INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA: ALESSANDRO CATALDO, DETENUTO NEL CARCERE DI SIANO

2 maggio 2012

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro della Giustizia

Al Ministro della Salute

Per sapere – Premesso che:

alla prima firmataria del presente atto è pervenuto il seguente appello sottoscritto da Alessandro Cataldo, persona detenuta nel carcere di Siano (CZ), e affetta dal linfoma di Hodgkin, la quale aspetta da diversi mesi di essere sottoposta alle cure urgenti e necessarie imposte dal suo precario stato di salute: “Mi chiamo Cataldo Alessandro, nato il 23/7/1977 a Cetraro (CS).

Sono un detenuto dal 2 dicembre 2010 per l’operazione Over Loading e quindi da un anno e mezzo detenuto e praticamente da otto mesi nel carcere di Siano in attesa di un processo. In questi otto mesi ho riscontrato un disturbo che mi portava dolore al collo e quindi dopo aver fatto tutti gli esami specifici, il 27 marzo 2012 sono venuto a conoscenza tramite il dirigente sanitario che il disturbo dipendeva da noduli, cioè tumore e quindi io dovrei urgentemente essere sottoposto a chemioterapia ed altre cure specifiche. Però ad oggi, 24 aprile 2012, nessuna di queste terapie essenziali mi è stata applicata.

Io, con questa missiva mi appello alle istituzioni competenti o chi di dovere per risolvere il mio drammatico problema che essendo ristretto in carcere non ho nessuna possibilità di curarmi cioè un diritto che in un paese civile mi toccherebbe a livello di umanità e diritto alla vita. Inoltre, per quello che riguarda la mia posizione giuridica sono ancora giudicabile e quindi avendo una custodia cautelare non colpevole fino al terzo grado di giudizio, e pure che io fossi un condannato, sarebbe sempre un mio diritto come essere umano curarmi di un male perché non capisco per quale motivo le istituzioni competenti alla mia posizione giuridica e sanitaria non prendono decisione sul da farsi mandandomi o in un centro per cure specifiche oppure dando a me la possibilità e l’autonomia di andarmi a curare in una clinica o un centro apposito.

Con questo mio scritto non voglio esonerarmi da nessuna responsabilità penale che potrebbe esserci su di me. La ringrazio per essere stato ascoltato e spero che al più presto qualcuna delle istituzioni a cui mi sono appellato mi dia risposta”;

considerato che:

il trattamento penitenziario deve essere realizzato secondo modalità tali da garantire a ciascun detenuto il diritto inviolabile al rispetto della propria dignità, sancito dagli artt. 2 e 3 della Costituzione; dagli artt. 1 e 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 2000; dagli artt. 7 e 10 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1977; dall’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali del 1950; dagli artt. 1 e 5 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948; nonché dagli artt. 1, 2 e 3 della Raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa del 12 febbraio 1987, recante “Regole minime per il trattamento dei detenuti” e dall’art. 1 della Raccomandazione (2006)2 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa dell’11 gennaio 2006, sulle norme penitenziarie in ambito europeo;

il diritto alla salute, sancito dall’art. 32 della Costituzione, rappresenta un diritto inviolabile della persona umana, non suscettibile di limitazione alcuna e idoneo a costituire un parametro di legittimità della stessa esecuzione della pena, che non può in alcuna misura svolgersi secondo modalità idonee a pregiudicare il diritto del detenuto alla salute ed alla salvaguardia della propria incolumità psico-fisica;

l’art. 11 della legge 26 luglio 1975, n. 354, sancisce una rigorosa disciplina in ordine alle modalità ed ai requisiti del servizio sanitario di ogni istituto di pena, prescrivendo tra l’altro che “ove siano necessari cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati dai servizi sanitari degli istituti, i condannati e gli internati sono trasferiti (…) in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura”;

la recente sentenza della Corte di cassazione n. 46479/2011, del 14 dicembre 2011 ha evidenziato, fra l’altro, come “il diritto alla salute del detenuto va tutelato anche al di sopra delle esigenze di sicurezza sicché, in presenza di gravi patologie, si impone la sottoposizione al regime degli arresti domiciliari o comunque il ricovero in idonee strutture»;

a giudizio della prima firmataria del presente atto, è necessario un intervento urgente al fine di verificare le reali condizioni di salute del detenuto in questione, affinché siano adottati i provvedimenti più opportuni, per garantire che l’espiazione della custodia cautelare in carcere non si traduca di fatto in un’illegittima violazione dei diritti umani fondamentali, secondo modalità tali peraltro da pregiudicare irreversibilmente le condizioni psico-fisiche del detenuto, già gravemente compromesse -:

di quali informazioni dispongano circa i fatti narrati in premessa;

per quali motivi il detenuto in questione non sia ancora stato sottoposto al ciclo di chemioterapia e a tutte le altre cure specifiche richieste dal suo stato di salute;

se non intendano promuovere ogni accertamento di competenza, anche attraverso un’ispezione ministeriale, in rapporto ai fatti esposti in premessa, e quali ulteriori iniziative di competenza intendano assumere al fine di tutelare il diritto alla salute del signor Alessandro Cataldo.

ALLEGATO INTERROGAZIONE DETENUTO CARCERE DI SIANO

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Date: 26 aprile 2012 11:05

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Nome e Cognome: Francesca Rennis

Messaggio:

Sono un’insegnante che si occupa di volontariato e di giornalismo (sono giornalista pubblicista). Ieri mi è stata segnalata una situazione gravissima nel carcere di Siano (CZ), dove un detenuto malato di linfoma di Hodgkin è da diversi mesi in attesa di cura. Questo è il suo appello che spero facciate vostro:

Catanzaro, 24 aprile 2012

Egr. Sig. Direttore

Mi chiamo Cataldo Alessandro, nato il 23/7/1977 a Cetraro (CS). Sono un detenuto dal 2 dicembre 2010 per l’operazione Over Loading e quindi da un anno e mezzo detenuto e praticamente da otto mesi nel carcere di Siano in attesa di un processo.

In questi otto mesi ho riscontrato un disturbo che mi portava dolore al collo e quindi dopo aver fatto tutti gli esami specifici, il 27 marzo 2012 sono venuto a conoscenza tramite il dirigente sanitario che il disturbo dipendeva da noduli, cioè tumore e quindi io dovrei urgentemente essere sottoposto a chemioterapia ed altre cure specifiche. Però ad oggi, 24 aprile 2012, nessuna di queste terapie essenziali mi è stata applicata. Io, con questa missiva mi appello alle istituzioni competenti o chi di dovere per risolvere il mio drammatico problema che essendo ristretto in carcere non ho nessuna possibilità di curarmi cioè un diritto che in un paese civile mi toccherebbe a livello di umanità e diritto alla vita.

Inoltre, per quello che riguarda la mia posizione giuridica sono ancora giudicabile e quindi avendo una custodia cautelare non colpevole fino al terzo grado di giudizio, e pure che io fossi un condannato, sarebbe sempre un mio diritto come essere umano curarmi di un male perché non capisco per quale motivo le istituzioni competenti alla mia posizione giuridica e sanitaria non prendono decisione sul da farsi mandandomi o in un centro per cure specifiche oppure dando a me la possibilità e l’autonomia di andarmi a curare in una clinica o un centro apposito.

Con questo mio scritto non voglio esonerarmi da nessuna responsabilità penale che potrebbe esserci su di me. La ringrazio per essere stato ascoltato e spero che al più presto qualcuna delle istituzioni a cui mi sono appellato mi dia risposta.

Alessandro Cataldo

Casa Circondariale di Siano (CZ)