CARCERI, LA SCENEGGIATA ORA PASSA AL SENATO. NON CI SIAMO RISPARMIATI NEMMENO LA RUSSA “MAESTRO DI COSTITUZIONE”

CARCERI, LA SCENEGGIATA ORA PASSA AL SENATO. NON CI SIAMO RISPARMIATI NEMMENO LA RUSSA “MAESTRO DI COSTITUZIONE” 4 luglio 2013

E’ una ridicola sceneggiata quella che è stata messa in atto da Fratelli d’Italia, Lega e Movimento 5 Stelle contro il disegno di legge sulle pene alternative licenziato oggi dalla Camera. Soprattutto perché il provvedimento non è in alcun modo adeguato a risolvere il problema per il quale lo Stato italiano si presenta al cospetto dell’Europa come uno Stato canaglia perché sottopone in modo strutturale le persone private della libertà a trattamenti inumani e degradanti.

A dirlo ormai non sono più solo Marco Pannella e i radicali, ma la stessa ministra Cancellieri, secondo la quale l’amnistia (quella vera, quella prevista dall’art. 79 della Costituzione) è “imperativo categorico morale” di fronte alla situazione fuorilegge che le hanno lasciato governi e parlamenti passati.

Ascoltare Ignazio La Russa che grida all’incostituzionalità definendo il provvedimento un’amnistia e minacciando di promuovere un referendum abrogativo e di ricorrere alla Corte Costituzionale, dà la misura della messinscena apparecchiata dalle sopracitate “opposizioni” parlamentari.

Del resto, non potevo minimamente sospettare che il “camerata” Ignazio Benito La Russa avesse così o cuore la Costituzione italiana della quale però sembra ancora ignorare alcuni articoli e commi fondamentali, come il comma 4 dell’articolo 13 per il quale è punita ogni violenza fisica e morale nei confronti delle persone sottoposte a restrizioni della libertà e il comma 2 dell’art. 27 secondo il quale “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Quanto alla sbandierata “sicurezza”, oltre al fatto che tutte le statistiche indicano con certezza il crollo della recidiva per i detenuti che accedono alle misure e alle pene alternative rispetto a coloro che scontano tutta le pena in carcere, mi piacerebbe porre una domanda a La Russa. Si sente più sicuro se i 10.263 (*) detenuti che devono scontare come pena residua meno di 12 mesi continuino ad essere torturati nelle patrie galere o se invece escano ai domiciliari o magari per svolgere un lavoro di pubblica utilità, risarcendo così almeno in parte la collettività?

(*) dati Ministero Giustizia al 30 giugno 2013.