DENTRO A REGINA COELI C’È ‘NO SCALINO… INTERROGAZIONE AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

5 maggio 2011

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro della Giustizia, al Ministro della Salute.

Per sapere, premesso che

il 24 aprile 2011, giorno di Pasqua, la prima firmataria del presente atto è andata a visitare il carcere Regina Coeli a Roma accompagnata dal presidente del Senato del Partito Radicale Marco Pannella, da Matteo Angioli del comitato nazionale di Radicali Italiani e da Enrico Salvatori, militante di Radicali italiani;

nel corso della visita ispettiva la delegazione è stata accompagnata dalla dal vice-direttrice, Anna Angeletti e dalla coordinatrice del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, Alessia Forte;

alle ore 8.00 del 24 aprile i detenuti presenti erano 1.138 a fronte di una capienza regolamentare di 724 unità; 73 detenuti erano ricoverati nel Centro Diagnostico Terapeutico (12 al 1° piano, malattie infettive; 30 al secondo piano, medicina generale; 31 al terzo piano chirurgia); nella 1^ Sezione erano presenti 122 detenuti; nella 2^, 223; nella 3^, 207; nella 4^ 108; nella 6^ 156; nella 7^ (prima accoglienza) 125; nell’8^ (reparto protetti) 122; 2 detenuti sono in articolo 21; 3 detenuti sono ricoverati in ospedali esterni; la 5^ sezione è chiusa per lavori di ristrutturazione;

i detenuti stranieri sono poco più del 50% della popolazione penitenziaria; 110 sono i tossicodipendenti ufficialmente assistiti dal SERT;

la carenza di personale è a dir poco preoccupante: nella casa circondariale operano 250 agenti di polizia penitenziaria in meno rispetto alle 606 unità previste dalla pianta organica, tutti «costretti» allo straordinario, nonostante il loro sia considerato un lavoro usurante; il nucleo traduzioni e piantonamenti deve svolgere un’immensa mole di lavoro per il trasferimenti dei detenuti nelle altre carceri del territorio nazionale, i ricoveri in ospedale, le visite specialistiche, le udienze processuali; il giorno della visita ispettiva erano previsti in turnazione 80 agenti, di cui solo 25 per garantire il turno notturno; un altro elemento da considerare, che ha pesato e peserà enormemente nello stress lavorativo del corpo nei prossimi giorni, è dovuto al fatto che ben 36 agenti siano in congedo in quanto candidati alle prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio; inoltre, non è da sottovalutare che la polizia penitenziaria perde ogni mese almeno 50 unità tra pensionamenti, congedi, decessi, rinunzie, malattie, e – come riferisce il comandante – a causa della mancanza di concorsi e bandi della polizia penitenziaria, ormai non giungono più reclute di 18-20 anni, ma giovani di almeno 25 anni, diversi dei quali hanno già famiglia e figlio a carico e, quindi, con uno slancio nel lavoro spesso smorzato;

il Centro diagnostico e terapeutico dell’istituto è nella realtà dei fatti una “grande infermeria”; fino a non molto tempo fa, disponeva di due sale operatorie ben funzionanti per interventi chirurgici di non elevata complessità, ma questo servizio – molto utile ad evitare traduzioni e piantonamenti – non esiste più dopo il passaggio della Sanità penitenziaria alla ASL; la sala radiologica è funzionante ma solo in orari di ambulatorio, quindi non di notte e durante i festivi; per i detenuti del carcere di Regina Coeli che hanno bisogno di essere ricoverati, si utilizzano sia l’ospedale Belcolle che il Sandro Pertini, ma i posti sono insufficienti:  l’Ospedale Belcolle, pur essendo dotato di buoni servizi, ha solo 8 posti letto disponibili per tutta la Regione Lazio, mentre il Pertini, che fino a non molto tempo fa disponeva di 22 posti letto, ora  ne ha solo 15;

il reparto detentivo dei “Nuovi Giunti” è affollatissimo e, considerata la delicatezza del primo impatto con il carcere, pesa notevolmente il taglio del monte ore degli psicologi (vedi interrogazione n. 4-11038); dato il sovraffollamento, spesso, l’”accoglienza” dei nuovi arrivati viene dirottata in alcune celle del centro clinico; proprio presso il CDT, in una cella, la delegazione ha incontrato 5 nigeriani, visibilmente provati, reclusi da due settimane, ai quali ancora non era stata data la possibilità di tagliarsi la barba né erano stati consegnati effetti di prima necessità come gli asciugamani;

per la 5° sezione, chiusa per ristrutturazione, si ipotizza un’apertura tra un anno, sempre che il flusso dei fondi previsti non si interrompa;

nonostante le tante e costose ristrutturazioni, il carcere di Regina Coeli, mostra tutta la fatiscenza di un edificio del settecento: la III sezione – che ospitò Pertini e Saragat durante il fascismo e che non è stata mai ristrutturata – è la peggiore di tutto l’istituto; la delegazione ha potuto riscontrare che in quasi tutto il carcere nelle celle nate per ospitare un detenuto sono presenti tre detenuti e nelle celle da due posti ci sono cinque o sei detenuti, tutti sistemati in letti a castello;

ciò che colpisce di più è sicuramente l’inattività cui sono costretti i reclusi di Regina Coeli: solo il 10% di loro ha la possibilità di lavorare, mentre le ore d’aria sono distribuite con il contagocce e consistono nella permanenza in cortili angusti, dove raramente i detenuti hanno a disposizione un pallone;

nota positiva sono gli educatori: anche se numericamente dovrebbero essere di più rispetto alle esigenze, sembrano tutti molto motivati, in particolare gli ultimi due nuovi arrivati;

a voler sottolineare il ruolo di supplenza che spesso gli agenti svolgono al posto di figure professionali carenti (come quella degli psicologi che si sono visti ulteriormente tagliare il monte ore), significativa è stata durante la visita la testimonianza resa da un agente del CDT; i lunghi turni a cui è sottoposto, lo portano a conoscere i detenuti del suo reparto meglio di quanto non sia consentito ai pochi psicologi del carcere che devono seguire ciascuno circa 400 detenuti: piccole attenzioni fatte per lo più di ascolto di sofferenze e di parole di umanità che recano sollievo a persone che vivono una drammatica realtà e che a volte, non avendo davanti che la prospettiva della galera vissuta nelle condizioni sopra ricordate, tentano di prolungare la permanenza in infermeria per posticipare il più possibile il ritorno in cella:-

  • quali urgenti iniziative si intendano assumere al fine di far rientrare la Casa Circondariale di Regina Coeli nella dimensione regolamentare dei posti previsti;
  • quali provvedimenti di competenza ritengano opportuno adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, al fine di garantire il rispetto del terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione;
  • se non si intenda urgentemente rivedere il numero degli agenti di polizia penitenziaria attualmente assegnato presso il predetto istituto di pena posto che lo stesso risulta attualmente gravemente sottodimensionato e, a causa di ciò, foriero di gravi disfunzioni sia per la vita dei reclusi, sia per le condizioni di lavoro degli agenti;
  • se si intenda intervenire immediatamente per ridimensionare la drastica diminuzione della presenza di psicologi, permettendo agli psicologi già in funzione per poche ore mensili di passare alle ASL come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1o aprile 2008, in quanto operatori sanitari;
  • se ed in che modo si intendano potenziare le attività trattamentali, in particolare quelle lavorative, di formazione, sportive e scolastiche;
  • in che tempi si preveda la ristrutturazione della V Sezione di Regina Coeli e la sua riapertura;
  • se siano stati presi in considerazione progetti di chiusura dello storico istituto romano.