INTERVISTA A CLANDESTINOWEB: SONO MIGLIAIA I DETENUTI CHE OTTERREBBERO UN RISARCIMENTO DALLA CORTE DI STRASBURGO

INTERVISTA A CLANDESTINOWEB:  SONO MIGLIAIA I DETENUTI CHE OTTERREBBERO UN RISARCIMENTO DALLA CORTE DI STRASBURGO 29 gennaio 2013

Di seguito l’intervista pubblicata sul quotidiano online Clandestinoweb in cui si parla dell’ennesima condanna della Corte europea dei Diritti dell’Uomo che punisce l’Italia per le condizioni di abbandono in cui è costretto un detenuto, malato, nel penitenziario di Foggia.

La Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato ancora una volta l’Italia per le condizioni di un detenuto, malato, nel penitenziario di Foggia a cui non sono state garantite le cure adeguate. Nonostante per il nostro Paese non è la prima e non sarà l’ultima condanna a causa delle condizioni dei detenuti in carcere, la politica non prende alcun provvedimento. Ne abbiamo parlato con l’onorevole Rita Bernardini, deputato dei radicali, con cui abbiamo discusso anche della vicenda legata alla bocciatura della lista Amnistia Giustizia e Libertà per le elezioni regionali nel Lazio.

Come commenta l’ennesima condanna inflitta dalla Corte di Strasburgo all’Italia per la situazione dei nostri penitenziari?

Potrei elencare altri casi come questo, di detenuti che potrebbero presentare ricorso alla Corte di Strasburgo ed ottenere un risarcimento per l’assenza di cure. A Rebibbia un uomo ha le arterie femorali occluse, doveva essere operato un anno fa. Da quando è entrato in carcere è dimagrito 35 chili. Ha le gambe nere e rischia di morire da un momento all’altro perché non è curato a dovere. Un detenuto a Vicenza, invece, ha gravi patologie all’orecchio. Deve sottoporsi continuamente all’asportazione di polipi che si formano. Non ha i denti e ha i canali aperti. Non può mangiare se non pane e acqua. Inoltre ha problemi all’anca. Addirittura la madre non riesce ad avere informazioni sul suo stato di salute, al punto che l’ultima volta ha dovuto chiamare i carabiniere per avere notizie del figlio. Questi sono solo gli ultimi due di migliaia di casi del genere. L’amministrazione penitenziaria scarica le responsabilità all’Asl che ora gestisce la sanità all’interno delle carceri e si finisce che i detenuti, oltre ad essere privati della libertà, vedono venir meno anche al diritto di ricevere cure. Anche la Costituzione italiana, all’articolo 13 comma 4, dice che è punita la violenza fisica e morale alle persone private della libertà. Per questo io sono orgogliosa di aver presentato le liste Amnistia Giustizia e Libertà con cui condanniamo lo Stato criminale, colpevole di violazioni alle leggi italiane e alla Convenzione europea sui Diritti dell’uomo.

Proprio riguardo alle liste elettorali Amnistia Giustizia e Libertà, come commenta l’esclusione dalle elezioni per la regione Lazio?

Al di là della legge assurda, ci troviamo di nuovo di fronte all’arroganza dei giudici, in questo caso della Corte d’Appello. L’unica donna in eccesso nella lista ha ritirato la sua candidatura troppo tardi. Ci sono casi che hanno fatto giurisprudenza e in situazioni simili si sono prese decisioni diverse. Di solito quando non si è in presenza di reati si tende ad agevolare la presentazione delle liste. In questo caso, invece, i giudici si sono attaccati a cavilli burocratici che potevano essere facilmente superabili.

Oltre alla politica lei continua a portare avanti le sue battaglie.

Sì. Mi sono recata a Racale, in provincia di Lecce, dove, insieme a Andrea Triscinoglio, Lucia Spiri e Christian Barbato inauguriamo il primo Social Cannabis Club. Qui un giovane sindaco, Donato Metallo ci ha messo la faccia e ha promosso l’iniziativa per i malati, autorizzando, nel suo comune, l’autocoltivazione della marijuana per fini terapeutici. In questo caso si parla di malati di sclerosi multipla, ma la cannabis è utile per curare diverse patologie. Questa iniziativa di disobbedienza civile mira a colpire il cuore e l’intelligenza della politica. La legge italiana prevede l’accesso a farmaci ottenuti dalla cannabis per ragioni terapeutiche ma per questioni burocratiche la commercializzazione è sempre stata negata, costringendo coloro i quali ne hanno bisogno a rivolgersi a strutture criminali.