CARCERI: A NUORO NON ARRIVERANNO ALTRI 41-BIS

21 marzo 2012

Il nuovo braccio del carcere di Badu ‘e Carros non sarà destinato ai 41-bis. E non è previsto che alcun super-detenuto vada a raggiungere il boss dei Casalesi Antonio Iovine nella «porcilaia» del penitenziario barbaricino. La notizia arriva dal Dap. E, nonostante sia frutto di un colloquio informale, è degna del più totale credito, visto che a riferirla è una fonte che con il dipartimento non è certo tenera: la deputata radicale Rita Bernardini.

Ma se sui 41-bis si incassa la buona nuova (anche se nulla, chiaramente, è dato sapere sul futuro di Iovine), dall’altra arriva puntuale l’allarme sulle drammatiche carenze di personale a Badu ‘e Carros. Complicate dal fatto che le aperture di carceri «a saldo zero» previste dal ministro Severino stanno innescando una pericolosa mobilità tra la polizia penitenziaria, che rischia di asciuga- re ancor ai più un organico già da allarme rosso.

«Mi ero fatta carico – spiega la deputata radicale – della situazione del carcere nuorese dopo la mia visita del mese scorso. E ho espressamente chiesto al Dap se fosse previsto l’invio di 41-bis a Nuoro. Mi hanno assicurato, seppur informalmente, che non è nei loro programmi. Speriamo ora che le altre situazioni legate a quel carcere si risolvano al più presto».

«Altre situazioni» che ben chiarisce il segretario provinciale dell’Ugl polizia penitenziaria Libero Russo, che a Badu ‘e Carros ci lavora. «Da diversi mesi – spiega – denunciamo il totale stato d’abbandono da parte dei vertici dell’amministrazione penitenziaria: a Nuoro servono uomini. Non si può pensare di portare avanti un istituto dove la maggior parte dei detenuti appartengono al circuito di Alta sicurezza; scandaloso pensare di gestirlo con un organico ormai depauperato dai numerosi pensionamenti mai rimpiazzati. Badu ‘e Carros, una volta fiore all’occhiello, è a rischio implosione per la grave carenza d’organico che, allo stato attuale, è di almeno sessanta unità». «Sono diversi mesi – continua Russo che denunciamo la mancanza di sicurezza che in certi momenti è scesa sotto la soglia minima; il peggio è stato scongiurato solo per merito del personale di polizia penitenziaria che ha sempre dimostrato grande professionalità, spirito di sacrificio e alto senso dello Stato. Basti pensare che il reparto femminile da diversi mesi garantisce il turno con una sola unità in tutta la sezione detentiva».

«Certo non ci confortano le dichiarazioni rilasciate dal ministro Severino in visita presso gli istituti isolani – attacca Russo – dove ha confermato che nessuna unità di polizia penitenziaria sarà inviata in Sardegna in occasione dell’ormai prossima apertura dei nuovi istituti. Queste dichiarazioni ci fanno rabbrividire e ci auguriamo che il Dipartimento prenda coscienza della grave situazione che stanno vivendo gli istituti della Sardegna. Bisogna stabilizzare il personale che a vario titolo si trova distaccato da diversi anni e che ha ormai radicato i propri interessi sul territorio, inviare qui un consistente numero di persone, attingendo dalle graduatorie nazionali, anche per favorire il rientro dei colleghi sardi nella propria terra, ammodernare le strutture e ampliare il parco macchine in dotazione ai nuclei traduzioni e piantonamenti, che a causa dei numerosi chilometraggi e malfunzionamenti non garantiscono sicurezza né agli operatori di polizia né tanto meno ai tradotti. Si è sentito parlare tanto dell’umanizzazione della pena, argomento che non ha lasciato indifferente neanche il Papa, tanto meno il presidente della Repubblica. Condividiamo pienamente quanto detto, ma vorremmo che si parlasse anche della polizia penitenziaria che in quel degrado ci lavora e lo vive quotidianamente».

Articolo di Giovanni Bua pubblicato su LA NUOVA SARDEGNA