CARCERI: LA GIUSTIZIA BRITANNICA SI RIFIUTA DI FAR SCONTARE LA PENA IN ITALIA AD UN SOMALO A CAUSA DEI TRATTAMENTI INUMANI E DEGRADANTI

CARCERI: LA GIUSTIZIA BRITANNICA SI RIFIUTA DI FAR SCONTARE LA PENA IN ITALIA AD UN SOMALO A CAUSA DEI TRATTAMENTI INUMANI E DEGRADANTI 13 marzo 2014

L’ex senatore Marco Perduca, Vice Presidente del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, mi ha trasmesso la notizia secondo la quale “the Royal Court of London” ha ieri deciso di non trasferire in Italia un cittadino somalo per scontare una pena detentiva perché ritiene che non sia possibile estradare persone verso paesi che violano l’art. 3 della Convenzione.

Dopo il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che il 6 marzo scorso ha espresso “seria preoccupazione” per il modo in cui l’Italia sta affrontando il sovraffollamento carcerario in vista della scadenza del 27 maggio imposta dalla Corte EDU con la sentenza “pilota” dell’8 gennaio 2013 (Torreggiani), ora anche gli stati membri dell’Unione Europea cominciano a denunciare la tortura delle carceri italiane.

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Lo scorso mese di novembre Marco Perduca era stato audito come esperto dai magistrati della Corte londinese proprio nell’ambito del procedimento chiamato a decidere sull’estradizione in Italia di Mr Hayle Abdi Badre.

Un’altra umiliazione in ambito europeo che però sembra non scalfire la colpevole inconcludenza del Governo e del Parlamento sull’illegalità della nostra giustizia e delle nostre carceri.

Personalmente, e ormai da 14 giorni, proseguo – con Irene Testa, Alessandra e Francesca Terragni e Diego Sabatinelli – lo sciopero della fame nell’ambito di un Satyagraha collettivo che vede coinvolte 979 persone che hanno deciso di scandire i giorni che ci separano dal 27 maggio con quotidiane iniziative nonviolente. Nostra intenzione è quella di sostenere le ragioni, le proposte e le speranze del Messaggio che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rivolto al Parlamento l’8 ottobre del 2013.