GRANDE FELTRI OGGI SU IL GIORNALE: “MACCHÉ ALLARME, CI SONO MENO ASSASSINI”

GRANDE FELTRI OGGI SU IL GIORNALE: “MACCHÉ ALLARME, CI SONO MENO ASSASSINI” 5 maggio 2013

[…]“Che fare? C`è una sola via: pene alternative alla prigione, depenalizzazione dei reati minori,  riforma della custodia cautelare, riforma del potere giudiziario. Per realizzare un’impresa di questa portata bisogna cominciare dall’AMNISTIA, che consentirebbe di ripartire da zero. Ma soltanto ad accennarne si rischia il linciaggio. La gente (e persino certi politici) ignora la realtà: non siamo un popolo di malviventi e assassini. Vi dispiace? 

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Riporto di seguito un articolo scritto da Vittorio Feltri e pubblicato oggi su Il Giornale dal titolo “Macchè allarme, ci sono meno assassini“.

Ieri, sabato, il Tg1 delle 13.30 ha dedicato le prime quattro notizie alla cronaca nera: un farmacista che ammazza a pistolettate moglie e figlia, riduce in fin di vita (coma) il figlio e si lascia annegare in piscina, dopo essersi stordito con barbiturici e roba simile; una ragazza picchiata e strangolata da uno straniero a Castagneto Carducci (Livorno); un’altra ragazza uccisa di coltello a Dragona (Roma); una sposa romana stecchita dal marito «amorevole», guardia giurata, con un colpo d’arma da fuoco alla nuca.

L’informazione fa quello che deve fare: informa. Infatti anche il Corriere della Sera, ancora ieri, recava in prima pagina questo titolo ingentilito da uno sfondo celeste: «Tre storie. Ilaria e le altre. Una strage quotidiana di donne». Sotto, un pezzo firmato da Giusi Fasano. Incipit: «Siamo tutte Ilaria, Alessandra, Chiara, uccise nelle ultime 48 ore». Più chiaro di così il messaggio non poteva essere: l’Italia è diventata una macelleria in cui si abbattono specialmente donne. I macellai, manco a dirlo, sono uomini.

Da qui nasce e prende forza l’idea di coniare un nuovo reato, il femminicidio (di cui si discute da mesi), da considerarsi più grave del comune omicidio. In altri termini, esemplificativi: fai fuori un uomo? 20 anni di reclusione; fai fuori una signorina o una signora? 30 anni. Sarebbe un deterrente: indurre i maschi a pensarci due volte prima di stroncare la moglie, la fidanzata, l’amante. Se il progetto di punire più severamente il femminicidio rispetto all’omicidio ordinario andasse in porto, introdurremmo il principio che gli esseri umani non sono tutti uguali: le donne valgono di più, per cui se ne accoppi una devi scontare più galera. Mi sembra che ciò si scontri con la Costituzione, ma è noto che la Carta è molto adorata e poco rispettata. Ecco perché si fa tanta fatica a modificarla e aggiornarla.

Proseguiamo. I delitti tengono banco in televisione e (meno) sui giornali. Si prestano ad approfondimenti morbosetti e incrementano gli ascolti, e si pensa che i lettori siano assai interessati ai racconti noir. Quasi tutte le emittenti offrono programmi – veri e propri processi – riservati alla trattazione dei delitti clamorosi. I casi della mamma di Cogne, della neolaureata di Garlasco, di Amanda (Perugia), del caporale Parolisi, della ragazzina di Avetrana hanno fatto scuola e inaugurato un filone destinato ad avere un posto fisso nei palinsesti. Segno che rende, come si evince dai dati Auditel. Al punto che l’editore Urbano Cairo, il più svelto sul mercato, ha addirittura varato una nuova pubblicazione cartacea ad hoc, Giallo, nella speranza di sfruttare la spinta televisiva per avere successo, proponendo strangolamenti e accoltellamenti particolareggiati.

Il rotocalco imita, a molti lustri di distanza, lo stile adottato nel dopoguerra da Krimen, rivista che si presentava anche graficamente per ciò che era: una rassegna di violenze varie, simboleggiate da gocce di sangue ben visibili nella testata. Nulla da eccepire su Giallo e chi lo confeziona. Raccontare i fattacci che turbano l’opinione pubblica è lecito: guai a proibirlo, sarebbe una censura intollerabile. Ma una riflessione sull’orgia nera propinata quotidianamente ai consumatori (anche involontari) della cronaca trucida è obbligatoria.

Ricorrono nelle conversazioni sui treni, nei bar e nelle famiglie commenti grossolani e fuorvianti di questo tipo: ogni giorno c’è un delitto; un tempo non accadevano queste cose orribili; dove andremo a finire? come mai gli inquirenti non riescono a scoprire gli assassini? mi sa che siamo vicini all’apocalisse. Discorsi influenzati dall’informazione, la quale però non per questo dev’essere condannata: essa segue l’onda com’è nella propria natura, riflette gli umori prevalenti, espone in vetrina la mercanzia che incontra i gusti maggioritari. In pratica, essendo di moda criticare aspramente il nostro Paese, i media si adeguano e, specializzati come sono nel loro lavoro, colgono al volo l’opportunità di spiattellare anche i dettagli più raccapriccianti degli atti criminali. Che tuttavia in Italia sono da oltre dieci anni in netta decrescenza.

Basta dare un’occhiata alle statistiche per rendersene conto. È falso affermare che aumentino vistosamente i delitti (peraltro crepano ammazzati più uomini che donne). Al contrario, calano a ritmo costante. Gli omicidi volontari nel quadriennio 1993-1997 furono in media 3.819. In quello dal 1997 al 2001 furono 3.215. E in quello dal 2001 al 2005, 2.740. Negli anni successivi si è mantenuta la tendenza verso il basso. Non lo diciamo noi bensì il ministero dell’Interno, di cui abbiamo riportato le cifre ufficiali. Complessivamente, anche altri reati segnano una marcata flessione. L‘Italia, checché se ne dica, è diversa da come noi stessi addetti all’informazione la descriviamo: in Europa, e non solo, è tra le nazioni meno funestate dalla delinquenza. Il nostro sistema di sicurezza, pur vituperato, è efficiente. Il merito sarà di qualcuno: anche dei cittadini, oltre che delle forze dell’ordine e di chi le guida.

Nonostante ciò, non riusciamo a risolvere il problema delle carceri, sempre strapiene, luoghi non di pena ma di tortura, dove l’illegalità esercitata sistematicamente dallo Stato è superiore a quella esercitata saltuariamente da chi le frequenta quale detenuto. Su 18mila arrestati l’anno, 10mila sono stranieri. Le strutture scoppiano anche a causa dell’ingiusta carcerazione preventiva, di cui sono vittime coloro i quali attendono il giudizio. Pendono 5 milioni di processi e i magistrati affogano nelle carte.

Che fare? C’è una sola via: pene alternative alla prigione, depenalizzazione dei reati minori, riforma della custodia cautelare, riforma del potere giudiziario. Per realizzare un’impresa di questa portata bisogna cominciare dall’amnistia, che consentirebbe di ripartire da zero. Ma soltanto ad accennarne si rischia il linciaggio. La gente (e persino certi politici) ignora la realtà: non siamo un popolo di malviventi e assassini. Vi dispiace?