CASTE E REFERENDUM NEGATI. LA GIUSTIZIA NON SI RIFORMA

CASTE E REFERENDUM NEGATI. LA GIUSTIZIA NON SI RIFORMA 11 settembre 2014

Riposto di seguito la lettera che ho scritto al direttore de Il Tempo, Marco Chiocci in merito alla riforma della Giustizia, che pare ancora in alto mare

Caro direttore

a proposito di riforma della giustizia.Ricordi? «No, non firmo i referendum perché leriforme le farà il Parlamento»: così Matteo Renzi a Marco Pannella nel mese di agosto 2013, un anno fa. Oppure. «Cari elettori, andate pure al mare disertando le urne perché queste riforme le farà il Parlamento quando io sarò divenuto Presidente del Consiglio»: così Silvio Berlusconi al momento del voto referendario nel 2000.

Nel primo caso (quello di Matteo Renzi che non firma, mentre Silvio Berlusconi di firme ne metteva pubblicamente e platealmente dodici al tavolo radicale di Largo Argentina per poi doversi accorgere che il Popolo delle Libertà occupava il tempo più ad organizzare la scissione che ad allestire i banchetti) noi radicali non raggiungemmo, secondo una discutibile decisione della Corte di Cassazione, le 500.000 firme necessarie a convocare i referendum.

Nel secondo caso (quello di Berlusconi che invita alla diserzione delle urne), non si arrivò al quorum pur registrando il massiccio voto favorevole dei dieci milioni di elettori che si recarono ai seggi, malgrado l’ostracismo dei media.

In ambedue le vicende citate, molti dei referendum riguardavano proprio la Giustizia: separazione delle carriere dei magistrati, responsabilità civile (riproposto perché nonostante la vittoria del 1987 fu proprio il Parlamento a vanificarne l’esito), incarichi extra-giudiziari, carriere dei magistrati e magistrati fuori ruolo, sistema d’elezione del Consiglio Superiore della Magistratura, custodia cautelare, ergastolo.

Oggi, invece, quale è lo “spettacolo” che si propone ai nostri occhi? Un guazzabuglio di disegni di legge che, c’è da scommettere, difficilmente vedranno la luce a causa dei sempre efficacissimi veti incrociati. Il tutto condito con tanto di scontri su problemi epocali come le ferie dei magistrati i quali – parola di ANM! – giustificano la prolungatissima villeggiatura annuale affermando di utilizzarla (poverini) per motivare sentenze, studiarsi le carte, aggiornarsi.

Se fossimo in un Paese democratico, la riforma strutturale della Giustizia avrebbe già imboccato la strada maestra della decisione popolare con alcuni punti veri di riforma che sarebbero stati già acquisiti grazie al voto dei cittadini.

Ma da decenni e sempre di più viviamo in una «non democrazia» che nega il diritto alla conoscenza al suo popolo in nome di una sotterranea Ragion di Stato partitocratica, correntocratica, spartitoria e dilapidatrice di risorse e di diritti umani fondamentali universalmente acquisiti.

Ragion di Stato che, opponendosi allo Stato di Diritto, ha fatto precipitare l’Italia agli ultimi posti delle classifiche mondiali riguardo all’amministrazione della Giustizia, alla libertà d’impresa, all’inarrestabile formazione del debito pubblico.

Da Radicale sono convinta che è proprio per l’affermazione del “nuovo” diritto umano alla conoscenza – oggi negato (non solo in Italia) – che occorra urgentemente impegnarsi ricercando e trovando nuove risorse che diano respiro e forza al Partito Radicale Nonviolento transnazionale e transpartito già artefice di grandi conquiste umane e civili in sede Organizzazione delle Nazioni Unite come la moratoria delle esecuzioni capitali, l’istituzione della Corte Penale internazionale e la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili.