In Italia sovraffollamento carcerario del 119% con picchi del 230%. 58 istituti oltre il 140%

In Italia sovraffollamento carcerario del 119% con picchi del 230%. 58 istituti oltre il 140% 26 agosto 2014

La segretaria di Radicali Italiani ha annunciato le prossime iniziative e illustrato gli appuntamenti politici che, in autunno, vedranno i radicali particolarmente impegnati su più fronti: carcere, giustizia, antiproibizionismo e l’imminente presentazione di un documentatissimo ricorso alla Corte EDU contro “l’ostracismo mediatico” operato nei confronti del movimento radicale.

Venerdì 22 agosto la segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, è intervenuta come di consueto a “Radio Radicale” facendo il punto sulle iniziative radicali in un’intervista con Ada Pagliarulo.

Sul Governo e sulla giustizia, dal 21 agosto sono in vigore i risarcimenti per i detenuti torturati dietro le sbarre. Così la Bernardini: “Constato che il Governo passa con molta disinvoltura dai problemi che affliggono il processo civile a quelli del processo penale senza spiegare bene su quali riforme effettivamente puntare e se queste siano strutturali o meno. L’unica cosa certa è che non ha alcuna intenzione di prendere in considerazione l’unica proposta, quella dell’amnistia che, abbattendo milioni di procedimenti penali destinati peraltro alla prescrizione, libererebbe “risorse” che oggi non ci sono anche per il civile e su questo nessuno avanza dubbi. Marco Pannella nei giorni scorsi è tornato a rivolgersi al Papa, dopo le parole di quest’ultimo quando Pannella era ricoverato al Gemelli. Marco sta dimostrando che essere coraggioso – come gli ha chiesto di essere Papa Francesco – significa essere impegnato in modo costante per centrare determinati obiettivi. Da Draghi in giù, tutti hanno rilevato, dati alla mano, che siamo agli ultimi posti per inefficienza della giustizia. Ho trovato illuminante l’intervista che Lorena D’Urso ha fatto a Renzo Menoni (Presidente Unione Camere Civili) perché seppure le Camere Civili abbiano concordato alcune riforme con Andrea Orlando, venendo al punto centrale affermano che sì, interventi come la negoziazione assistita o il trasferimento di cause che durano da troppi anni in sede arbitrale possono essere positivi, ma che hanno bisogno di risorse che oggi non ci sono. Dopo gli almeno 17 interventi sul civile fatti negli ultimi 20 anni (nessuno rivelatosi risolutivo) nessuno ragiona in termini strutturali. C’è un dato eclatante, ovvero che laddove ci sono a capo dei tribunali delle persone che abbiano competenze professionali anche sotto il profilo dell’organizzazione degli uffici, come Mario Barbuto a Torino, ecco che le cose funzionano meglio che altrove. Il fatto che il Csm sia organizzato per correnti fa in modo che non ci siano i migliori a gestire gli uffici, ma i raccomandati che appartengono a questa o quella corrente della magistratura associata”.

Focus quindi sul penale: “Sul penale ora si parla solo di intercettazioni e prescrizione, poi, anche se con l’ostilità dell’Anm, della responsabilità civile dei magistrati. Da questo punto di vista ricordo che questo punto, assieme ad altri, avrebbe potuto essere già risolto da giugno se fossimo riusciti l’estate scorsa a raccogliere le firme per i 12 referendum. Dobbiamo invece assistere a questo tira e molla mentre l’Europa ha aperto da tempo procedure d’infrazione nei confronti dell’Italia e la responsabilità civile da noi non è in alcun modo paragonabile agli standard europei. Abbiamo ripetuto i dati all’infinito sulla legge Vassalli che tradì il referendum del 1987 e lo stesso Giuliano Vassalli – che era un galantuomo – ammise che quella legge era stata fatta per accontentare i magistrati dopo il plebiscito degli elettori sul referendum Tortora. In pratica il magistrato che sbaglia, tranne in quattro casi, non ha mai pagato. Altri referendum che abbiamo promosso nel disimpegno totale del Pdl nonostante le 12 firme di Silvio Berlusconi, non hanno raggiunto l’obiettivo delle firme necessarie per promuoverli. Matteo Renzi invece disse che queste riforme le avrebbe fatto il Parlamento, una frase che noi Radicali conosciamo molto bene”.

Sui recenti provvedimenti deflattivi delle presenze in carcere: “Non so quanti cosiddetti “svuota-carceri” abbiano approvato a seguito della sentenza Torreggiani; quel che è certo è che non sono stati risolutivi dell’infame illegalità in corso e, con i presunti “rimedi compensatori” e risarcimenti, entrati in vigore ieri con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, abbiamo raggiunto l’apice di scelleratezza e mi auguro che l’Europa sappia valutare questa scelta degli 8 euro per ogni giorno di tortura. Un rimedio che, secondo quanto affermato dall’on. Verini a Montecitorio, ha fatto risparmiare un sacco di soldi: 20 milioni di euro anziché centinaia e centinaia di milioni se avessimo seguito i parametri della Corte EDU. Inoltre, la procedura è talmente complicata che neppure è detto che i magistrati di sorveglianza – già in carenza di organico per l’ordinaria amministrazione – riusciranno a stare dietro a tutte le istanze risarcitorie. Basti pensare che per ciascun detenuto dovranno valutare il tipo di reclusione subita nei vari spostamenti di istituto e di cella, se i metri quadrati a sua disposizione era più o meno di tre! Se andiamo su internet troviamo che alcune associazioni (Ristretti Orizzonti, Antigone e L’Altro Diritto) hanno preparato i moduli per i ricorsi da consegnare ai detenuti che non possono permettersi avvocati: ebbene, le istanze da presentare, sono concepite in modo diverso. Non dimentichiamo che c’è di mezzo anche il giudice civile per chi è già fuori dal carcere e figuriamoci come un giudice civile possa ricostruire le modalità di detenzione che hanno subito singoli detenuti! Temo che la cosa si impantanerà e che neppure i miserrimi 20 milioni del prezzo della tortura saranno pagati. In questo decreto, inoltre, non è compresa la detenzione presso i Cie, gabbie a cielo aperto che nulla hanno a che vedere con uno Stato civile e di diritto”.

“Siamo riusciti ad ottenere i dati veri sui posti effettivamente disponibili nei 199 carceri censiti dal DAP – ha detto Rita Bernardini nel corso della conversazione con Ada Pagliarulo – e abbiamo finalmente reso accessibile un dato che molto probabilmente nemmeno il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa possiede e cioè che i posti regolamentari (cioè di legge) non sono 50 mila nelle nostre carceri. Grazie all’iniziativa nonviolenta e a un’interrogazione di Giachetti, DAP e Ministero della Giustizia hanno “collaborato” e abbiamo ottenuto di sapere che ci sono almeno 4.200 posti inutilizzabili che non si possono conteggiare. Il sovraffollamento in Italia è del 119%. Ma se approfondiamo scopriamo che ci sono istituti che hanno più posti che detenuti (è la statistica, bellezza, direbbe Trilussa) e almeno 58 carceri che sono oltre il 140% di sovraffollamento con un picco del 210% a Busto Arsizio. Voglio qui ringraziare le associazioni radicali che si sono documentate regione per regione rendendo noti questi dati e dando vita a iniziative politiche e visite ispettive in giro per l’Italia. L’esempio della Basilicata è emblematico, a fronte di un’apparente parità “regionale”, c’è il sovraffollamento spaventoso del carcere di Melfi. Saltano così fuori delle realtà totalmente illegali e qui entriamo nel capitolo del diritto alla conoscenza, che è il pane della democrazia”.

La segretaria ha poi dedicato un passaggio ai prossimi appuntamenti politici in casa radicale: “Prossimamente avremo una sorta di ingorgo di appuntamenti di area radicale: il 19-20-21 settembre a Roma ci sarà l’XI Congresso dell’associazione Luca Coscioni; dal 30 ottobre fino al 2 novembre è previsto il congresso nazionale di Radicali Italiani, in mezzo ci sarà un comitato e una direzione e dobbiamo anche organizzare il secondo appuntamento “Bruxelles 2” sul diritto alla conoscenza che chiediamo sia riconosciuto dall’Onu come diritto universale della persona che deve avere informazioni veritiere su tutto ciò che fa il proprio governo. Presto saranno pubblicati gli atti della prima conferenza di Bruxelles, un’iniziativa voluta da Marco Pannella e da Matteo Angioli che partiva dalla richiesta radicale di un “Iraq Libero attraverso l’esilio di Saddam come unica alternativa alla guerra” che invece fu ingaggiata da Bush e Blair sulla base di menzogne come la commissione Chilcott ha puntualmente documentato scontrandosi con la “ragion di Stato” britannica che ostinatamente opponeva e oppone il segreto sulla pubblicità di alcuni atti. Insomma, abbiamo lo Stato che nega l’esercizio del diritto umano alla conoscenza, fondamentale per ogni democrazia compiuta.

Pensiamo al debito pubblico italiano e a come si è formato: quando ne parlavano all’inizio degli anni ’90, Pannella e il deputato radicale Marcello Crivellini sembravano tipi stravaganti ossessionati da una mania di controllo. Crivellini sosteneva che i cittadini avrebbero dovuto conoscere una per una le voci reali della spesa pubblica per capire come si formava il bilancio dello Stato concepire così gli interventi di riduzione del debito che assumeva ogni giorno di più dimensioni smisurate. Oggi, in tempi di spending review, manca proprio l’aspetto di una conoscenza diffusa fra i cittadini che devono sopportare il peso di 80 miliardi annui di soli interessi”.

Rita Bernardini ha quindi ricordato come sia fondamentale iscriversi ai soggetti radicali per continuare a dare forza a queste battaglie, evocando Luciano D’Alfonso (governatore d’Abruzzo) e la sua iscrizione al Partito a margine del comizio di Pannella a Taranta Peligna.

“Abbiamo avuto la bozza stilata dallo studio del professor Andrea Saccucci, del ricorso che Pannella da tempo reputa necessario presentare alla Corte EDU sull’emarginazione mediatica del movimento radicale dal servizio pubblico radiotelevisivo. Se ci troviamo fuori da ogni istituzione nazionale ed europea, ciò è capitato non perché siamo i peggiori ma per un ostracismo documentato nel ricorso, come la mancata ottemperanza alle delibere AgCom, oltre trenta, mai rispettate”..

Sulle droghe e sull’inadempienza del governo che non ha ancora presentato la relazione annuale e sul Garantista che ha paragonato il Fatto al Secolo di Almirante: “Il commento l’ho fatto grazie all’attenzione che Giulio Manfredi manifesta da tanti anni su questi temi sottolineando le inadempienze dei Governi che si sono succeduti. Il responsabile delle politiche antidroga ancora non è stato nominato, la scelta è importante per valutare l’efficacia o meno delle politiche che si portano avanti. Abbiamo ascoltato le denunce di Carla Rossi sul monitoraggio inattendibile fatto fino a oggi. Sul quotidiani Il Fatto che sembra il Secolo di Almirante, ricordo che quest’ultimo diceva che gli spacciatori vanno impiccati agli alberi nelle piazze delle città: all’epoca Radio Radicale ne fece uno spot che andò a ripetizione sull’emittente contribuendo in modo decisivo a scongiurare gli effetti talebani della proposta. Ciò che ai miei occhi appare incredibile è il fatto che qui da noi non si possa fare un dibattito che metta in discussione il proibizionismo che consente utili miliardari alle mafie poi reinvestiti in attività lecite: oggi se ne parla solo di striscio perché queste attività illegali possono consentirci di ritoccare al rialzo la valutazione del nostro PIL.

Da noi non si parla neppure delle politiche di riduzione del danno ormai praticate in molti paesi europei che, pur proseguendo sull’opzione proibizionista, cercano almeno di contenerne i risvolti più deleteri. Tutti ormai sanno che il carcere è inutile per un tossicodipendente ma continuiamo a riempire le celle di tossicodipendenti e di piccoli spacciatori che appena escono tornano a delinquere anche a causa delle condizioni disumane e degradanti in cui scontano le loro pene. Già la separazione effettiva del mercato delle droghe pesanti da quello di hashish e marijuana sarebbe un grande passo avanti. In Spagna, per esempio, è possibile coltivare fino a 4/5 piante di marijuana. In Italia, invece, abbia leggi talmente assurde per cui se vai a comprare la sostanza dallo spacciatore hai solo sanzioni amministrative e non penali, ma se te la coltivi per non rivolgerti al mercato delle mafie, va in galera. La ragionevolezza non c’è, non si portano avanti neanche le politiche di riduzione del danno ed è chiaro che quando non si ha chiarezza su una politica da perseguire è difficile poi fare la relazione annuale che pure è un obbligo di legge entro il 30 giugno.

Obbligo che non solo Renzi non ha rispettato, ma anche molti dei suoi predecessori. Così come la conferenza nazionale da fare ogni tre anni… l’ultima si è tenuta 5 anni fa… ma sarebbe fondamentale tenerla perché è il luogo dove si dovrebbero confrontare Sert, associazioni, comunità, carcere e chi si occupa di sanità per vedere quali politiche mettere in campo alla luce della provvidenziale sentenza della Corte Costituzionale che ha abrogato la famigerata Fini-Giovanardi. Perfino negli Usa, propugnatori da metà degli anni sessanta del proibizionismo internazionale, si stanno rivedendo e superando le politiche repressive e si sta andando verso la legalizzazione della marijuana in molti stati, per uso medico ma anche ludico”.