CARCERE DI OPERA, MILANO: TAGLI… “MORTALI”

2 giugno 2011

(Caliendo risponde all’interrogazione dei radicali, Bernardini replica)

La risposta del sottosegretario Giacomo CALIENDO:

In risposta all’interrogazione dell’onorevole Bernardini comunico quanto segue, sulla base delle notizie acquisite tramite il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Presso l’istituto penitenziario di Milano Opera, alla data del 30 aprile 2011, erano presenti 1311 detenuti, 928 dei quali condannati in via definitiva, a fronte di una capienza regolamentare di 970 unità e tollerabile di 1507.

I reclusi sottoposti al regime previsto dall’articolo 41-bis o.p. erano 83, mentre erano 342 i detenuti sottoposti al regime di alta sorveglianza, 198 i soggetti condannati all’ergastolo e 76 quelli che risultavano assegnati al locale centro diagnostico terapeutico.

I ristretti che hanno potuto usufruire dei benefici della legge n. 199 del 2010 alla data del 10 maggio erano 14, a fronte di 276 beneficiari nelle strutture del distretto.

I detenuti lavoranti, secondo l’ultima rilevazione semestrale effettuata il 31 dicembre 2010, sono 528 di cui 389 alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria e 139 dipendenti da soggetti esterni.
Quanto all’organico in servizio presso l’istituto in questione, va evidenziato che a fronte di una previsione organica di 798 unità di polizia penitenziaria, il personale effettivamente in servizio, al netto dei provvedimenti di distacco in entrata e in uscita, è di 587 unità, 78 delle quali assegnate al Nucleo Traduzione e Piantonamento. La situazione relativa alla carenza di personale di polizia penitenziaria sarà comunque suscettibile di sicuro miglioramento con le assunzioni di nuovo personale di polizia penitenziaria alle quali l’Amministrazione è stata autorizzata a procedere dalla legge n. 199 del 2010.
In riferimento alle missioni del personale di polizia penitenziaria (capitolo 1671 pag. 5), nell’evidenziare che i tagli sui diversi capitoli di bilancio hanno comportato per il Provveditorato per la Lombardia una riduzione, rispetto agli stanziamenti dello scorso anno, pari a circa il 37 per cento, si rappresenta che il locale Provveditorato ha assegnato alla Casa di Reclusione di Milano Opera 47.924 euro, mentre per gli straordinari sono state assegnate allo stesso istituto 127.342 ore.
Quanto all’acquisto di biglietti aerei e carburante (cap. 1764 pag. 3), sono stati assegnati alla Casa di Reclusione di Milano Opera fondi per 66.523 euro.
L’acquisto di televisori e telecomandi è stato indicato quale priorità sul capitolo 7341 pag. 1 per l’esercizio 2011.
Il centro diagnostico terapeutico esistente presso le strutture, consta di 96 posti a media intensità assistenziale, 2 dei quali inseriti nel settore definito «area di massima sicurezza». L’assistenza sanitaria ai ristretti è garantita da 4 medici di reparto, con visite giornaliere ed il giro bisettimanale del reparto; la presenza di un medico di guardia al c.d.t., che si occupa anche dei soggetti sottoposti al regime previsto dall’articolo 41-bis o.p. è garantita nell’arco delle 24 ore ed un medico è comunque sempre in servizio per le esigenze sanitarie dell’istituto.
Presso la Casa di Reclusione di Milano Opera sono garantite tutte le branche specialistiche, fatta eccezione per la chirurgia vascolare, la neurochirurgia e l’allergologia.
La carenza del settore riabilitazione/fisiokinesiterapia, con la presenza di un solo addetto, va ricondotta all’alto numero di detenuti bisognevoli di cure riabilitative, molti dei quali provenienti anche da strutture extraregionali. Per ovviare a siffatte problematiche, la Direzione Generale della Sanità della Regione Lombardia, si è espressa positivamente per l’apertura del reparto disabili presso la CC. di Busto Arsizio.
Quanto, infine, alla situazione personale riguardante i detenuti menzionati nell’interrogazione, individuati con sole iniziali dei nominativi, posso riferire quanto segue:
R.I.: è un detenuto affetto da AIDS in fase conclamata, ubicato presso il Reparto infettivi del C.D.T. Le sue condizioni sono stazionarie e appaiono compatibili con lo stato detentivo; sul suo caso si è registrato un contrasto di opinione tra il medico di parte, infettivologo che aveva in cura il detenuto presso l’ospedale San Paolo prima dell’arresto (che, peraltro, non risulta averlo mai visto durante la detenzione) e gli infettivologi interni della stessa A.O. San Paolo. Il detenuto risulta seguito da tutti gli operatori e inserito nel progetto della genitorialità.
C.M.: è un detenuto problematico e poco collaborativo anche rispetto alla terapia prescritta per una forma di anemia mai diagnosticata e alle frequenti trasfusioni disposte presso l’istituto di Milano e le sedi precedenti. Il servizio sanitario non ha escluso una parte di «strumentalizzazione» delle condizioni cliniche del detenuto, che da anni chiede l’avvicinamento a Napoli, mai concesso dalla competente Direzione Generale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
AA: è un detenuto per il quale l’autorità giudiziaria aveva disposto gli arresti ospedalieri sostituiti, su iniziativa della Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento, con la detenzione presso il C.D.T.
La principale richiesta del detenuto, ancora imputato, è l’avvicinamento alla famiglia. Al momento, lo stesso si trova presso l’istituto penitenziario di Roma Rebibbia per una perizia.
C.F.: è un detenuto obeso, affetto dalle patologie indicate dall’interrogante, che viene quotidianamente ed accuratamente seguito dal servizio medico che ha evidenziato la sostanziale incompatibilità delle sue condizioni di salute con lo stato di detenzione, anche per il peso e le difficoltà di movimento in caso di urgenza.
Tuttavia, allo stato, l’assoluta mancanza di riferimenti esterni e di una soluzione alloggiativa che – va sottolineato – si sta cercando di reperire, ha determinato il rigetto del differimento della pena da parte della Magistratura di Sorveglianza.
G.A.: si tratta di soggetto appartenente alla criminalità organizzata, affetto da patologia tumorale trattata chirurgicamente, farmaco logicamente e con radioterapia. L’attenzione clinica al caso è dovuta ad una riferita sintomatologia dolorosa, non comprovata strumentalmente, ma che potrebbe essere una possibile conseguenza della radioterapia effettuata.
Su indicazione del Centro Terapia del Dolore del Centro Tumorale di Milano il detenuto è stato sottoposto a trattamento con morfina, dalla quale tuttavia è scaturita una situazione di dipendenza; sul suo caso, sono in corso contatti con la Clinica Maugeri di Pavia per l’individuazione di trattamenti alternativi ed è stato inoltre chiesto un consulto all’istituto Besta di Milano; va anche segnalato, al riguardo, che è stato più volte proposto al detenuto il ricovero presso il C.D.T sempre rifiutato dall’interessato che ha preferito la permanenza nei reparti ordinari.
È stato evidenziato, in ogni caso, che il detenuto non presenta problematiche particolari e fa regolarmente vita comune con gli altri detenuti, essendo completamente autonomo.
B.M.: si tratta di un soggetto che ha tentato il suicidio dopo aver ucciso la madre e che ha riportato, in conseguenza del suo atto autolesionistico, esiti negativi per ciò che riguarda la deambulazione; è un detenuto poco collaborativo, che ha rifiutato 3 delle 10 sedute del 1o ciclo di fisioterapia a suo tempo proposto, mentre è in lista di attesa per un II ciclo di sedute.
G.P.: è un detenuto sottoposto al regime della sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14-bis o.p. a causa di ripetuti comportamenti di grave rilievo disciplinare va comunque segnalato che si tratta di un soggetto con un fine pena fissato relativamente a breve termine, che chiede esclusivamente l’avvicinamento a Lecco o Como.
GR.: è un detenuto ricoverato presso il C.D.T. per essere costantemente seguito dai medici che hanno prescritto degli accertamenti sanitari approfonditi per individuare la causa della paresi di cui il detenuto soffre, al momento ancora incerta, in attesa della diagnosi, il detenuto risulta seguito dal personale medico e infermieristico.
LK: sulla base dell’ultima relazione sanitaria si è proposto un trasferimento di tale detenuto presso un centro per minorati fisici o in un carcere privo di barriere architettoniche.
FF: al momento risulta non avere più interesse ad essere trasferito presso il carcere di Messina.
T.D’A.: il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha riferito di non essere riuscito ad identificare il detenuto sulla base dei dati riportati nell’atto di sindacato ispettivo.

Replica Bernardini a risposta Sottosegretario
Rita BERNARDINI (PD), replicando, dichiara che non può ritenersi soddisfatta della risposta, la quale, come capita sempre più spesso in materia penitenziaria, si limita a riportare quanto già descritto nell’interrogazione, senza formulare alcuna ipotesi di soluzione delle gravissime questioni che sono ivi denunciate.
In primo luogo, sottolinea quanto sia distorsiva della drammatica realtà delle carceri la distinzione tra capienza regolamentare e capienza tollerabile, considerato che quest’ultima è individuata in maniera discrezionale, se non addirittura arbitraria, dall’amministrazione penitenziaria, che potrebbe prevedere, come in realtà ha già previsto, che sia tollerabile la presenza di tre detenuti in celle costruite per ospitarne uno solo.
In relazione al carcere di Opera osserva che anch’esso, per quanto, grazie anche al lavoro svolto dal direttore, Giacinto Siciliano, si trovi in condizioni migliori rispetto a tanti altri istituti penitenziari, soffre la totale carenza di mezzi e strumenti necessari per assicurare non solo un trattamento costituzionalmente adeguato a favore dei detenuti, ma lo stesso funzionamento del carcere, considerando, ad esempio, che già nel mese di maggio sono finiti i fondi destinati al pagamento delle bollette.
L’irrazionalità nella gestione delle risorse da parte del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è resa evidente anche da tante scelte dissennate che riguardano la politica di gestione dei detenuti, i quali vengono destinati nei diversi istituti penitenziari senza tenere conto di una serie di parametri significativi, come quello della vicinanza al luogo ove si trovano i rispettivi affetti ovvero ad ospedali quando si tratta di detenuti affetti da patologie. Ultimamente, ad esempio, senza un criterio razionale è stato trasferito da carceri del Nord a quello di Siracusa un numero ingente di detenuti extracomunitari, sradicandoli dal contesto sociale nel quale vivevano prima di essere arrestati. A suo parere, tutta questa irrazionalità, che in molti casi comporta anche continui spostamenti dei detenuti, determina un forte ed inutile aumento delle spese.
In merito alla carenze di organico della polizia penitenziaria, invita il Governo a non nascondersi più dietro alla futura assunzione dei circa 2.000 agenti, prevista dalla legge n. 199 del 2010, in quanto occorre coprire un vuoto di organico di circa 6.000 agenti, che viene aggravato dai fisiologici pensionamenti annui.
Rispetto al detenuto G.A. contesta che si tratti di un soggetto appartenente alla criminalità organizzata, come invece è riportato nella risposta del Governo, trattandosi, invece, di un detenuto in attesa di giudizio. Fa presente inoltre di avere verificato personalmente la gravissima situazione nella quale si trova il predetto detenuto, costretto, per cercare di alleviare il dolore, ad assumere continuamente morfina. A suo parere, qualora dovesse persistere questa situazione determinata dalla totale carenza di cure adeguate, costui verrebbe sostanzialmente condannato a morte.