento previdenziale passerà dagli attuali 138.200.000 a 143.200.000.Oggi i deputati che prendono la pensione sono 1329 e 484 i familiari che godono della reversibilità. In totale 1813 persone che in media portano a casa 6352 euro mensili a testa.

Tutti parlano di tagli ai costi della politica. I vitalizi sono nel mirino dei partiti. A parole. La controprova è a portata di mano.

Montecitorio discuterà e voterà il bilancio il 4 e 5 luglio. Il dibattito in aula era stato fissato per lunedì prossimo. Ieri la conferenza capigruppo ha preso ancora un po’ di tempo. Si aspetta Tremonti e il varo della sua manovra: il ministro ha promesso sforbiciate alle voci della politica. In quel caso il bilancio verrà rimodulato.
Dal ministro può arrivare un primo segnale. Dopo i proclami sarà difficile sottrarsi. Anche per le forze politiche. Stavolta non saranno solo Idv e Radicali a presentare virtuosi ordini del giorno per ridurre il budget e scendere finalmente sotto quota un miliardo. Ne stanno discutendo il Pd (con qualche mugugno interno perché parlare dei costi della politica è «demagogia»), la Lega (ma ieri è saltata la loro conferenza stampa sulle spese del Palazzo), persino il Pdl. «Per la prima volta dal dopo guerra restituiremo 20 milioni allo Stato. E lo faremo anche nel 2012 e nel 2013», annuncia il questore Gabriele Albonetti (Pd) che tiene la cassa insieme con Mazzocchi (Pdl) e Colucci (Pdl). Eppure le uscite della Camera continuano a essere incontenibili. Le spese per gli affitti, anche nel 2011, raggiungono la cifra record di 35milioni 625 mila. Con l’aggiunta degli oneri accessori fanno 54 milioni. Un taglio è previsto dal 2012 quando sarà rescisso il contratto che lega Montecitorio all’imprenditore Sergio Scarpellini, proprietario dell’immobile dove stanno gli uffici dei deputati. Mala Camera lascerà solo una parte di Palazzo Marini, gravato da ben quattro contratti di affitto. La deputata radicale Rita Bernardini chiede di mettere in mora anche gli altri tre accordi. Anche perché la previsione per il 2013 è di un aumento delle spese per gli immobili (36 milioni 695 mila euro) e non una drastica riduzione. Dagli affitti d’oro agli affitti di platino.

I questori fanno notare che rispetto al 2010 il preventivo del 2011, varato dall’ufficio di presidenza il 30 marzo, cresce solo dell’1.09 per cento, al disotto dell’inflazione programmata. Ma secondo la Bernardini si può fare di più. Il presidio medico interno costa 1 milione e 615 mila euro l’anno. Le spese di segreteria degli onorevoli (che costeranno nel 201127.900.000) restano una voce con molti punti interrogativi. Hanno subito un taglio di 500 euro al mese passando da 4190 euro a 3690 ma su questa cifra non c’è nessun controllo. E su 630 deputati solo 260 risultano aver stipulato contratti regolari coni loro portaborse.

La parte del leone nei costi la fanno gli stipendi del personale (235 milioni) e le loro pensioni: 209 milioni (+ 6,4 per cento). Albonetti precisa: «I dipendenti sono calati di 300 unità». Ma sono i deputati a godere dell’indennità (tagliata di altri 500 euro) e dei servizi costosi ed efficienti di Montecitorio. Un esempio per tutti: i servizi di ristorazione e la spesa al mercato costano in tutto 6 milioni di euro. Con un rientro perla Camera che nelle partite di giro viene iscritto a bilancio per appena 440 mila euro.

Adesso tutto cambierà, a sentire gli annunci dei leader. Di una riduzione dei costi della politica hanno parlato Bersani, Enrico Letta, Bossi, Di Pietro, Casini. La Bernardini cercherà di farli venire allo scoperto. Preparando una sfilza di ordini del giorno. «Oggi la ritenuta per la pensione è automatica – spiega -. Chiederò invece l’obbligo di firma. Così il deputato che presentala mozione per cancellare il vitalizio ma sa già che sarà respinta potrà rinunciare autonomamente». In caso di fine anticipata della legislatura l’onorevole che non ha maturato la pensione può ritirare i suoi contributi. «Un precario invece non lo può fare. Deve lasciarli all’Inps. Presenterò una proposta per dare ai precari lo stesso potere dei deputati», dice la Bernardini. Sarà una lenzuolata quella che il Partito radicale presenterà all’inizio di luglio. Ma anche gli altri partiti, tra dieci giorni, hanno la possibilità, come direbbe il Senatur, di passare dalle parole ai fatti.

Articolo di Goffredo De Marchis pubblicato su la Repubblica, il 23/06/11