CARCERI: LE DICONO CHE HA ARIA NELLA PANCIA, MA SI TRATTA DI UN TUMORE

9 marzo 2012

Interrogazione della deputata radicale Rita Bernardini sul caso di una detenuta di Rebibbia: “Salute è diritto inviolabile della persona umana”

Roma, 9 marzo 2012

Lamentava forti dolori addominali, ma secondo il medico del carcere non aveva nulla di grave, ma solo aria nella pancia. Ulteriori accertamenti, effettuati dopo diversi giorni a fronte del persistere del dolore, hanno invece evidenziato un sospetto carcinoma e alcune formazioni a carico dell’ovaio. La donna è stata così sottoposta a un intervento chirurgico per asportare ovaie, utero e appendice: ancora qualche giorno di ritardo e non ce l’avrebbe fatta.

Il caso, che vede protagonista una detenuta del carcere romano di Rebibbia, è ora oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata dalla deputata radicale in commissione Giustizia Rita Bernardini.

I.d.G, reclusa con ancora sei anni da scontare e ammessa al lavoro esterno (articolo 21 o.p.), prestava servizio in un laboratorio del Consorzio Artemisia poco distante dall’istituto, dove lavorava pelle e cuoio. Ed è proprio alla presidente volontaria del Consorzio che la donna si era rivolta alla comparsa dei dolori, il 14 gennaio scorso.

Su sua indicazione, la detenuta si era così fatta visitare dal medico del carcere, il quale “in modo alquanto infastidito” le aveva detto che non c’era nulla di grave, ma semplicemente aria, come riferito l’indomani da I.d.G. alla volontaria. Rassicurazioni erano arrivate anche dalla radiologa del carcere che alcuni giorni più tardi aveva eseguito l’ecografia addominale riscontrando la presenza nella pancia di aria e liquido; mentre la dottoressa di turno a Rebibbia le aveva consigliato di sottoporsi a una Tac in una struttura privata posta all’esterno e di concordare con un medico, sempre privatamente, un ricovero per fare ulteriori accertamenti.

Il 21 gennaio la detenuta, in preda a dolori fortissimi, viene portata al pronto soccorso del policlinico Umberto I dove le viene diagnosticato un “sospetto carcinoma ovario”. In particolare l’Eco Addome evidenzia “un abbondante versamento ascitico fino allo scavo pelvico”, mentre la Tac mette in risalto una “massa di tipo cistico di oltre 30 centimetri che comprime sigma e dislocazione utero e vescica, pancreas, reni e area mesenterica”. Più due “altre formazioni a carico dell’ovaio”.

“Il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, rappresenta un diritto inviolabile della persona umana, insuscettibile di limitazione alcuna ed idoneo a costituire un parametro di legittimità della stessa esecuzione della pena, che non può in alcuna misura svolgersi secondo modalità idonee a pregiudicare il diritto del detenuto alla salute ed alla salvaguardia della propria incolumità psico-fisica”, si legge nell’interrogazione di Rita Bernardini. Ma “il trattamento sanitario riservato alla detenuta in questione non è conforme alle leggi dello Stato”, continua da deputata radicale che ai Ministri della Giustizia e della Salute chiede di fare chiarezza sulla vicenda segnalata, “al fine di individuare eventuali responsabilità e assicurare un’adeguata tutela del diritto alla salute dei detenuti”.

LEGGI L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE