GIUSTIZIA: RADICALI IN PRESIDIO A ROMA, L’ UNICA RIFORMA E’ L’ INDULTO

18 gennaio 2012

Giustizia decapitata. I Radicali scelgono un simbolo forte – un manichino di donna pronto per essere ghigliottinato – per rappresentare la situazione della giustizia in Italia. Lo fanno durante un presidio questa mattina a Roma, in Piazza del Pantheon. “Oltre 10 milioni di procedimenti civili e penali pendenti, una popolazione penitenziaria che si avvicina alle 68 mila unità in spazi che potrebbero contenere non più di 45 mila detenuti”, la deputata Rita Bernardini sciorina i numeri della giustizia italiana e critica la relazione portata ieri alla Camera dal Ministro della Giustizia Paola Severino: “Il Ministro non ha aggiunto che per queste ragioni, l’irragionevole durata dei processi e le condizioni letteralmente criminali in cui sono tenuti i nostri detenuti, siamo stati condannati in continuazione in questi ultimi decenni in sede europea. Il Ministro non ha aggiunto che siamo nella più totale illegalità. Quando ci si trova nella più totale illegalità bisognerebbe rimuovere immediatamente le cause che la generano. Questo in Italia non viene fatto da anni. Noi lo chiediamo con una riforma strutturale che possa rimettere in moto la giustizia, che costa tantissimo ai cittadini italiani”.

“Lo stato totale di abbandono della comunità penitenziaria è veramente impressionante – prosegue la deputata radicale – Alla fine del mese di luglio il Presidente della Repubblica aveva detto, ma poi sembra essersene dimenticato, che questa situazione è qualcosa che ci umilia in Europa e che la classe politica avrebbe dovuto avere uno scatto”. Le misure portate avanti dal Ministro Severino “sono del tutto inadeguate”.

“Quello che viene definito lo ‘svuotacarceri’ – prosegue la Bernardini – in realtà farà uscire dalle nostre prigioni illegali alla detenzione domiciliare non più di 3.300 detenuti, ma nell’arco di un anno”.”L’unica riforma strutturale – conclude – è quella dell’amnistia e dell’indulto”. Partecipa al presidio anche Giuseppe Rossodivita, consigliere regionale radicale nel Lazio: “Dobbiamo decidere – afferma – se in questo Paese vogliamo la tortura o se in questo Paese vogliamo una situazione delle carceri che porti a considerare sia gli imputati in custodia cautelare sia i condannati come persone che debbono semplicemente, perché così prevede la nostra costituzione, essere privati della libertà personale. Invece i nostri detenuti sono privati della libertà personale, del diritto alla salute, della dignità di essere uomini: questa è tortura”.