DDL 5019 Bis A, la mia risposta ad Andrea Orlando, Responsabile Giustizia del PD

DDL 5019 Bis A, la mia risposta ad Andrea Orlando, Responsabile Giustizia del PD 8 dicembre 2012

Andrea Orlando, Responsabile Giustizia del PD, nella sua dichiarazione di voto finale sul DDL 5019-bis-A, ha detto:

“(1) Dovremmo ripensare complessivamente il sistema. Hanno ragione, in questo senso, i compagni ed amici radicali, però vorrei ricordare che le stesse considerazioni che fanno oggi le fecero anche quando approvammo, insieme con la Lega, il provvedimento del piano carceri che prevedeva i domiciliari a fine pena. Ci dissero che era una misura totalmente irrilevante. Non è stato così. Lo dico rendendo merito al Ministro che l’ha presentato e al Ministro che poi lo ha fatto approvare.

(2) Nel corso di questi anni la popolazione carceraria è diminuita. Questo è il primo anno nel quale non vediamo una ulteriore crescita della popolazione carceraria da molti anni e contemporaneamente – questo è il punto – abbiamo assistito – è una macabra statistica – a una lieve diminuzione dei suicidi in carcere. Allora, io non credo che questo provvedimento risolverà tutto, ma, dal punto di vista culturale e politico, rappresenta un passo in una direzione inversa e diversa rispetto a quella di questi 20 anni.

(3) Rappresenta il tentativo di sfidare anche un senso comune che si è consolidato e, da questo punto di vista, credo che sbaglino a non cogliere fino in fondo in questa misura anche un risultato delle loro battaglie”.

Ebbene ad Andrea Orlando io rispondo:

(1) I suoi ricordi sono a dir poco confusi: il primo provvedimento, fu presentato dall’allora Ministro Alfano a seguito dell’approvazione della mozione sulle carceri (la prima in ordine di tempo fu quella radicale) e della mia iniziativa nonviolenta di sciopero della fame. La prima versione era buona ed efficace perché consentiva ai detenuti di scontare l’ultimo anno di detenzione ai domiciliari senza passare dal giudizio del magistrato di sorveglianza. Il ragionamento era semplice: poiché il detenuto sarebbe comunque uscito di lì ad un anno, era sicuramente meno criminogeno evitare di farglielo passare nei luoghi di tortura e di illegalità che sono le carceri italiane. Ma fu il PD – d’accordo con l’allora maggioranza – a snaturare l’originario provvedimento pretendendo che a concedere i domiciliari fossero i magistrati di sorveglianza già oberati da moltissimo lavoro. E il risultato si è visto nonostante che con il Dl Severino è stata elevata fino a un anno e mezzo la possibilità di scontare presso il proprio domicilio il residuo pena: se confrontiamo i dati del 2011 con quelli del 2012 al 30 novembre vediamo che la popolazione detenuta è diminuita di 1.418 unità mentre i posti sono aumentati di 1.412 unità. Come ebbi modo di dire in occasione della dichiarazione di voto finale sul Dl Severino “torturiamo i detenuti un pochino di meno, ma continuiamo a torturarli”.

(2) Sui “suicidi” in carcere, Orlando afferma “c’è una lieve diminuzione”. Ma come, anziché riflettere sul fatto che siamo a ben 57 suicidi all’8 dicembre, Orlando usa la “macabra statistica” (furono 66 al 31 dicembre 2011), per dire che c’è una flessione? Proprio ieri un altro detenuto si è impiccato!

(3) Infine, Orlando ammette “non credo che questo provvedimento risolverà tutto” (poco o niente, dico io) ma che dal punto di vista “CULTURALE e POLITICO, rappresenta un passo in una direzione inversa e diversa rispetto a quella di questi 20 anni”. No, caro Andrea, la direzione è la stessa: illegalità, Stato di diritto mortificato, violazione di diritti umani fondamentali. Una legge non deve fare “cultura”, una legge deve risolvere i problemi, soprattutto quando sono in gioco i fondamenti della nostra Costituzione.