IN AULA SUL DDL DELEGA SU DETENZIONE DOMICILIARE, MESSA ALLA PROVA E IRREPERIBILI – VIDEO

24 ottobre 2012

In Aula, sono intervenuta durante il dibattito sul ddl delega al Governo in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova, pene detentive non carcerarie e sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili. 

Con questo provvedimento non riusciremo a rispondere minimamente al persistente stato di violazione della Costituzione italiana, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, della Dichiarazione universale ONU dei diritti umani, per questo inizierò un’azione nonviolenta molto dura e molto ferma come risposta alla resa dello Stato, per non doverci sentire nello stesso modo come quando c’era chi non voleva vedere i campi di sterminio e girava la testa dall’altra parte.


IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO

“Signor Presidente, signora Ministra, consentitemi di manifestare subito il mio disagio nel momento in cui ci troviamo nella discussione generale di questo disegno di legge delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e invece di disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili.

«Disagio», perché immagino coloro che da Radio Radicale nelle carceri o perché conoscono, o perché vivono alcuni momenti, spesso molto lunghi, con turni massacranti, nellecarceri, stanno ascoltando questo nostro dibattito. Allora, mi chiedo, da cittadina democratica che, essendo anche radicale, cerca di corrispondere alle esigenze di giustizia e di rispetto delle regole con la nonviolenza, cosa debba fare io, debbano fare i miei amici e compagni radicali, debba fare Marco Pannella nelle prossime ore.

Vedete, come già si è capito dal dibattito e dai primi interventi che ci sono stati, qui si spaccia il provvedimento in esame come un testo che possa in qualche modo intervenire sulla illegalità e sulla mancanza di Stato di diritto nelle nostre carceri e nella giustizia per come viene amministrata, e come un provvedimento unito a quello che lei, signora Ministra, ha voluto definire «salva carceri» e che io mi sono permessa di definire «salva carceri illegali».

Allora, cosa fare nelle prossime ore, di fronte ad un dibattito così lunare? Già l’onorevole Paolini, ma anche l’onorevole Contento, ed alcuni che sono intervenuti, sembra che vogliano alzare le barricate di fronte a questo disegno di legge che viene definito «salva delinquenti». Allora, una qualche verità l’ha detta lo stesso onorevole Paolini: ma di cosa stiamo parlando? Quando si parla di delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie questo significa che il Governo si è dato un anno – perché c’è scritto un anno – di tempo per poter poi dare attuazione a questa delega, ma sappiamo tutti che mancano quattro mesi allo scioglimento delle Camere e sei mesi al voto.

Quindi questa parte già la dobbiamo mettere da una parte, così come abbiamo messo da una parte, in un altro binario che mi sembra sempre più morto, la parte riguardante le depenalizzazioni. Ma la verità di cui parlava Paolini chi riguarda? Quando parliamo di pena massima edittale di quattro anni, riferendoci per esempio alle persone che sono in questo momento in carcere, parliamo di non più di mille persone.

Di cosa stiamo parlando rispetto a un problema così grave, per il quale siamo costantemente condannati in sede europea?

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha evidenziato come l’articolo 3 della Convenzione impone allo Stato di assicurare che tutti i carcerati siano detenuti in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana, che le modalità di esecuzione del provvedimento non provochino all’interessatouno sconforto e un malessere di intensità tale da eccedere l’inevitabile livello di sofferenza legato alla detenzione e che, tenuto conto delle necessità pratiche della reclusione, la salute e il benessere del detenuto siano assicurati in modo adeguato.

Ecco che mi viene in mente, non posso non dirlo in questa sede, che nei quattro anni, come pena massima edittale, non è compresa quella percentuale altissima, che si avvicina al 40 per cento, di coloro che sono tossicodipendenti detenuti nelle nostre carceri. Allora, penso a quel sms, che mi è arrivato l’altra notte, di una ragazzina, di una minorenne che mi dice: mio padre ha paura perché è andato a trovare mio fratello di 22 anni, tossicodipendente in carcere, e l’ha trovato molto dimagrito, con i pantaloni che gli cadevano, però al posto della cinta aveva una corda. Pensando ai quarantotto che già si sono suicidati nelle carceri italiane, quella ragazzina mi mandava l’sms di notte per paura che suo fratello si impiccasse. Questa è la realtà delle nostre carceri.

Con questo provvedimento – voi lo sapete benissimo – non riusciremo a rispondere minimamente al persistente stato di violazione della Costituzione italiana, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, della Dichiarazione universale ONU dei diritti umani. Certo, noi diciamo parole gravi, ma ditemi se non corrispondono alla realtà dei fatti, voi tutti che le avete visitate le nostre carceri, che siete andati, forse raccogliendo un nostro invito, negli istituti penitenziari: abbiamo uno Stato criminale. Stiamo ai fatti, perché citerò dei numeri. Dal 1959 al 2010 la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia 2.121 volte per violazioni della Convenzione. Siamo al secondo posto, ma in fondo alla classifica, su 47 Stati membri e siamo dietro la Turchia. Allora, mi riferisco anche al Presidente della Repubblica, lui che è il garante della Costituzione – è questo il punto di vista che non volete accettare – e che ha denunciato la violazione della Carta costituzionale, ma che non ha ritenuto, non ha sentito la necessità di inviare un messaggio al Parlamento oppure di convocare in seduta straordinaria il Parlamento di fronte a questa grave violazione che persiste da anni. E non è solamente il carcere, è anche l’irragionevole durata dei processi alla quale non stiamo dando alcuna risposta.

Evidentemente sì, c’è un abisso che separa la realtà carceraria di oggi dal dettato costituzionale, ma che separa anche la giustizia, per come viene amministrata, dal dettato costituzionale. Allora, per non doverci sentire nello stesso modo come quando c’era chi non voleva vedere i campi di sterminio e girava la testa dall’altra parte, un cittadino democratico, un cittadino non violento, un leader politico come Marco Pannella, ma in questo momento parlo per me, che cosa deve fare di fronte a questa resa dello Stato?

La resa dello Stato sta nel non rispettare le sue stesse regole! Questa è la resa dello Stato! Per questo, inizierò un’azione non violenta. La comunicherò nelle prossime ore e sarà molto dura e molto ferma. Ma non dovete prenderla – perché spesso la prendete così – come un ricatto.

Ma, vedete, stiamo con i cappellani, con i detenuti, con quella comunità penitenziaria, con gli agenti che stanno soffrendo e che oggi manifestavano qui davanti e vogliamo dialogare con voi per quanto voi intendiate accettare questa forma di dialogo”.