CHE SUCCEDE NEL CARCERE DI MATERA?

21 ottobre 2012

Che succede nel carcere di Matera? In questi giorni un ispettore di polizia penitenziaria, segretario regionale della Uil penitenziari, Giovanni Grippo, si è autoconsegnato per tre giorni nell’istituto attuando 48 ore di sciopero totale della fame e della sete.

Con la sua azione nonviolenta il responsabile sindacale ha voluto porre in evidenza i gravi problemi di legalità riguardanti l’istituto, problemi che sono stati puntualmente ignorati dall’Amministrazione. Anch’io come deputata radicale che ha più volte visitato l’istituto materano assieme all’esponente radicale Maurizio Bolognetti, riscontro l’indifferenza delle istituzioni e ciò è documentato dalle risposte del tutto evasive e insoddisfacenti fornite dal Ministero della Giustizia agli atti di sindacato ispettivo presentati.

Da quel che riferisce Giovanni Grippo il malumore tra il personale all’interno del carcere di Matera è palpabile e non potrebbe essere diversamente visto che ricadono sugli agenti turni massacranti, straordinari non pagati e ferie non godute, il tutto in un clima di sicurezza e salute sul lavoro che lascia a dir poco a desiderare: le aggressioni da parte dei detenuti nei confronti del personale sono all’ordine del giorno anche perché la detenzione si concretizza sempre più, per il sovraffollamento e la mancanza di risorse umane e materiali, in trattamenti inumani e degradanti.

Ciò che però mi rattrista di più è che nei tre giorni dell’azione nonviolenta di questo servitore dello Stato che con le 48 di sciopero della sete e della fame ha messo seriamente in pericolo la sua salute, né il Direttore né il Comandante, gli abbiano rivolto la parola per comprendere le ragioni della sua iniziativa. Eppure Grippo poneva (e pone) un problema di mancato rispetto delle norme: perché è stata cambiata la composizione della Commissione Interpello (organismo che vigila sull’applicazione normativa in materia di sicurezza e salute nei posti di lavoro) regolarmente costituita?

Con Maurizio Bolognetti, siamo “con” Giovanni Grippo e ci teniamo a dirlo pubblicamente. Lo siamo non solo con le parole, pure importanti in un clima di indifferenza generalizzata. Lo siamo e lo saremo con gli strumenti, anche nonviolenti, che abbiamo a disposizione.