INTERVISTA A LINKIESTA: IL DESTINO DEI DETENUTI APPESO… AL LODO BERLUSCONI

INTERVISTA A LINKIESTA: IL DESTINO DEI DETENUTI APPESO… AL LODO BERLUSCONI 22 giugno 2013

Un intervista a Linkiesta in cui parlo di carceri, di Berlusconi e del decreto che tutti stiamo aspettando.

I veti di Alfano hanno rallentato il decreto carceri per liberare alcune migliaia di detenuti.
Ormai è (quasi) certo. Il decreto legge per alleviare il sovraffollamento carcerario sarà il tormentone estivo. Che probabilmente andrà di pari passo con la storia infinita dei processi di Silvio Berlusconi.

I veti arrivati dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, hanno messo per ora in un angolo la volontà del ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, di fare un decreto legge per liberare alcune migliaia di detenuti e provare a innescare un circolo più virtuoso che permetta di affrontare i problemi strutturali del sistema penitenziario. Veti che sembrano avere un secondo fine: il baratto. E così il nodo carceri sembra appeso al “lodo” Berlusconi. Oggi Anna Maria Cancellieri ha detto: “Decreto pronto, sarà in Cdm mercoledì”.
Quando si è appreso che il consiglio dei ministri tanto atteso in cui si doveva discutere finalmente dell’annoso problema delle carceri è slittato di nuovo, anche quelli che non hanno fatto dell’antiberlusconismo militante una fede, hanno perso la pazienza. Anche se per prudenza, o per non rendere più difficili le trattative, tacciono, ma, secondo le nostre fonti al ministero della Giustizia, la proposta dell’amnistia avanzata dal ministro della Giustizia, a cui si è opposta, per ora solo la Lega Nord (“Noi siamo per Abele, non per Caino”, ha dichiarato il segretario federale del Carroccio, Roberto Maroni) va in questa direzione: proporre una soluzione, che risolva i problemi delle carceri che non possono essere più rinviati e dare una via di uscita anche al Cavaliere, visto che con l’amnistia verrebbero a cadere le pene accessorie, come l’interdizione.
Ovviamente il ministro della Giustizia smentisce che ci siano state pressioni e anzi, rilancia. “Il decreto è pronto, verrà presentato in Cdm mercoledì prossimo”, ha annunciato. Eppure il sospetto di un tentativo di baratto da parte del Pdl anche attraverso altri provvedimenti ci è stato confermato. È giusto che le emergenze del nostro Paese siano ostaggio dei problemi giudiziari del Cavaliere? È lecito sacrificare i diritti civili dei detenuti per poter mettere alla gogna Silvio Berlusconi? Lo abbiamo chiesto a una militante del garantismo giudiziario, Rita Bernardini, dei Radicali italiani.

Pare che dietro il nodo carcerario, ci sia un tentativo di uno scambio per dare un aiutino al Cavaliere. Cosa ne pensa? 
La mia priorità è che si impedisca allo Stato di continuare a torturare i detenuti. E se verrà adottato un provvedimento che può favorire anche Silvio Berlusconi, sa cosa le dico? E chissenefrega. Ciò che importa è che nelle carceri si ristabilisca la legalità.

Quindi lei è convinta delle buone intenzioni del ministro della Giustizia?
L’ho vista nei giorni scorsi per un colloquio privato e mi è sembrata molto determinata. Fra l’altro io considero la sua proposta di amnistia un atto di coraggio intellettuale. L’amnistia o l’indulto sono le uniche misure, che possono risolvere in modo strutturale il sovraffollamento carcerario. E le dirò di più. Anzi, le do una notizia. Il ministro ha istituito una commissione apposita sulle carceri, di cui fanno parte alcuni magistrati, esponenti del Dap, del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e anche la sottoscritta. Le pare che se il ministro non volesse risolvere il problema, chiamerebbe anche me, che sono una spina nel fianco del sistema penitenziario?

Lei però sa che per l’amnistia l’iter parlamentare è piuttosto complesso…
Ovvio, che lo so, ma la mia speranza è che si apra un dibattito serio. Chi conosce i problemi del sistema penitenziario, sa che l’amnistia sarebbe l’unica via per risolvere le troppe illegalità, che si consumano in carcere. Ci sono detenuti che hanno diritto a scontare le condanne fuori dal carcere e ricevono l’autorizzazione dai magistrati di sorveglianza solo quando la loro pena è già stata espiata. La metà dei detenuti avrebbero diritto ad usufruire le pene alternative, ma rimangono in carcere. Viviamo in un Paese che considera la detenzione domiciliare come una vacanza, è aberrante!

In ogni caso il decreto è stato rinviato nuovamente. Ci sarà un motivo se…
Guardi, io non voglio entrare in questa logica. A me non interessa continuare a parlare dei guai giudiziari di Silvio Berlusconi. Io so solo che oggi mi ha chiamato la madre di un detenuto ammalato di Aids, che vive in una cella con uno schizofrenico. E mi ha raccontato che è stato portato in un tribunale per un’udienza che riguardava il divorzio con la sua ex moglie, in manette. Le pare un Paese civile questo? In Francia si sta sollevando un polverone perché ci sono 10mila detenuti in più rispetto alla capienza delle carceri, mentre noi ne abbiamo 30 mila in più. E dobbiamo stare sempre qui a interrogarci sui destini giudiziari di Berlusconi? No, io non ci sto. I Radicali si battono per impedire la tortura nelle carceri italiane. È di questo che bisogna parlare. Punto.

Ma lei pensa che si farà il decreto legge sulle carceri?
Si deve fare, non ci sono alternative.