CARCERE DI RAGUSA: DETENUTI STRANIERI DEPORTATI PER SOVRAFFOLLAMENTO DALLE CARCERI DEL NORD. ORGANICO AGENTI RIDOTTISSMO

7 settembre 2011

La situazione non esplode solo grazie alla grande capacità di sopportazione dei detenuti, all’abnegazione  del personale e alla professionalità e umanità delle due giovanissime comandanti della polizia penitenziaria.

Un carcere dimenticato che, con il suo esempio, potrebbe rieducare lo stato fuorilegge.

Interrogazione a risposta scritta 4-13104

presentata da RITA BERNARDINI martedì 6 settembre 2011, seduta n.513

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI.

– Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:

il 30 agosto 2011 la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale di Ragusa, accompagnata da Gianmarco Ciccarelli (segretario dell’associazione Radicali Catania);

la delegazione è stata ricevuta e accompagnata dalla comandante di polizia penitenziaria, commissario Maria Teresa Lanaia, e dalla vicecomandante Chiara Morales; la visita ha avuto una durata di circa cinque ore; la situazione riscontrata è la seguente: il carcere è una struttura costruita nella prima metà del secolo scorso (anni ’30); l’istituto è gravemente sovraffollato: i detenuti ristretti all’interno della casa circondariale sono 195, a fronte di una capienza regolamentare di 116 posti; tale capienza regolamentare, peraltro, secondo quanto riferito, include anche i posti di alcuni reparti che, al momento della visita, risultano essere chiusi (sezione femminile e sezione minorati fisici); analogamente a quanto verificato in relazione ad altri istituti di pena, il dato sulla capienza regolamentare contenuto in una recente statistica pubblicata sul sito internet del Ministero della giustizia («Detenuti presenti e capienza regolamentare degli istituti penitenziari – Situazione al 30 giugno 2011») è di gran lunga superiore rispetto al dato fornito e riscontrato in occasione della visita: la suddetta statistica, infatti, indica per la casa circondariale di Ragusa una capienza regolamentare di 173 posti alla data del 30 giugno 2011;

i detenuti in attesa di giudizio sono circa il 60 per cento; i detenuti tossicodipendenti sono circa il 35 per cento; gli stranieri rappresentano il 70 per cento della popolazione detenuta; la percentuale dei detenuti che lavorano è soltanto del 10 per cento;

la carenza di personale di Polizia penitenziaria è particolarmente marcata: la pianta organica prevede il 117 agenti, quelli effettivamente in servizio sono 67, a cui vanno aggiunte 11 unità del Nucleo traduzioni e piantonamenti che svolgono la loro attività nei due penitenziari della provincia di Ragusa (casa circondariale di Ragusa e casa circondariale di Modica) e, fra le altre cose, garantiscono la partecipazione dei detenuti alle udienze, non di rado in altre regioni d’Italia, a causa dei frequenti sfollamenti da penitenziari del centro e del nord della penisola; «la carenza di agenti c’è ed è grave», sottolinea la comandante, «i turni degli agenti sono di 8 ore anziché di 6 ore, e le ferie sono ridotte: per gli agenti lo stress è quotidiano»; e ancora: «domani riprendono le udienze per direttissima e occorrono agenti; le persone ristrette in attesa di udienza per direttissima non dovrebbero essere ospitate in ambiente carcerario, ma in apposite camere di sicurezza; qui prima eravamo attrezzati con due camere di sicurezza, ma ora con il sovraffollamento è saltato tutto»; un agente dice: «ci sono quasi 200 detenuti e noi stasera nel turno serale siamo solo in 7: se succede qualcosa, come possiamo fronteggiare la situazione?»;

l’assistenza psicologica ex articolo 80 dell’Ordinamento penitenziario risulta essere del tutto inadeguata rispetto alle esigenze della popolazione detenuta: soltanto 7 ore al mese;

la sezione femminile è temporaneamente chiusa: 23 detenute, che erano ristrette in questo reparto, sono state trasferite in altri istituti di pena siciliani a causa della carenza di personale di polizia penitenziaria; questo reparto presenta condizioni strutturali fatiscenti; le porte di accesso alle celle, anziché avere le tradizionali sbarre e il blindo apribile, sono in legno e non hanno alcuna apertura, fatta eccezione per uno sportellino di 40 cm quadrati (20 cm x 20 cm) all’altezza della cintola, da cui spesso «le detenute escono la testa», secondo quanto riferito dagli agenti;

da pochi mesi è chiusa anche la sezione che accoglieva persone affette da patologie fisiche invalidanti: «questo reparto è stato chiuso per inidoneità strutturale», spiega la comandante; le camere detentive, secondo quanto riferito, «prendono luce dal corridoio»;

la casa circondariale di Ragusa è dotata di un’area verde per lo svolgimento, durante la buona stagione, dei colloqui dei detenuti con i familiari minorenni;

la cucina dei detenuti si presenta in buono stato, pulita, grande e ben attrezzata;

all’interno della struttura è presente un piccolo teatro dove ogni tanto si svolgono degli spettacoli: «per fortuna la comunità esterna è molto attiva», evidenzia la comandante;

la sezione «protetti – promiscua» (sex offender, ex collaboratori, ex appartenenti a forze dell’ordine) è allocata in un’ala del carcere che precedentemente, ospitava detenuti in regime di alta sicurezza; nel reparto, che si articola su 2 piani, sono ristrette 22 persone; il piano terra si compone di 5 celle: le celle n. 1, n. 2 e n. 3 ospitano ciascuna 2 detenuti; la cella n. 4 ospita 1 detenuto; il cosiddetto «cameroncino», ricavato in quella che una volta era la stanza per la socialità, ospita 3 detenuti; nel primo piano si trovano le celle n. 5, n. 6 e n. 7, ciascuna con 2 detenuti, e il «cameroncino» (anche in questo caso ricavato nella stanza della socialità) che ospita 6 detenuti in due letti a castello a tre piani; tutte le celle di questa sezione sono sprovviste di doccia; le docce comuni (2 piatti doccia al piano terra e 1 al primo piano) si presentano in buono stato e ai detenuti ne è consentito l’utilizzo 3 volte alla settimana; un detenuto lamenta la carenza di acqua nel periodo estivo; nelle finestre di tutte le celle sono applicate le cosiddette «bocche di lupo», particolari gelosie che riducono notevolmente la circolazione dell’aria e l’ingresso di luce naturale; i detenuti trascorrono in cella 20 ore al giorno, le ore d’aria sono 4; il passeggio della sezione protetti è delimitato da una rete di sicurezza metallica anche nella parte superiore; la postazione di vigilanza (la cosiddetta «garritta») che si affaccia sul passeggio è sguarnita per carenza di agenti;

la sezione detenuti «comuni» ospita 171 persone dislocate su 3 piani: 53 detenuti al piano terra, 68 detenuti al primo piano, 50 detenuti al secondo piano; ai ballatoi dei piani sono applicate reti di sicurezza orizzontali, secondo una obsoleta concezione di struttura carceraria; in questo reparto il dramma del sovraffollamento è particolarmente evidente: nella quasi totalità dei casi, ciascuna persona ristretta dispone di uno spazio vitale inferiore ai 3 metri quadrati prescritti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo; la gran parte delle celle (i cosiddetti «cubicoli») sono ambienti piccolissimi di circa 8 metri quadrati (4 metri quadrati x 2 metri quadrati), senza doccia e con il wc a vista; le finestre, oltre alle sbarre, presentano reti metalliche a maglia stretta, un muretto che le copre per metà e le bocche di lupo applicate nella rimanente metà; in queste celle piccole e buie, che da un punto di vista regolamentare dovrebbero ospitare un solo detenuto, sono generalmente ristretti 3 detenuti; oltre a questi «cubicoli» sono presenti diverse celle di circa 15 metri quadri («cameroncini» o «camerotti»), anch’esse sprovviste di doccia e con le finestre strutturate in maniera tale da ridurre notevolmente la circolazione dell’aria e l’ingresso di luce naturale; al piano terra i «cameroncini» sono due e ospitano, ciascuno, 6 detenuti; le ore trascorse all’interno della cella, a detta di alcuni detenuti, sono più di 20: «non arriviamo nemmeno a 4 ore d’aria al giorno»; la sezione si presenta in cattive condizioni di manutenzione, ad eccezione delle docce comuni che sono in condizioni discrete;

in tanti lamentano ritardi e inadeguatezze con riferimento all’assistenza sanitaria: «ho visto il cardiologo 3 giorni fa, dopo quasi 3 mesi dalla richiesta», racconta un detenuto;

altri sottolineano difficoltà e lunghi tempi di attesa per fare un colloquio con l’assistente sociale;

nella cella n. 16 (piano terra) sono reclusi tre detenuti campani, con condanna definitiva, trasferiti a Ragusa dal carcere Poggioreale di Napoli per «sfollamento»; «la lontananza dalla famiglia ci ha proprio stroncato», affermano; visitiamo l’interno della cella: lo spazio calpestabile è limitatissimo; un detenuto racconta la traduzione da Napoli a Ragusa con il furgone blindato della Polizia penitenziaria: «è stata dura, due giorni interminabili di viaggio con una notte d’appoggio al carcere Bicocca di Catania; non abbiamo mangiato nulla; siamo arrivati qui stremati…»;

un detenuto della cella n. 9, primo piano, dice di aver fatto domanda al momento del suo arrivo, «6 mesi fa», per un colloquio con l’assistente sociale: «’ma ancora non l’ho visto…»;

molti detenuti lamentano l’assenza di attività: «stiamo tutto il giorno chiusi in cella, qui non c’è niente»; e ancora: «io vorrei lavorare, vorrei fare un corso, qualcosa!»; «fare galera così è doppia galera»; «qui non si fa niente, solo alcune ore all’aria e poi basta»; «vorremmo scuola, corsi (…)»;

il rapporto con il magistrato di sorveglianza è uno dei problemi sollevati con maggiore frequenza dai detenuti: «qui rigettano tutto»; «il magistrato di sorveglianza è rigidissimo, benefici non ne dà»; «il magistrato di sorveglianza non esiste proprio, spesso nemmeno ci risponde, e se risponde rigetta»; «sto qua da 4 anni: mai un permesso»;

nella cella n. 10, primo piano, sono presenti 2 detenuti: «siamo in 2 perché stamattina il nostro compagno di cella ha avuto un infarto; «io sono invalido, ero nel reparto minorati fisici, sono tossicodipendente e ho l’epatite C», afferma un detenuto; un altro detenuto racconta: «a me sono rimasti da scontare 11 mesi; sono preoccupato per mia figlia di 14 anni, ricoverata a Catania per una leucemia; la bambina non può più affrontare il viaggio in autobus per venirmi a trovare; ora è in ospedale con la madre»;

un detenuto della cella 11, primo piano, evidenzia: «questi muretti a metà finestra non potrebbero stare»;

nella cella 12, primo piano, sono recluse 6 persone; tra questi, F.D.C. detenuto tossicodipendente trasferito recentemente a Ragusa dal carcere di Bari, per «sfollamento»; racconta: «mi restano solo 2 mesi da scontare, a Bari andava meglio, ero in cura presso il Sert di Bari, qua invece niente»; e insiste: «a Bari stavo seguendo un programma per riabilitarmi, che senso ha avermi trasferito qua?»; un altro detenuto lamenta l’assenza di luce: «manca la luce naturale, e anche quella artificiale è insufficiente»; e ancora: «le bilancette sono rotte», indicando gli armadietti all’interno della cella;

un detenuto tunisino recluso nella cella n. 4, primo piano, dice non poter mangiare formaggio e latticini a causa di un’allergia, e denuncia ritardi e carenze nell’assistenza medica: «ho fatto richiesta di poter parlare con un dottore circa un mese fa, ma ancora non l’ho visto, ho parlato solo con un infermiere, intanto la mia allergia peggiora e sto male»;

un detenuto del primo piano lamenta l’assenza di spazio: «ma avete visto dove siamo chiusi? così c’è da impazzire; il recinto del mio cane è più grande!»;

nella cella n. 1, primo piano, è ristretto F. M. che ha un residuo pena di 1 anno; da 5 mesi si trova a Ragusa dopo aver già scontato 3 mesi nel carcere di Reggio Calabria, da cui è stato trasferito per sfollamento; «vorrei tornare a Reggio Calabria, almeno per potere fare i colloqui con la famiglia», dice Merlingeri; e prosegue: «io sto male, ho ansia, problemi di stomaco, colite; mia moglie ha problemi di tiroide; abbiamo 6 figli di età compresa fra 3 anni e 22 anni, due di loro sono sordomuti»;

la cella n. 18, primo piano, ospita 6 detenuti rumeni; B. C. dice di essere stato trasferito dal carcere romano di Regina Coeli per sfollamento: «non ho mai preso nemmeno un rapporto, mi hanno portato qua perché Regina Coeli è sovraffollato; ma anche qui è sovraffollato!»;

molti detenuti
, in particolare gli stranieri, sono completamente indigenti e non hanno i soldi per provvedere ad esigenze primarie; un detenuto tunisino ristretto nella cella n. 17, primo piano, afferma: «sto aspettando i 5 euro di sussidio mensili, mi hanno detto che la domanda è stata accettata ma ancora non ho avuto questi soldi; a me servono per comprare le lamette e poter fare la barba»; un altro dice: «qui non abbiamo il fornelletto, non abbiamo niente, nemmeno i soldi per comprare lo shampoo»;

nella cella n. 4, secondo piano, sono ospitati 6 detenuti: «siamo ammassati», lamentano; C. G. deve scontare una condanna definitiva con fine pena nel 2019: non dovrebbe essere ristretto in una casa circondariale; C. G. ha fatto richiesta di trasferimento in altri istituti (Volterra, Voghera, Mamone) dove le opportunità di lavoro sono maggiori: «ho una moglie e due bimbi. L’unica cosa che chiedo è di poter lavorare»;

all’interno della cella n. 4, secondo piano, è ristretto anche V.F.; questo detenuto ha solo 18 anni e si trova a Ragusa dal 18 luglio 2011 dopo aver scontato 6 mesi e mezzo nell’istituto per minori di Catania Bicocca;

S. M. ristretto nella cella n. 3, secondo piano, lamenta la rigidità del magistrato di sorveglianza: «mi restano da scontare 7 mesi, sto qua da 2 anni e mezzo, mia moglie sta male e mia figlia di 10 anni la vedo soltanto una volta ogni 6 mesi, ho chiesto una misura alternativa ma il magistrato di sorveglianza nemmeno mi risponde»;

nella cella n. 2, secondo piano, sono ristretti 6 detenuti; un detenuto mostra i polsi gonfi a causa di un incidente durante una partitella a pallone, e dice: «ho i polsi slogati, stanotte non ho dormito per il dolore, e non mi danno nemmeno una pomata»; in molti lamentano carenze nell’assistenza sanitaria: «per una visita specialistica dobbiamo aspettare 6 mesi»; un detenuto lamenta l’impossibilità di fare la doccia ogni giorno: «siamo costretti a lavarci con le bottiglie»; un altro detenuto lamenta carenze nella fornitura di carta igienica («soltanto 2 rotoli a testa al mese») e di detersivi: «ci danno soltanto questa bottiglia da 1 litro al mese, per tutti e 6 i detenuti»; il detersivo viene fornito in una bottiglia di plastica senza alcuna etichetta e, a detta dei detenuti, è di scarsa qualità: «non fa neanche schiuma»;

con riguardo al sopravitto, molti detenuti lamentano che i prezzi dei prodotti sono superiori rispetto al prezzo di mercato e inoltre sottolineano che non c’è varietà di articoli, per cui non è possibile scegliere fra prodotti dello stesso tipo o genere perché vi è un solo prodotto, spesso di marca e costoso;

un detenuto lamenta: «abbiamo la palestra ma non ci possiamo andare perché gli agenti sono pochi»;

il rapporto fra i detenuti e gli agenti di polizia penitenziaria nel carcere di Ragusa è molto buono;
la comandante e la vicecomandante mostrano professionalità e conoscenza diretta della situazione e dei casi singoli; gli agenti di polizia penitenziaria lavorano con grande senso di responsabilità in condizioni difficili e stressanti, con organici gravemente insufficienti; e anche molti detenuti sottolineano questo aspetto: «con gli agenti il rapporto è buono»; «qui gli agenti pur essendo pochi sono una cosa magnifica», «in questo posto l’unica cosa buona sono le guardie»;

D. L. detenuto rumeno ormai prossimo alla liberazione, aveva chiesto al magistrato di sorveglianza di poter lavorare all’esterno, ma la sua richiesta non è stata accolta: «mi restano da scontare soltanto 2 mesi, avevo chiesto l’affidamento al lavoro perché avevo due offerte di lavoro, una come bracciante agricolo e l’altra come agente di pulizia presso una ditta di trasporti; ma tre giorni fa mi è arrivato il rigetto»;

nella cella n. 1, secondo piano, G. M. detenuto in forza di una condanna definitiva, racconta di stare male e di aver fatto numerose domande di trasferimento: «ho seri problemi di salute, sono psicologicamente distrutto, da 2 anni soffro di insonnia, dormo solo 3 ore a notte; qui non ci possiamo muovere, siamo in cattività; a me danno il Rivotril e il Tavor, ma io sono contrario a questi farmaci, vorrei stare in una casa penale o in un centro clinico»; e prosegue: «con questo muretto a metà finestra ho perso la vista, sono entrato bene qua e ora sono distrutto, non dormo nemmeno col Tavor, ho fatto 53 istanze di trasferimento per un carcere penale dove posso lavorare …»;

nella cella n. 9, secondo piano, sono ristretti 6 detenuti stranieri (tre tunisini, due marocchini e un egiziano); alcuni di loro lamentano le condizioni di degrado della cella: «c’è poca luce e le pareti sono piene di muffa»; H. M’H.nato a Kouribga (Marocco), è stato sfollato da istituti del nord Italia e da circa un anno non vede la famiglia residente a Imola (Bologna): «sono a Ragusa da un anno e qui la mia famiglia non è mai venuta, ho 3 figli di 12, 7 e 3 anni, ho fatto domanda per trasferimento in un carcere vicino alla famiglia; mi restano da scontare 7 mesi e ho fatto tramite il mio avvocato la richiesta per la «legge svuotacarceri», ho un domicilio, la richiesta l’ho fatta a maggio, l’ho sollecitata a luglio, ma ancora non ho avuto risposta; il magistrato di sorveglianza mi ha dato appuntamento il 16 novembre»; C. A. nato a Beni Mallal (Marocco), è stato trasferito per sfollamento dal carcere San Vittore di Milano: «sono qui da più di un anno, la famiglia sta a Milano, ho una condanna definitiva, a San Vittore ho lavorato, vorrei essere trasferito in un carcere dove c’è lavoro»; anche A. F., nato a Gafsa (Tunisia), vorrebbe lavorare: «ho fatto almeno 10 richieste per andare in un carcere dove si lavora, ho una condanna definitiva, mi restano da scontare 2 anni e 4 mesi, non ho mai avuto un rapporto»;

nella cella n. 8, secondo piano, un detenuto ci mostra i segni dei tagli che si è procurato su entrambe le braccia e sull’addome: «sono tossicodipendente, qua sono dimenticato»; un altro detenuto dice: «sono in carcere da aprile, non so nemmeno quando sarà il processo»; un detenuto del Senegal di nome I. D. racconta di essere in carcere per «clandestinità» e di essere stato trasferito dal carcere San Vittore di Milano a Ragusa nonostante mancassero soltanto 2 mesi alla fine della detenzione: «gli ultimi 2 mesi me li hanno fatti scontare qua; a Milano c’ho un cugino; domani esco»;

nella cella n. 7, secondo piano, sono ospitati 3 detenuti: 2 tunisini con condanna definitiva trasferiti dal carcere di Reggio Emilia per sfollamento, e un senegalese in attesa di giudizio, sfollato dal carcere di Milano;

nella cella n. 5, secondo piano, sono ristretti 6 detenuti stranieri (tre tunisini, due marocchini, un algerino); uno di loro è stato trasferito a Ragusa dal carcere romano di Regina Coeli, per sfollamento; altri lamentano i costi del sopravitto: «una confezione di caffè da 250 grammi costa 3,80 euro; qui non c’è lavoro, noi non abbiamo neanche un centesimo»;

molti detenuti sono a conoscenza della lotta nonviolenta per l’amnistia promossa da Marco Pannella, alcuni affermano di aver aderito praticando lo sciopero della fame: «seguiamo le vostre battaglie»; «saluti a Pannella»; «forza Radicali, forza Marco» -:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta in premessa;

se non ritenga opportuno intervenire in modo deciso e tempestivo per fronteggiare il drammatico sovraffollamento della casa circondariale di Ragusa e, a tal fine, quali urgenti iniziative intenda assumere per far rientrare l’istituto nella dimensione regolamentare dei posti previsti;

se i dati relativi alla capienza regolamentare degli istituti di pena contenuti nelle statistiche pubblicate sul sito internet del Ministero della giustizia siano corretti e, in caso negativo, come intenda urgentemente operare per assicurare che i dati ufficiali diffusi dal Ministero della giustizia presentino caratteri di precisione e attendibilità;

quali atti intenda assumere affinché sia garantito il rispetto del terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione;

quali urgenti provvedimenti intenda adottare per colmare il deficit di organico di polizia penitenziaria, posto che la gravissima carenza di agenti determina seri rischi in termini di sicurezza e notevoli disfunzioni per la vita dei reclusi e per le condizioni di lavoro e di vita degli agenti stessi;

quali atti intenda assumere affinché sia pienamente garantito il diritto alla salute delle persone ristrette;

se ed in che modo si intendano potenziare le attività trattamentali, in particolare quelle lavorative, scolastiche e di formazione;

se intenda adoperarsi per quanto di competenza al fine di potenziare l’assistenza psicologica ex articolo 80 ordinamento penitenziario;

se, e in che modo, intenda intervenire per far sì che le finestre delle celle siano conformi a quanto stabilito dall’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000;

se, e in che modo intenda intervenire per assicurare che in tempi rapidi le celle siano dotate di servizi igienici in conformità alle prescrizioni dell’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000;

se, e in che modo, intenda intervenire rispetto ai casi segnalati e alle specifiche criticità evidenziate in premessa;

se intenda verificare il rispetto e l’applicazione della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha dichiarato in contrasto con il diritto europeo (direttiva «rimpatri») la legge italiana in materia di immigrazione, nella parte in cui prevede la possibilità di punire con la pena della reclusione in carcere la condizione di clandestinità dello straniero;

quali iniziative di propria competenza intenda assumere in relazione alle criticità rappresentate in premessa con riferimento al ruolo della magistratura di sorveglianza;

quanti e di che tipo siano i benefici e le misure alternative alla detenzione adottate dalla magistratura di sorveglianza di Siracusa (competente per Siracusa, Ragusa e Modica) anno per anno, negli ultimi 5 anni; quanti e di che tipo siano i rigetti operati dalla magistratura di sorveglianza di Siracusa, anno per anno, negli ultimi 5 anni;

in che modo intenda operare per ripristinare il principio della territorializzazione dell’esecuzione della pena, evitando i costosissimi sfollamenti dalle carceri di altre regioni, prevalentemente del centro e del nord, atteso che anche la casa circondariale di Ragusa è gravemente sovraffollata e che la lontananza dal domicilio spesso è motivo di sofferenza per le persone ristrette e per i loro familiari, anche minorenni;

quali iniziative urgenti intenda adottare, in definitiva, al fine di ricondurre le condizioni di detenzione vigenti all’interno dell’istituto penitenziario di Ragusa alla piena conformità al dettato costituzionale e normativo. (4-13104)