CANNABIS TERAPEUTICA, COINVOLGERE I MALATI NEL GRUPPO DI LAVORO PER L’AVVIO DEL PROGETTO PILOTA

CANNABIS TERAPEUTICA, COINVOLGERE I MALATI NEL GRUPPO DI LAVORO PER L’AVVIO DEL PROGETTO PILOTA 22 ottobre 2014

Questo gruppo di lavoro, che sarà composto da rappresentanti del Ministero della salute, del Ministero della difesa, dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, dell’AIFA, dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero delle politiche agricole e forestali e delle Regioni e Province autonome, avrà il compito di “definire in un protocollo operativo la programmazione delle operazioni da compiere, la quantificazione dei fabbisogni in relazione alle patologie da trattare, la fitosorveglianza da esercitare, le verifiche da effettuare e le tariffe da applicare ai prodotti” e formulare “proposte sullo svolgimento delle attività, sui risultati e sull’appropriatezza prescrittiva, sulle condizioni patologiche che possono essere trattate con tali medicinali, nonché avvertenze e precauzioni d’uso, eventuali interazioni, controindicazioni ed effetti indesiderati”.

Proprio in vista delle finalità e dei compiti assegnati, sarebbe a mio avviso estremamente opportuno e utile che il gruppo di lavoro per l’avvio del Progetto Pilota possa prevedere forme di coinvolgimento dei malati, veri destinatari delle cure in oggetto, e così arricchirsi dell’apporto qualificato di chi già da anni sperimenta sul proprio corpo i benefici dei farmaci cannabinoidi. Per questo chiedo – nella mia qualità di presidente ad honorem dell’Associazione LapianTiamo (www.lapiantiamo.it) – che ad Andrea Trisciuoglio e a Lucia Spiri, rispettivamente segretario e presidente dell’Associazione LapianTiamo, sia consentito di poter partecipare, o perlomeno di poter “osservare” i lavori che da qui a breve il costituendo gruppo sarà chiamato a svolgere. Sarebbe un importante segnale di apertura e di trasparenza che le istituzioni competenti, e in primis il Ministero della salute, mi auguro possano e vogliano dare senza esitazioni per avviare nel migliore dei modi, sia pure tardivamente, un percorso che per tanti cittadini malati è sinonimo di speranza e di vita.