I RISULTATI DELLA VISITA ISPETTIVA NEL CARCERE PERUGINO: NON C’E’ LAVORO NEANCHE IN CELLA, NON C’E’ PIU’ SICUREZZA

12 marzo 2011

Il giornale online “Umbria24” ha pubblicato un articolo, che riportiamo di seguito,  al termine della visita ispettiva dell’11 Marzo 2011 nel carcere Perugino.

“Chiedono più lavoro e più assistenza, specialmente psicologica, i carcerati e l’amministrazione del penitenziario di Capanne, visitato ieri mattina dai parlamentari Rita Bernardini (radicale eletta nelle liste del Pd), Marina Sereni (Pd) e Walter Verini (Pd), accompagnati da Liliana Chiaramello (segretaria di Radicaliperugia.org) e dall’avvocato Francesco Mangone. La tanto sbandierata sicurezza infatti, cavalcando la quale si vincono le campagne elettorali salvo poi incidere scarsamente nella vita dei cittadini, passa anche da maggiori investimenti sui penitenziari italiani.”

Più lavoro uguale più sicurezza I dati citati in una delle ultime puntate della trasmissione di Riccardo Iacona Presa Diretta, e ricordati da Bernardini ieri durante la conferenza stampa nella quale sono stati illustrati gli esiti della visita ispettiva, sono impressionanti. Nel carcere di Bollate, dove quasi tutti i detenuti lavorano, il tasso di recidiva è del 12%. Dove invece non si lavora e si passano anni in cella disattendendo in pieno la funzione rieducativa della pena, si arriva al 65%: «Investire di più nel lavoro in carcere – spiega Bernardini – significa investire in sicurezza».

Al lavoro solo 39 persone A Capanne lavorano, in tutto, solo 39 persone (11 donne e 28 uomini): «Un dato grave – spiega la deputata radicale – che non dipende però dall’amministrazione del carcere bensì dal Ministero. Tolte quindi le quattro ore d’aria e le due di “socialità” la maggior parte dei detenuti passa  18 ore al giorno in cella. Come può essere rieducativo un carcere in queste condizioni?». E’ dunque l’emergenza lavoro quella più sentita proprio perché è da esso che arriva il riscatto sociale

Oltre 500 detenuti Secondo i dati aggiornati a ieri mattina, nel penitenziario perugino aperto dopo molti travagli nel 2004, sono detenute 521 persone (il 75% straniere), 441 maschi e 80 femmine. I tossicodipendenti sono invece 138 (52 quelli in terapia metadonica). «Questo è un carcere – dice Marina Sereni – che presenta una situazione non drammatica ma certo non esente da problemi». Uno di questi è l’enorme numero di detenuti che transita solo per pochi giorni: «Duemila persone all’anno – spiega il deputato radicale – transitano a Capanne solo per pochi giorni: questo comporta un enorme lavoro per psicologi, educatori, per le visite mediche e così via».

Psicologi e atti di autolesionismo Psicologi ed educatori che in carcere scarseggiano. Il Ministero infatti ha tagliato ancora il monte ore degli psicologi, così che a fronte di una richiesta dell’amministrazione carceraria, già sottostimata, di 36mila euro per coprire i costi del servizio, ora se ne ritrova in tasca 21mila. Una sforbiciata di quasi il 50%: «Questo significa – dice sempre Bernardini – che ci sono solo due psicologhe che svolgono un’attività con orario 19.30-21». Oltre a ricordare poi i dati pubblicati nelle settimane scorse da Umbria24.it che mostrano come Capanne sia il quarto carcere in Italia per atti di autolesionismo, Bernardini spiega come altri problemi sono rappresentati dalle scuole all’interno del carcere, scarsamente frequentate, dalle celle concepite per due persone dove a volte però ce ne stanno tre o quattro, e quello dei colloqui. «Ci sono persone – spiega il deputato – che non vedono i loro figli da anni».

Di Daniele Bovi

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