CARCERI, DOPO 46 GIORNI SOSPESO LO SCIOPERO DELLA FAME

CARCERI, DOPO 46 GIORNI SOSPESO LO SCIOPERO DELLA FAME 14 aprile 2014

Ieri sera, dopo 46 giorni di sciopero della fame, ho sospeso il mio Satyagraha che ho condotto assieme ad altre più di 1.500 persone che stanno, con la loro nonviolenza, scandendo i giorni che ci separano dal quel 28 maggio che la Corte EDU ha fissato per l’Italia affinché ponga fine all’infamia in corso dei trattamenti inumani e degradanti ai quali sono sottoposti i detenuti nelle nostre carceri.

La mia sospensione – che interviene nel momento in cui la mia forza fisica è notevolmente provata – è dovuta innanzitutto alla mozione approvata ieri dal Comitato Nazionale di Radicali italiani, alle 36 persone, compagne e compagni membri del Comitato e non solo, che attraverso il loro di sciopero della fame hanno deciso di rilanciare il Satyagraha in corso, e a un dossier sulle carceri elaborato dall’avv. Debora Cianfanelli che il parlamentino di Radicali italiani ha deciso di trasmettere al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

Per il resto, dal mondo esterno al nostro, “radicale” – tralasciando l’ostracismo del servizio pubblico radiotelevisivo al quale NON vogliamo certo rassegnarci e che combatteremo con le nostre armi, quelle della nonviolenza – mi piace porre in evidenza che il nostro Paese ha ancora la grande risorsa istituzionale e umana del nostro Presidente della Repubblica che, con il suo messaggio alle Camere di sei mesi fa, ha voluto indicare (purtroppo inascoltato) al Parlamento l’obbligo di uscire immediatamente dall’illegalità di una pena carceraria e di una “giustizia” che violano da decenni diritti umani fondamentali. “Non bisogna perdere nemmeno un giorno”, aveva detto il nostro Presidente Napolitano – Supremo Garante della Costituzione – e noi abbiamo contato e stiamo contando quelli che non vorremmo più fossero i giorni dell’infamia della nostra democrazia sempre più “reale”, come lo fu in passato il “comunismo reale”.

Nel mio e nostro “piccolo” riteniamo un successo aver costretto il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a fornire finalmente (anche se parzialmente) il dato effettivo della capienza regolamentare dei nostri 205 istituti penitenziari: non 49.000 o 50.000 come veniva costantemente riferito pubblicamente, ma 43.500 per 60.000 detenuti. E a questi vanno ancora sottratti i posti inutilizzati e inutilizzabili, come ad esempio in Sardegna e negli OPG.