LA “GIUSTIZIA” CHE UCCIDE

LA “GIUSTIZIA” CHE UCCIDE 7 aprile 2014

La “GIUSTIZIA” che uccide. Si è suicidata Adriana Vasilica Jacob, una donna che era stata accusata di un omicidio che non aveva mai commesso. Si è fatta tre anni di carcere, poi fu assolta in appello, ma non ottenne il risarcimento per ingiusta detenzione perché, poiché abusava di alcool, con il suo comportamento avrebbe indotto in errore i giudici. SUICIDATA DALLO STATO ITALIANO.

Noi radicali, nella scorsa legislatura, presentammo un’interrogazione sulla vicenda.

Roma, donna trovata morta in casa restò tre anni di carcere da innocente

di Marco De Risi

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C’era un dramma nella vita di Adriana Vasilica Jacob, la romena di 45 anni trovata morta nella sua abitazione a Tor Vergata venerdì mattina in circostanze ancora tutte da chiarire.

MALAGIUSTIZIA

La straniera, infatti, fu vittima di un clamoroso errore giudiziario. Venne accusata di un omicidio che, in realtà, non fu mai commesso. Un caso di malagiustizia per cui scontò addirittura tre anni di carcere. E quando le venne riconosciuto un risarcimento per 210mila euro, l’Avvocatura dello Stato riuscì a impugnare la decisione sostenendo che lei, alcolizzata cronica, col suo comportamento trasse in inganno gli investigatori che ipotizzarono che a uccidere l’anziana a cui badava fosse stata proprio lei. Insomma fu tutta colpa sua. Poco importa che l’anziana, come si appurò dopo, fosse deceduta per cause naturali. Di tutta questa brutta storia, Adriana Vasilica Jacob, non era mai riuscita a liberarsi.

L’SMS

E per questo ancora adesso, nei suoi ultimi giorni, soffriva di una profonda depressione senza poi, come hanno verificato gli inquirenti, riuscire a lasciarsi alle spalle i problemi d’alcolismo. Sarà l’autopsia, che si terrà nei prossimi giorni al policlinico di Tor Vergata, a stabilire se le lesioni trovate sul corpo della romena siano dovuta a cause naturali oppure no. A trovare il cadavere, il fidanzato preoccupato per non averla sentita dal giorno prima, dopo che la poveretta gli aveva mandato un sms dicendo di non sentirsi molto bene, che aveva litigato con qualcuno ricevendo pure un pugno. Una storia assurda quella di Adriana Vasilica, che suscitò anche un’interrogazione parlamentare da parte del partito Radicale.

LE TAPPE

Ma andiamo con ordine. E’ l’8 gennaio del 2008 quando Paola Iori, un’anziana di Albano, accudita da Adriana, viene trovata prima di vita nella sua abitazione. La badante romena viene arrestata per omicidio. Passa tre anni in carcere e viene condannata in primo grado, nel 2009, a 14 anni dalla Corte d’Assise di Frosinone. Ma durante il processo d’Appello, alla fine del 2011, viene fuori la sconcertante verità: l’anziana non è stata uccisa. Lo stabiliscono senza ombra di dubbio le nuove perizie: Paola Iori è morta a causa per un infarto e a fratturarle le costole «post mortem» è stato il massaggio cardiaco dei medici del pronto soccorso.

La donna romena, attraverso il suo legale chiede quello è previsto dalla legge: un’indennizzo per l’ingiusta detenzione. Ma ad Adriana viene negato anche questo e si scatena una battaglia legale. «La Jacob – si legge nel ricorso dell’Avvocatura generale dello Stato – si rifugiava in un uso smodato di sostanze alcoliche. Tale condizione, in aggiunta della presenza di gravi lesioni sul corpo della persona che doveva accudire e ai cattivi rapporti di colei che doveva assistere, ha ingenerato il grave sospetto di omicidio anche per sua colpa».

Fonte: Il Messaggero