DIGIUNO DI DIALOGO PER IL DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA CONOSCENZA

DIGIUNO DI DIALOGO PER IL DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA CONOSCENZA 14 gennaio 2013

Prosegue l’iniziativa nonviolenta di militanti e dirigenti radicali iniziata la mezzanotte dell’11 gennaio per il diritto costituzionale alla conoscenza. Invito ai cittadini ad unirsi al digiuno di dialogo verso le massime istituzioni.

Dopo 48 ore di sciopero della fame e della sete, mentre Marco Pannella e Giorgio Pagano proseguono lo sciopero della sete giunto al terzo giorno, gli altri partecipanti all’iniziativa nonviolenta passano allo sciopero della fame chiedendo ai cittadini che credono ancora nella democrazia, nello stato di diritto, nella “giustizia giusta” di unirsi al digiuno di dialogo rivolto ai rappresentanti delle massime istituzioni italiane – a partire dal Presidente della Repubblica – e ai mezzi di informazione affinché sia garantito agli italiani il diritto costituzionale alla conoscenza fin qui negata sui temi connessi alla giustizia e alla carceri.

Sebbene l’Autorità abbia ripetutamente ordinato alla Rai – da ultimo nell’agosto 2012 – di assicurare l’approfondimento su temi definiti di “rilevante interesse politico e sociale”, sino ad oggi agli italiani è stato impedito di conoscere le ragioni e le soluzioni di quella condizione criminale che fa della Repubblica un sorvegliato speciale in Europa per la sistematica violazione dei diritti umani.

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Perché si prosegue con l’azione nonviolenta?

Le ragioni sono le stesse dell’appello di Pietro Nenni e Giuseppe Saragat del 1976, quando Marco Pannella fece un lungo sciopero della fame e per alcuni giorni anche della sete “per il diritto del popolo italiano ad essere informato” cioè a conoscere per deliberare di einaudiana memoria.

Pietro Nenni e Giuseppe Saragat si rivolgevano alle massime autorità dello Stato, al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera e del Senato, ai segretari dei partiti politici rappresentati in Parlamento affinché fossero “assicurati alla campagna elettorale pubblica elementari criteri di equità e di giustizia” e definivano “assurdo e scandaloso” che Marco Pannella dovesse, “per assicurare diritti fondamentali ed elementari, affrontare una prova così grave, come rischiare la propria esistenza”.

Insieme a Nenni e Saragat, le firme prestigiose del mondo della politica e della cultura italiani e non solo come Jean Paul Sartre, Simone De Beauvoir, Norberto Bobbio, Umberto Terracini, Rita Levi Montalcini, Alberto Moravia, Umberto Eco, Giorgio Albertazzi, Franco Fortini, Altiero Spinelli, Alberto Bevilacqua, Camilla Cederna, Federico Caffè, Ferruccio Parri, Ignazio Silone, Elena Croce, Giacomo Mancini, Arrigo Benedetti, Loris Fortuna, Riccardo Lombardi, Antonio Baslini.

Rispetto a quanto avveniva 36 anni fa la situazione di oggi è addirittura peggiorata. Se il regime di allora aveva delle contraddizioni in cui le istanze radicali potevano trovare una fessura di dialogo, oggi il fascio partitocratico è serratissimo. Basti vedere come i “padroni” delle coalizioni si sono comportati, sia a livello nazionale che regionale, nei confronti della Lista Amnistia Giustizia Libertà: hanno imbarcato tutti tranne-i-radicali. A livello regionale nel Lazio hanno imposto l’eliminazione dei due consiglieri della Lista Bonino-Pannella, Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, che hanno smascherato i predatori fascio-partitocratici del denaro pubblico facendo così cadere la giunta Polverini. In Lombardia tanto Bersani quanto Monti – così come avvenuto a Livello nazionale – hanno negato l’apparentamento della lista a coloro che hanno determinato la caduta della Giunta Formigoni, illegale governatore che si presentò due anni fa con firme palesemente false.

I partecipanti all’iniziativa nonviolenta sono: Marco Pannella e Giorgio Pagano (giunti al terzo giorno di sciopero della sete ) ; Sergio Stanzani, Rita Bernardini, Maurizio Bolognetti, Alessandro Massari, Mario Staderini, Antonio Stango, Valter Vecellio, Donatella Corleo, Federico Tantillo e Paola Di Folco, che dopo 48 ore di sciopero della sete proseguono con lo sciopero della fame.

Marco Beltrandi si trova da ieri ricoverato a Policlinico Umberto I e Filomena Gallo ha dovuto interrompere per disposizione inderogabile dei medici.