GIUSEPPE GULOTTA, 21 ANNI DI CARCERE PER ERRORE: DI TORTURA IN TORTURA, UNA GIUSTIZIA CRIMINALE SBANCA LO STATO

GIUSEPPE GULOTTA, 21 ANNI DI CARCERE PER ERRORE: DI TORTURA IN TORTURA, UNA GIUSTIZIA CRIMINALE SBANCA LO STATO 23 gennaio 2013

Di errore in errore, di tortura in tortura, una Giustizia criminale sbanca lo Stato. Il caso di Giuseppe Gulotta è esemplare. Quei magistrati? Massimo della carriera, massimo dello stipendio! Dei carabinieri che lo hanno torturato per farlo confessare, non so, ma almeno fra di loro può capitare che qualcuno abbia un rimorso di coscienza.

In carcere 21 anni per errore: ora chiede 69 milioni allo Stato
Giuseppe Gulotta è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di due carabinieri

di Massimo Martinelli

ROMA – La prima richiesta è partita qualche settimana fa, in forma amichevole, diretta al ministero dell’Economia: 69 milioni di euro secchi. Che lo Stato dovrebbe pagare per aver rubato la gioventù a un uomo che adesso ha 55 anni. E che da quando aveva diciotto anni è inseguito da una giustizia che di imparziale non ha nulla. Lui si chiama Giuseppe Gulotta, e quando lo accusarono di aver ucciso due carabinieri era un semplice muratore. Oggi non è più nemmeno quello: secondo i medici ha subito uno stravolgimento della personalità pari al 70 per cento. E tutto perché alcuni investigatori, che non hanno mai subito alcun procedimento disciplinare, lo consegnarono a un tribunale come il vero assassino dei carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo, uccisi in provincia di Trapani il 27 gennaio 1976. Nel fascicolo giudiziario sulla vicenda c’era anche una parziale ammissione da parte di Gulotta.

TORTURA
Che, si scoprirà dopo, era stata estorta con la tortura. I giudici non se n’erano accorti e lo avevano condannato all’ergastolo. Come tutti gli ergastolani Gulotta aveva perso anche i diritti civili, anche la possibilità di sposare la donna che amava, pronta a impalmarlo anche nella cappella del carcere. Gulotta sembrava dunque destinato a morire in prigione, come già era accaduto a un suo presunto complice, deceduto pochi mesi dopo l’arresto.

REVISIONE
A consegnare al suo legale fiorentino, Pardo Cellini, un grimaldello per scassinare la serratura della cella era arrivato invece un ex ufficiale dei carabinieri, Renato Olino che, nel 2007, aveva raccontato come le confessioni di Gulotta e degli altri presunti complici fossero state ottenute dopo terribili torture da parte dei carabinieri. L’ufficiale si era dimesso dall’Arma e non aveva retto al rimorso. La sentenza di revisione della condanna è arrivata a febbraio scorso. E solo adesso è diventata definitiva, dopo che la procura generale ha rinunciato a ricorrere in Cassazione. Contestualmente è arrivata la decisione di chiedere il maxirisarcimento: «Abbiamo fatto il conto basandoci sulle tabelle del tribunale di Milano – spiega l’avvocato Pardo Cellini – Se la richiesta amichevole non dovesse essere presa in considerazione siamo pronti ad iniziare un nuovo processo».

Fonte: Il Mattino