GIUSTIZIA: ABBIAMO CONTATO GLI ANNI, ORA CONTIAMO I GIORNI FINO… AL 28 MAGGIO

GIUSTIZIA: ABBIAMO CONTATO GLI ANNI, ORA CONTIAMO I GIORNI FINO… AL 28 MAGGIO 27 febbraio 2014

Ecco la lettera che ho scritto insieme a Irene Testa, Segretaria dell’Associazione Radicale Il Detenuto Ignoto, e che riguarda il Satyagraha, la nuova iniziativa non violenta dei Radicali Italiani, che partirà dalla mezzanotte di oggi.

Care compagne e cari compagni, a poche ore dal lancio del nostro Satyagraha, vi chiediamo di aiutarci a partire con slancio, dalla mezzanotte di domani giovedì 27 febbraio, già in un numero consistente di dirigenti radicali, responsabili di associazioni radicali e non, deputati e senatori, sindaci, consiglieri regionali, comunali e provinciali, personalità e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, appartenenti a vario titolo al mondo della giustizia (giuristi, avvocati) e a quello penitenziario (direttori, agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali, medici, esponenti delle associazioni del volontariato penitenziario.

Anche alla luce dell’incontro che dovrà esserci a breve con il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, da lui richiesto, crediamo che sia fondamentale far parte e allargare il nostro Satyagraha che, non necessariamente dovrà limitarsi al tradizionale sciopero della fame, ma che auspicabilmente dovrà vederci impegnati a scandire i novanta giorni che ci separano dal 28 maggio con iniziative quotidiane che possono essere di tipo diverso e proviamo qui a fare un primo elenco:

– raccolta di partecipazioni allo sciopero della fame per uno o alcuni giorni, soprattutto dei rappresentanti sopra indicati;

– invio di lettere ai giornali e ad altri media;

– organizzazione di sit-in davanti alle carceri per raccolta adesioni al Satyagraha dei familiari e dei detenuti;

– raccolta di iscrizioni e sottoscrizioni a Radicali italiani e al Partito Radicale, anche questo è una modalità, forse la più forte, di partecipazione al Satyagraha.

 Abbiamo contato gli anni, ora contiamo i giorni…

 Carceri: “È un problema da non trascurare nemmeno un giorno in più” (Giorgio Napolitano, 17 dicembre 2013).

Gli obiettivi e gli interlocutori del nostro Satyagraha. Alla mezzanotte di giovedì 27 febbraio mancheranno 90 giorni a quel 28 maggio fissato per l’Italia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo come termine ultimo per porre fine alla tortura praticata nei confronti dei detenuti ristretti nelle nostre carceri.

Sia chiaro, non ci sarà appello perché il tempo è già scaduto da anni per le reiterate condanne non adempiute da parte del nostro Paese. Non rispettare il termine implicherebbe logicamente, necessariamente, il ricorso alle estreme possibilità e capacità di autodifesa dell’Unione Europea, quali la sospensione o addirittura l’espulsione dall’Unione stessa.

È semplicemente inaccettabile “e perciò da radicali non possiamo accettarlo” che le questioni poste dal Presidente della Repubblica con il suo messaggio alle camere dell’8 ottobre scorso siano state finora inascoltate, oscenamente schernite. Sono fuori strada un Parlamento e un Governo che pensino di cavarsela con qualche “salva carcere” il cui esito sarà quello di qualche migliaio di detenuti in meno.

Il Presidente Napolitano lo ha detto: non c’è da perdere nemmeno un giorno. E, invece, sono stati persi anni, mesi, giorni, vite umane straziate a migliaia, mentre lì “praticamente nella porta a fianco” si ascoltavano le urla provocate da un dolore insopportabile nei corpi e nelle anime. Una sofferenza inflitta per mano dello Stato che fa strame di leggi il cui rispetto è obbligato, leggi riguardanti i Diritti Umani fondamentali, scritte nella Costituzione italiana, nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, nella Dichiarazione universale dei Diritti Umani.

L’obiettivo del Satyagraha è lineare e semplice: chiediamo che le nostre istituzioni mettano in atto tutti quei provvedimenti legislativi volti ad eseguire quanto richiesto dalla Corte di Strasburgo con la sentenza Torreggiani e cioè a rimuovere le cause strutturali e sistemiche del sovraffollamento carcerario che generano i trattamenti disumani e degradanti nelle nostre carceri (violazione dell’art. 3 della Convenzione “Tortura”).

Gli interlocutori del nostro Satyagraha sono il Governo nella persona del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il Parlamento nelle persone del Presidente del Senato Pietro Grasso e della Presidente della Camera Laura Boldrini.

Il nostro dialogo nonviolento non vuole costringere alcuno dei nostri interlocutori istituzionali a fare ciò di cui non è convinto. Il Satyagraha vuol dire fermezza nella verità ed esclude qualsiasi forma di violenza o di ricatto.

Marco Pannella con i suoi lunghi scioperi della fame e della sete ha sempre detto che per il nonviolento la sconfitta più grande è se qualcuno muore e ha sempre sconsigliato lo sciopero della sete in carcere perché i detenuti non hanno la possibilità di sottoporsi a quei controlli medici che sono necessari e possibili solo a chi è fuori e in contatto con strutture sanitarie competenti. Le decine di migliaia di detenuti e di loro familiari che in questi anni si sono associati al Satyagraha radicale questo lo hanno capito. Non c’è alcun ricatto nella nostra azione, vogliamo solo dialogare con le istituzioni chiedendo ai nostri interlocutori di rispettare la loro stessa legalità, in primo luogo, la Costituzione sulla quale hanno giurato.

Nel suo messaggio al Parlamento dell’8 ottobre 2013 “il primo e unico dei suoi due mandati” il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto richiamare la sentenza della Corte Costituzionale (n. 210 del 2013) con la quale essa ha stabilito che, in caso di pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo che accertano la violazione da parte di uno Stato delle norme della Convenzione, “è fatto obbligo per i poteri dello Stato, ciascuno nel rigoroso rispetto delle proprie attribuzioni, di adoperarsi affinché gli effetti normativi lesivi della Convenzione cessino”.

Ed è lo stesso Presidente della Repubblica che, dopo aver elencato tutta una serie di provvedimenti in tema di decarcerizzazione e depenalizzazione, ad ammonire nel suo messaggio che “tutti i citati interventi – certamente condivisibili e di cui ritengo auspicabile la rapida definizione – appaiono parziali, in quanto inciderebbero verosimilmente pro futuro e non consentirebbero di raggiungere nei tempi dovuti il traguardo tassativamente prescritto dalla Corte europea. Ritengo perciò necessario intervenire nell’immediato con il ricorso a “rimedi straordinari”.

È dunque il Presidente Napolitano a indicare Amnistia e Indulto non solo per interrompere “senza perdere un solo giorno” i trattamenti inumani e degradanti nelle nostre carceri, ma anche per accelerare i tempi della Giustizia perché anche sulla giustizia “ritardata” (che è giustizia negata) abbiamo un fardello ultratrentennale di condanne europee per violazione dell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti Umani riguardante “l’irragionevole durata dei processi”.

Noi vivremo i giorni che ci separano dal 28 maggio, in Satyagraha, dialogando con le istituzioni e controllando giorno dopo giorno quali azioni concrete verranno messe in atto per porre fine alla flagranza criminale in cui da anni vive il nostro Stato. Stato di illegalità che, oltre al suo portato di violenza e di morte, umilia e discredita le nostre istituzioni in Europa e nel mondo.

La lettera è stata pubblicata sul sito di Ristretti Orizzonti.