CARCERI, L’ ITALIA DEVE CANCELLARE TRATTAMENTI INUMANI

CARCERI, L’ ITALIA DEVE CANCELLARE TRATTAMENTI INUMANI 27 maggio 2014

I trattamenti inumani e degradanti nelle carceri vanno totalmente cancellati. Non si può discutere della ‘gradazione’ della tortura, vedendo se i detenuti debbano essere torturati di più o meno. Insomma: non ci siamo proprio.

Ad ascoltare alcuni commenti sembra che con l’ultimatum dato al nostro Paese dalla Corte europea, si debba misurare la gradazione della tortura. E invece non è così: la Cedu ci ha chiesto di riomuovere le cause strutturali che generano trattanenti inumani e degradanti, e tutto questo non si è realizzato. In realtà fin dall’emanazione della sentenza Torreggiani l’Italia avrebbe dovuto rimuovere subito i trattamenti inumani, per questo abbiamo proposto da anni un provvedimento di amnistia e indulto. Certo possiamo dire che ci sono meno detenuti, ma rimane la situazione di una pena illegale che continua a essere eseguita nelle nostre carceri, anche nella forma della custodia cautelare. Noi Radicali abbiamo presentato un Dossier di oltre 50 pagine al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che a partire dal 3 giugno dovrà valutare quanto fatto dall’Italia in merito alla condanna della sentenza Torreggiani.

Nel Dossier al quale abbiamo lavorato con l’avvocato Deborah Cianfanelli, della direzione nazionale di Radicali italiani, ripercorriamo tutti gli aspetti della pena illegale in Italia, che non riguarda solo gli spazi a disposizione di ciascun detenuto (e qui il sovraffollamento persiste) ma anche la possibilità di accesso alle cure. Su questo versante la situazione è disastrosa, perché oltre i tossicodipendenti, che sono il 32%, il 27% di detenuti ha un problema psichiatrico. Ma non solo: malattie infettive debellate all’esterno -denunciano i radicali- dietro le sbarre si diffondono sempre di più. Tra queste, l’epatite C è la più frequente (32,8%), seguita da Tbc (21,8%), epatite b (5,3%), Hiv (3,8%) e sifilide (2,3%). Con tutti i rischi di diffusione di queste malattie all’esterno. Nell’inchiesta dei radicali si analizzano inoltre le possibilità di accesso alle attività trattamentali, quali il lavoro e lo studio. Anche qui siamo ancora all’anno zero. C’è una percentuale bassissima di detenuti che può svolgere lavori poi spendibili all’esterno. Su quasi 60.000 detenuti, solo 2.278 solo quelli che svolgono attività per datori di lavoro esterni, mentre 12.268 fanno lavori poco qualificanti all’interno del carcere.

Quanto agli interventi approvati per ridurre l’emergenza sovraffollamento, queste misure non sono tali da far uscire l’Italia dall’illegalità e farla rientrare nei parametri costituzionali italiani ed europei. In particolare tengo a sottolineare che ancora una volta la politica ha scaricato le decisioni sui magistrati di sorveglianza. Questi ultimi, già in precedenza, non riuscivano a star dietro a tutte le istanze presentate dai detenuti in quanto la pianta organica, peraltro insufficinte, che prevede 173 unità, in realtà vede coperti soltanto 158 posti. A ciò si aggiunga il fatto che ancora più carente è il personale amministrativo e di cancelleria. Inoltre fra i compiti aggiuntivi per i magistrati di sorveglianza, c’è quello del cosiddetto ‘rimedio interno’ che l’Italia ha dovuto prevedere viste le tantissime istanze presentate alla Corte Ue da parte di detenuti. In base a questa norma, il detenuto deve fare tutta la trafila interna e alla fine del provedimento, se ritiene che i suoi diriti siano stati violati, può fare ricorso alla Corte Europea. Oggi il confronto è sulla sentenza Torreggiani. Mi auguro che presto -e su questo l’iniziativa dei Radicali e di Marco Pannella è in corso da anni- si discuta delle condanne trentennali comminate all’Italia per la violazione dll’art. 6 della Convezione dei diritti dell’uomo, e cioè per l’irragionevole durata dei processi, che secondo il Comitato dei ministri dell’Europa mette in pericolo lo stato di diritto. Sulle condizioni delle carceri italaine, come sui problemi della giustizia, da parte nostra, continueremo la lotta non violenta che non abbiamo mai dismesso. La democrazia e lo stato di diritto si possono realizzare solo difendendo i diritti umani fondamentali.