CARCERE DI REBIBBIA, IL SENATORE LUCIO BARANI DEPOSITA UN’INTERROGAZIONE SULLA VISITA DI MARCO PANNELLA E DEI RADICALI

CARCERE DI REBIBBIA, IL SENATORE LUCIO BARANI DEPOSITA UN’INTERROGAZIONE SULLA VISITA DI MARCO PANNELLA E DEI RADICALI 10 aprile 2013

Il senatore Lucio Barani ha depositato un’interrogazione parlamentare sulla visita di Marco Pannella, Rita Bernardini (deputata Radicale uscente),Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo (consiglieri regionali Radicali uscenti) e Sergio Rovasio (Consiglio generale del Partito Radicale) al Carcere di Rebibbia.

Ecco il testo:

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00043

Atto n. 4-00043

Pubblicato il 9 aprile 2013, nella seduta n. 10

BARANI – Al Ministro della giustizia. –

Premesso che a quanto risulta all’interrogante:

mercoledì 13 marzo una delegazione di Radicali, composta da Marco Pannella, Rita Bernardini (deputata Radicale uscente), Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo (consiglieri regionali Radicali uscenti) e Sergio Rovasio (Consiglio generale del Partito Radicale) ha visitato il carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso;

nell’occasione della visita la delegazione avrebbe sottoposto al direttore Mauro Mariani un questionario con una serie di domande sull’istituto penitenziario romano; il questionario sarebbe stato poi recapitato con le risposte all’email dell’on. Rita Bernardini in data 21 marzo;

dalle risposte fornite dal direttore Mauro Mariani risulterebbe la seguente situazione: nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, a fronte di una capienza regolamentare di 1.218 posti, sarebbero detenute 1.810 persone, tutte di sesso maschile: 149 in regime di Alta Sicurezza, 47 nel regime di cui all’art. 41-bis della legge n. 354 del 1975, tutte le altre in regime di Media Sicurezza (detenuti comuni); quanto alle posizioni giuridiche, i detenuti in attesa di giudizio sarebbero 662 di cui 238 in attesa di primo giudizio, 309 appellanti e 115 ricorrenti; i detenuti stranieri sarebbero 699; non sarebbe stato fornito il dato dei detenuti tossicodipendenti, mentre si evidenzierebbe che i detenuti in terapia metadonica sono 54, quelli sieropositivi 63, quelli affetti da epatite C 350; quanto alle possibilità di lavoro della popolazione ristretta nel carcere di Rebibbia, sarebbero solo 290 i detenuti impiegati in attività retribuite: 210 alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria e solo 80 per conto di imprese e cooperative esterne; relativamente agli “eventi critici” verificatisi recentemente nel carcere, si evidenzierebbero 2 suicidi, uno nel 2012 e uno quest’anno; gli atti di autolesionismo sarebbero stati 222 nel 2012 e 53 in questi primi mesi del 2013; da non sottovalutare il fatto che un agente di Polizia penitenziaria si sia suicidato nel 2012 e che 16 agenti siano stati vittime di aggressioni nel carcere nel 2012 e 5 nel 2013; del resto va sottolineato che, se la pianta organica dell’istituto prevede 1.010 agenti, quelli effettivamente in servizio sono solo 615; completa sembrerebbe essere, invece, la pianta organica degli educatori con 24 professionisti effettivamente in servizio; non sarebbe stata fornita risposta sul numero degli psicologi effettivamente in servizio ex art. 80 della legge n. 354 del 1975; venendo alle strutture previste dall’ordinamento penitenziario, risulterebbe funzionante l’area verde per i colloqui con i familiari, la palestra e il campo sportivo; non sarebbe stata fornita l’informazione richiesta su quando i magistrati di sorveglianza abbiano fatto l’ultima visita in istituto e, soprattutto, se visitino frequentemente le celle per verificare le condizioni di detenzione; non sarebbe stata data risposta sull’esistenza o meno del regolamento di istituto previsto dall’art. 36 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230; quello che sarebbe certo è che il regolamento non verrebbe consegnato al detenuto al momento dell’ingresso;

considerato che:

il comma 1 dell’articolo 75 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, prevede che «Il magistrato di sorveglianza, il provveditore regionale e il direttore dell’istituto, devono offrire la possibilità a tutti i detenuti e gli internati di entrare direttamente in contatto con loro. Ciò deve avvenire con periodici colloqui individuali, che devono essere particolarmente frequenti per il direttore. I predetti visitano con frequenza i locali dove si trovano i detenuti e gli internati, agevolando anche in tal modo la possibilità che questi si rivolgano individualmente ad essi per i necessari colloqui ovvero per presentare eventuali istanze o reclami orali»;

il dottor Mauro Mariani è già direttore dell’altro grande istituto penitenziario romano, il carcere di Regina Coeli,

si chiede di sapere:

quali interventi il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto per far rientrare il numero dei ristretti nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso nelle dimensioni regolamentari;

se intenda assumere iniziative per accrescere le possibilità di lavoro e formative dei ristretti nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso;

quali risultino essere le attività trattamentali attualmente in atto nel carcere e, nel complesso, quanti detenuti vi siano impegnati;

quanti risultino essere gli psicologi ex art. 80 della legge n. 354 del 1975 o dipendenti dalla Azienda sanitaria locale che prestano servizio all’interno del carcere e se il loro numero risulti sufficiente per seguire le esigenze psicologiche dei detenuti, in primo luogo dei nuovi giunti;

se il Ministro in indirizzo intenda adeguare alla pianta organica prevista il numero degli agenti effettivamente in servizio nell’istituto;

quanti risultino essere i detenuti tossicodipendenti nel carcere e, a prescindere dalla somministrazione di metadone, quali programmi trattamentali siano previsti nei loro confronti;

se risulti quanti mediatori culturali sono previsti per comunicare al meglio con i detenuti stranieri;

se risulti da quanto tempo il magistrato di sorveglianza non visita i locali ove si trovano i detenuti;

se il magistrato di sorveglianza abbia prospettato al Ministro in indirizzo le esigenze dei vari servizi del carcere di Rebibbia, con particolare riguardo alla attuazione del trattamento rieducativo;

quante e quali risultino essere in Italia le carceri sprovviste del regolamento di Istituto previsto dall’art. 36 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, e se il Ministro in indirizzo intenda intervenire affinché le case circondariali e di reclusione ne siano dotate immediatamente in modo che i detenuti conoscano le regole interne di comportamento e i diritti che li riguardano;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno indicare in quali tempi sarà messa a disposizione dei detenuti la “Carta dei diritti e dei doveri dei detenuti e degli internati” prevista dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, modificato dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2012, n. 136, entrata in vigore il 29 agosto 2012 e non ancora reperibile negli istituti penitenziari;

se il Governo non intenda assumere iniziative normative volte a garantire forme alternative di esecuzione della pena per chi deve scontare un breve residuo di pena relativamente a fatti di reato commessi in epoca molto risalente nel tempo;

se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di assumere misure urgenti per dotare l’Istituto di Rebibbia Nuovo Complesso di un direttore nelle sue piene funzioni.