LA MIA INTERVISTA AD “ITALIA-24NEWS”, CARCERI E GIUSTIZIA, ANCORA EMERGENZA. NON SMETTIAMO DI LOTTARE

LA MIA INTERVISTA AD “ITALIA-24NEWS”, CARCERI E GIUSTIZIA, ANCORA EMERGENZA. NON SMETTIAMO DI LOTTARE 3 gennaio 2014

Ecco il testo della mia intervista rilasciata al sito Italia-24news, sull’emergenza giustizia.

Giustizia e carceri, due aspetti problematici della vita del nostro Paese: lunghezza atavica dei processi, burocrazia, facile ricorso alla carcerazione preventiva e dall’altra parte penitenziari stracolmi. La situazione non accenna a migliorare, per questo motivo i Radicali Italiani continuano con la loro battaglia sostenendo anche la diffusione del toccante docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana” di Ambrogio Crespi che presto sarà visionato in altre importanti realtà italiane. Abbiamo intervistato Rita Bernardini, segretario di Radicali Italiani, per capire cosa ci prospetta questo 2014 appena iniziato.

Marcia per l’Amnistia a Natale e visite nei penitenziari italiani. Anche quest’anno Lei si è resa protagonista di una serie di iniziative che hanno al centro carcere e detenuti. Qual è la situazione che ha trovato nelle ultime visite?

Abbiamo visitato con Marco Pannella e una delegazione di Radicali due carceri romane, Regina Coeli e Rebibbia. Due grandi istituti che soffrono il sovraffollamento, condizione che crea il mancato rispetto dei diritti umani fondamentali. I disagi maggiori si registrano a Regina Coeli perché è una struttura più vecchia. Nell’ultima visita abbiamo trovato lavori in corso e due sezioni chiuse, e quindi i detenuti hanno ancora minore spazio. Abbiamo trovato una totale inattività delle persone recluse. Solo il 10% ha la possibilità di lavorare sia in un carcere che nell’altro. Molti detenuti hanno problemi di carattere psichiatrico, malattie anche molto gravi. Io adesso sto scrivendo al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per far presente il caso di un giovane uomo in lista attesa per il trapianto di fegato. Lo stesso medico penitenziario parla di incompatibilità con il regime detentivo. Nonostante questo lui sta ancora in carcere. Si tratta di un caso emblematico ma sono molti coloro che si trovano in questa condizione di mancanza di cure. E poi abbiamo rilevato i problemi di sempre, già denunciati: dalla lontananza dalla famiglia alla mancanza di lavoro, di studio, di possibilità di riabilitazione. E poi resta il fatto che pochissimi detenuti conoscono la loro posizione e la possibilità di richiedere pene alternative. Molti hanno voluto spiegazioni sul decreto varato il 23 dicembre che prevede la liberazione anticipata. Possiamo definirlo, dunque, un mondo di totale illegalità.

Rita Bernardini

Nell’anno che è appena iniziato, secondo Lei, c’è la possibilità che qualcosa cambi, che l’emergenza finisca?

Noi non siamo soliti guardare la situazione e a dire ci sono o meno le condizioni. Insieme a Marco Pannella siamo abituati a crearle le condizioni. Fino a qualche anno fa nessuno poteva immaginare che dalla Corte Europea arrivasse la sentenza che condanna l’Italia. Abbiamo fatto in modo che arrivasse. Chi poteva immaginare qualche anno fa che il presidente della Repubblica facesse il discorso alle camere sulle carceri che ha fatto? Eppure lo ha fatto. E ancora chi poteva immaginare che la ministra della Giustizia Cancellieri si pronunciasse in modo così esplicito per amnistia e indulto. Noi proviamo a cambiare le cose mentre altri stanno a guardare.

Quanto all’amnistia, nonostante le aperture del presidente Napolitano e del ministro Cancellieri, quante possibilità ci sono di avere il provvedimento?

Occorrerà lottare. So che è calendarizzato al Senato della Repubblica e che sui progetti di legge in discussione riguardanti indulto e amnistia è intervenuta dichiarandosi favorevole in commissione Giustizia al Senato la ministra Cancellieri. Però ha avuto ben poco risalto questa sua audizione. Questa nostra lotta, gli scioperi di Pannella, marcia di Natale, hanno fatto in modo, insieme alle proteste di questi anni, che in questo momento nelle carceri italiani non ci fossero gli stessi detenuti del 2009. Alla fine di quell’anno, infatti, i reclusi aumentavano al ritmo di mille al mese. Se non fossimo intervenuti come abbiamo fatto non sarebbero stati approvati quei provvedimenti che, seppur da noi considerati insufficienti, hanno permesso una drastica riduzione.

 intervista a  Rita Bernardini

Passiamo al capitolo Giustizia. Dopo il successo delle visioni in Sicilia, presto anche Milano ci sarà un’iniziativa appoggiata da Marco Cappato e dal Comune che permetterà un’ulteriore proiezione del docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana” di Ambrogio Crespi. Inoltre a febbraio ci sarà un altro appuntamento alla Bocconi dove parteciperà anche lei. Quanto è importante permettere che questo film verità su una terribile storia di malagiustizia circoli in tutto il Paese? Può secondo Lei la sua visione aiutare a cambiare le cose, sensibilizzando l’opinione pubblica?

Di sicuro non mancherò all’iniziativa che si terrà alla Bocconi, ci tengo particolarmente l’ho già messa in calendario. Penso che la conoscenza e l’informazione siano fondamentali quando si parla di giustizia. La visione pubblica del docufilm di Ambrogio Crespi è necessaria ed importante. Serve comprendere il passato per fare in modo che certe cose non avvengano più. Noi Radicali abbiamo provato anche lo scorso anno a fare il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati ma purtroppo non ce l’abbiamo fatta a raccogliere le firme, anche per un brutale annullamento di sottoscrizioni operato dalla Corte di Cassazione. Adesso abbiamo intenzione di operarci per verificare il controllo che è stato fatto sulle firme.

Lei che ha avuto modo di vederlo più volte, cosa pensa del docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana”?

Ho già espresso la mia opinione più che positiva al riguardo. E’ un documentario che ti prende totalmente. Io ho conosciuto Enzo Tortora e la sua vicenda da molto vicino. Ricordo quanto sia stato difficile sostenere questa causa nel periodo in cui per tutti lui era “il criminale”. I Radicali hanno deciso di lottare lo stesso al suo fianco, nonostante le difficoltà. Ci siamo studiati milioni di fascicoli e alla fine ce l’abbiamo fatta. Enzo è uscito a testa alta da questa brutta storia ma purtroppo lo strazio del diritto è stato anche lo strazio del suo corpo. La malagiustizia uccide le persone, in Italia succede ancora oggi. Per me che ho vissuto quegli anni intensamente, rivivere il tutto attraverso la sensibilità di Ambrogio Crespi espressa nel suo documentario mi emoziona. Ha avuto la capacità di farci rivivere quei momenti attraverso l’occhio di chi ha pagato sulla sua pelle i limiti di una giustizia che non riesce ad essere giusta, ad essere legale, a corrispondere alle norme della nostra Costituzione.

 TRAILER DOCUFILM DI AMBROGIO CRESPI, “ENZO TORTORA, UNA FERITA ITALIANA”