ERGASTOLO, BERGOGLIO RADICALE DA QUELLA TELEFONATA A PANNELLA. ECCO COSA GLI HA DETTO…

ERGASTOLO, BERGOGLIO RADICALE DA QUELLA TELEFONATA A PANNELLA. ECCO COSA GLI HA DETTO… 24 ottobre 2014

Oggi su Intelligonews  la mia intervista in cui racconto cosa si sono detti Marco Pannella e Papa Francesco

“Parole straordinarie”. E’ la premessa con cui Rita Bernardini, segretario nazionale di Radicali Italiani, commenta il monito del Papa su ergastolo e corruzione. Nell’intervista a Intelligonews svela cosa disse Bergoglio a Pannella nella famosa telefonata…

Come commenta le parole di Papa Francesco che ha definito l’ergastolo “una pena di morte nascosta”? Pannella ha parlato di “notizia che farà epoca”, di “splendido intervento”.

«Sono sicuramente parole straordinarie. Va tenuto presente che noi la scorsa estate abbiamo tentato di raccogliere le firme su dodici referendum e uno di questi era proprio sull’abrogazione dell’ergastolo, tema che abbiamo già affrontato nel 1977 co un referendum che in quell’occasione era insieme al quesito sul finanziamento pubblico ai partiti che perdemmo per poco. Quello sull’ergastolo ci vide da soli fare la campagna, perché lo stesso Pci che a parole si diceva favorevole, poi non fece la campagna per il ‘sì’».

Il Papa ha anche detto che la corruzione è “un male più grande del peccato”. Condivide?

«Non entro nel merito dei peccati, prendo le parole del Papa al punto di vista della laicità. Tuttavia bisognerebbe interrogarsi sulle cause della corruzione. Faccio un esempio: sostanze stupefacenti e proibizionismo. Ormai abbiamo segnali in tutto il mondo che questa politica scellerata sta per essere dismessa; ci vorrà ancora del tempo ma la strada è quella. Il proibizionismo comporta corruzione e lo abbiamo visto con varie inchieste, perché dà un valore a determinate sostanze che in realtà non lo hanno. In altre parole, c’è il costo del proibizionismo che grava sulla sostanza. Poi, ci troviamo di fronte all’ipocrisia dello Stato che su spinta europea, mette il traffico illegale degli stupefacenti tra gli indicatori del Pil nazionale. E’ evidente che specie in alcune zone del paese il traffico di sostanze stupefacenti tiene in mano l’economia ed è capace di corruzione a tutti i livelli. Voglio dire: occorre ben comprendere da cosa può essere generata la corruzione. Noi alcuni anni fa abbiamo proposto l’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati anche nelle partecipate perché siamo convinti che il diritto alla conoscenza e il controllo che può fare il cittadino è il più importante deterrente ai sistemi di corruzione».

C’è un effetto Bergoglio anche in politica sui grandi temi?

«Non so se ci sia un effetto Bergoglio. I temi di cui si parla sono quelli che noi Radicali affrontiamo da una vita: oggi si discute di coppie di fatto gay ma noi il Movimento degli omosessuali lo costituimmo nel 1971 e non abbiamo mai dismesso questo tipo di battaglie. Diciamo che attraverso la volontà, l’opera per il cambiamento della legge, via via la società si è andata modificando, aprendosi a istanze di libertà e di liberazione».

Non c’è dubbio però che Francesco abbia dato una scossa, come peraltro accaduto durante i lavori del Sinodo.

«Su questo non c’è dubbio: al Sinodo hanno fatto un dibattito che in Italia ce lo sogniamo, anche per la totale chiusura, eccetto il gossip, dei mezzi di comunicazione di mass a partire dal servizio pubblico radio-televisivo. Non è un caso che leader come Pannella, la Bonino e in generale i Radicali ne siano espulsi. Venti giorni fa, nel silenzio assoluto, abbiamo presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo sulla cancellazione operata nei confronti del movimento radicale dal servizio pubblico radio-televisivo e non solo. E’ ciò che noi denunciamo e lo faremo al nostro congresso la prossima settimana a Chianciano dal titolo “Diritto alla conoscenza” e cioè l’affermazione dello Stato democratico, federalista e laico contro il ritorno del prevalere dei regimi».

In che senso?

«Riteniamo che dopo 60 anni di mancato rispetto da parte della partitocrazia delle regole fondamentali, a partire dalla Costituzione, ormai ci troviamo in una democrazia reale, non in una vera democrazia, così come un tempo c’era il comunismo reale. Dico questo perché rispetto allo Stato di diritto e diritti dei cittadini c’è sempre una ragion di Stato che vi si oppone e che ha come obiettivo tenere all’oscuro i cittadini».

Da Radicale come l’apertura alle coppie gay di Berlusconi che coincide, almeno temporalmente, con quella emersa durante i lavori del Sinodo?

«Berlusconi torna ad essere quello del ’94. Non è un caso che all’epoca ci fu un accordo con i Radicali che portò all’elezione di sette parlamentari tra i quali la Bonino. Allora, Berlusconi non voleva mettere chiusure e bavagli sui diritti civili fondamentali; poi sono arrivati i Sacconi, le Roccella e si è bloccato tutto. Adesso questa parte oltranzista è rappresentata in Ncd, tanto è vero che il Pd fa continue retromarce per non dispiacere all’alleato di governo come è accaduto al Senato con la riforma del divorzio breve».

Senta, ma Papa Francesco è “radicale”?

«Non so se qualcuno si ricorda cosa disse Papa Francesco nella famosa telefonata a Marco Pannella quando era ricoverato al Gemelli e stava facendo lo sciopero della sete, oltretutto dopo un intervento chirurgico, proprio sul tema dell’amnistia e delle carceri».

Lo dica lei.

«Il Papa disse a Pannella una cosa che sconvolse anche noi Radicali che cercavamo in tutti i modi di dissuadere Marco dalla sua forma di protesta. Il “radicale” Bergoglio disse a Pannella: sia coraggioso. Questa frase ha colpito molto perché con quelle parole il Papa condivideva la lotta che Pannella ormai conduce da anni sull’amnistia per la Repubblica, cioè perché la Repubblica possa tornare ad essere uno Stato democratico. E dicendo ‘sia coraggioso’ glielo ha detto sugli obiettivi. E Marco che ha capito la forza, la portata di questo incoraggiamento, ha fatto quello che non eravamo riusciti a fargli fare noi: dopo quella telefonata si è bevuto una tazzina di caffè. Aggiungo un altro aspetto…».

Quale?

«Le parole pronunciate ieri dal Papa vano lette tutte; è stato un intervento straordinario nel quale ci si può leggere, anche se il Pontefice ovviamente non ha usato il termine 41 bis, un riferimento preciso. Quando dice di essere contro i supercarceri, contro l’isolamento che è una forma di tortura, contro l’ergastolo, cos’è il 41 bis se non tutto questo? L’aver fatto queste affermazioni in un paese dove se uno nomina il 41 bis e la sua abrogazione viene subito identificato come mafioso, parole del genere colpiscono molto. Io ho fatto uno sciopero della fame sul 41 bis e sulle condizioni in cui è tenuto Provenzano, una persona ormai incapace di intendere e volere. Potremmo dire che le parole del Papa arrivano ad essere sconvolgenti per l’ortodossia che c’è in Italia in base alla quale di certe cose non si può proprio parlare».