GIUSTIZIA: RITA BERNARDINI SULLE COMUNICAZIONI DEL MINISTRO SEVERINO

17 gennaio 2012

“Signor Presidente, signor Ministro, non credo che, in cuor suo, lei possa pensare che le misure contenute nella sua relazione possano affrontare lo stato comatoso della giustizia italiana. Si tratta, infatti, di piccole misure che assolutamente non possono soddisfare il cittadino che si trova ad affrontare quella che noi riteniamo la più grande questione sociale del Paese, sia per l’irragionevole durata dei processi, civili e penali, sia per la situazione delle carceri. Ma che cosa diciamo ai detenuti con le misure che sono state proposte: «vi tortureremo un po’ di meno» oppure «vi tortureremo più piano»?

Ma come si può accettare che a pochi metri da qui si violino regole fondamentali come l’articolo 27 della Costituzione? Come possiamo accettarlo? Lo sappiamo tutti che queste misure non sono adatte ad affrontare il problema. Eppure proseguiamo con questa strada che sta divenendo sempre più per l’Italia la strada della disperazione.”

La deputata radicale Rita Bernardini si è così espressa in Aula nel minuto a disposizione per la dichiarazione di voto sulle risoluzioni presentate alla Camera sulle comunicazioni del ministro Severino sullo stato della Giustizia.

I radicali si sono astenuti sulla mozione unitaria PDL-PD-Terzo Polo e hanno votato contro quelle di Lega e Italia dei Valori.

A prima firma Bernardini la mozione presentata dai deputati radicali per chiedere al governo di “prevedere scadenze certe, rapide ed improrogabili entro le quali rientrare nella legalità, sia per quanto riguarda i procedimenti penali pendenti, sia per quanto riguarda gli istituti di pena”. Un obiettivo da perseguire attraverso “un disegno di legge volto alla concessione di un’ampia amnistia e dell’indulto in grado, da un lato, di ridurre gran parte dell’arretrato pendente, che attualmente soffoca l’amministrazione quotidiana della giustizia penale, e, dall’altro, di ricondurre il sistema carcerario al rispetto del dettato costituzionale e della legalità internazionale”, come spiegato da Rita Bernardini nel suo intervento a seguito della relazione del Guardasigilli:

“Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, c’è un punto di vista che non è stato purtroppo preso in considerazione, nemmeno nella pur ampia e dettagliata relazione che lei ha fatto, eppure ad avviso della delegazione radicale è quello che dovrebbe stare più a cuore a ciascun rappresentante delle istituzioni: è il principio dello Stato di diritto, del rispetto delle regole, a partire dalla nostra Carta costituzionale. Ebbene la mancanza, totale a nostro avviso, di Stato di diritto si riflette non solo nella condizione in cui sono costretti oggi i detenuti, ma dobbiamo dire tutta la comunità penitenziaria, ma anche sull’enorme pendenza, che pure è stata richiamata in quest’Aula, dei procedimenti civili e penali.

Voglio ricordare che il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa nella risoluzione del 2 dicembre 2010, quindi non è molto tempo fa, ha posto sotto osservazione speciale lo stato della giustizia del nostro Paese e ha ribadito che i tempi eccessivi dei procedimenti giudiziari pongono in discussione la stessa riconoscibilità nel nostro Paese di un vero e proprio Stato di diritto, tutto ciò prospettando il rischio di gravi sanzioni a carico dell’Italia, con disdoro internazionale dell’immagine del Paese e vanificazione dei sacrifici sopportati dai cittadini per costruire una nazione degna di far parte del gruppo di testa della Comunità europea.

Quanto costa tutto questo, in termini anche economico-finanziari? Sul numero dei procedimenti penali pendenti, signor Ministro, lei ci ha ricordato che ammontano a 3 milioni 300 mila, bisogna però ricordare che in questo conteggio non sono contemplati, non sono inclusi i procedimenti pendenti nei confronti di ignoti, che portano così la cifra totale a superare abbondantemente i 5 milioni. Ma ancora a proposito di violazioni, dall’analisi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha compiuto sulle proprie decisioni nel cinquantennio 1959-2010 risulta che l’Italia ha riportato 2.121 condanne, la maggior parte delle quali dovute: all’eccessiva lunghezza dei processi (ben 1.139), alla mancanza di un equo processo (238), alla violazione del diritto di proprietà (297) e alla violazione del diritto ad un ricorso effettivo (76). Il nostro Paese risulta quindi quello fra i più condannati nell’ambito dell’Unione europea, mentre rispetto alla più ampia platea dei 47 Paesi che aderiscono alla CEDU il nostro Paese si attesta al secondo posto superato solo dalla Turchia, che ne ha 2.573, poi veniamo noi, con 2.121 e poi la Russia, con 1.079. Anche questo credo che dia l’immagine di una illegalità diffusa, siamo stati condannati e siamo stati richiamati anche in ambito europeo sulla responsabilità civile del magistrato e anche su questo il Parlamento ancora non è stato capace di intervenire.

Sono state richiamate le parole del Presidente della Repubblica – ecco perché io dico che il nostro punto di vista purtroppo, quello della legalità e dello Stato di diritto, non viene tenuto in considerazione -: cosa ha detto il Presidente Giorgio Napolitano? Stiamo parlando della fine del mese di luglio, ha dichiarato che la giustizia è una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile e che la realtà carceraria rappresenta un’emergenza assillante, fuori del trattato costituzionale, che ci umilia in Europa e nel mondo, sollecitando quindi dalla politica uno scatto e delle risposte adeguate. Io ritengo, signor Ministro, che questo scatto purtroppo non lo vedo all’orizzonte. Prendiamo un direttore di un carcere, dell’unico carcere che forse in Italia è nella legalità costituzionale, quello di Bollate.

Sapete come Lucia Castellano ha definito la condizione carceraria presente nei nostri istituti di pena? L’ha definita con l’espressione: tortura legalizzata. Allora, cosa fare di fronte a questo stato totale di mancanza di regole. Vedete, noi ci apprestiamo ad approvare o a respingere alcune risoluzioni e voglio ricordare al Ministro che in questa legislatura sono state già approvate risoluzioni importanti che riguardavano le carceri, che riguardavano la giustizia. Anche sulla giustizia infatti bisogna arrivare ad una riforma. Prima ho citato la responsabilità civile dei magistrati, ma c’è il tema della separazione delle carriere, dell’obbligatorietà dell’azione penale. Ebbene, queste mozioni approvate non hanno dato alcun risultato concreto. Una è stata approvata nel 2009 e l’altra a gennaio 2010, quella sulle carceri. Allora, noi nel documento le chiediamo una cosa: di prevedere scadenze certe, rapide ed improrogabili entro le quali rientrare nella legalità, sia per quanto riguarda i procedimenti penali pendenti, sia per quanto riguarda i nostri istituti di pena. Noi prevediamo che tutto questo possa essere raggiunto attraverso la concessione di un’ampia amnistia e dell’indulto in grado, da un lato, di ridurre gran parte dell’arretrato pendente, che attualmente soffoca l’amministrazione quotidiana della giustizia penale, e, dall’altro, di ricondurre il sistema carcerario al rispetto del dettato costituzionale e della legalità internazionale”.