Cannabis: ecco il “profilo criminale” della segretaria di Radicali Italiani

Cannabis: ecco il “profilo criminale” della segretaria di Radicali Italiani 27 marzo 2015

Da Radicali.it – Nel corso di questi 20 anni (1995-2015) la Segretaria di Radicali italiani Rita Bernardini ha ripetutamente chiesto di essere arrestata, processata e condannata configurandosi per tutte le sue iniziative la condizione di flagranza dei reati commessi; in particolare, al congresso di Radicali italiani si è rivolta alle forze dell’ordine gridando:  «Arrestateci, come fate ogni giorno con migliaia di consumatori».

Questa volta il “sostegno” alla legalizzazione arriva dalla Direzione Nazionale Antimafia che nella sua relazione annuale presentata a gennaio 2015 “sulle attività svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della  criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1° luglio 2013 – 30 giugno 2014”, afferma testualmente:

– la diffusione della cannabis è un “fenomeno endemico, capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e diffusione sociale, a quello del consumo di sostanze lecite (ma, il cui abuso può del pari essere nocivo) quali tabacco ed alcool”;

– “oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva”;

– quando si parla di “massimo sforzo profuso” in tale specifica azione di contrasto, si intende dire che – fatti salvi i sempre possibili miglioramenti qualitativi, ovvero la razionalizzazione o gli aggiustamenti nell’impiego delle risorse – attualmente, il sistema repressivo ed investigativo nazionale, che questo Ufficio osserva da una posizione privilegiata, è nella letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi. Ciò per la semplice ragione che, oggi, con le risorse attuali, non è né pensabile né auspicabile, non solo impegnare ulteriori mezzi ed uomini sul fronte anti-droga inteso in senso globale, comprensivo di tutte le droghe (impegno che assorbe già enormi risorse umane e materiali, sicché, spostando ulteriori uomini e mezzi su tale fronte, di conseguenza rimarrebbero “scoperte” e prive di risposta investigativa altre emergenze criminali virulente, quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso, estorsioni, traffico di essere umani e di rifiuti, corruzione, ecc.) ma, neppure, tantomeno, è pensabile spostare risorse all’interno del medesimo fronte, vale a dire dal contrasto al traffico delle (letali) droghe “pesanti” al contrasto al traffico di droghe “leggere”. In tutta evidenza sarebbe un grottesco controsenso.”

La Direzione Nazionale Antimafia, con la citata relazione, rivolge al legislatore la proposta di valutare l’”opportunità di una depenalizzazione della materia, tenendo conto del fatto che, nel bilanciamento di contrapposti interessi, si dovranno tenere presenti, da una parte, le modalità e le misure concretamente (e non astrattamente) più idonee a garantire, anche in questo ambito, il diritto alla salute dei cittadini (specie

dei minori) e, dall’altra, le ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite.”;

Ecco la cronologia di 20 anni di disobbedienze civili: fermi, arresti, processi, condanne, assoluzioni, ma anche silenzi da parte dell’autorità giudiziaria in barba al principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale.

La Segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini, già deputata nella XVI legislatura, si è resa responsabile di decine di iniziative pubbliche di disobbedienza civile in violazione di quanto previsto dal Testo unico sugli stupefacenti (D.P.R. 309/1990 e successive modificazioni), in particolare, per quel che riguarda i reati legati alla coltivazione, detenzione e cessione della cannabis e dei suoi derivati;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata a Porta Portese (Roma) il 27 agosto 1995 in concorso con Marco Pannella, Benedetto Della Vedova, Paolo Vigevano e Domenico Pinto, l’on Bernardini, il 20 febbraio del 2003, è stata condannata definitivamente a 4 mesi di reclusione;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata a Piazza Navona (Roma) il 12 ottobre 1997assieme a Marco Pannella e ad altri militanti radicali, l’on Bernardini, il 20 febbraio del 2003, è stata assolta in appello assieme agli altri “perché i fatti loro ascritti non costituiscono reato”;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata in Piazza della Scala a Milano il 20 ottobre 1997assieme a Lucio Bertè, Bernardini è stata assolta assieme al suo coimputato “perché il fatto non sussiste”;

per le tre disobbedienze civili effettuate tra ottobre e novembre 1997 in Largo San Carlo e in Largo Goldoni a Roma assieme a Marco Pannella e ad altri 20 fra i massimi dirigenti e militanti radicali, Rita Bernardini è statacondannata definitivamente a 2 mesi e 25 giorni di reclusione;

per la detenzione e cessione di hashish al Dott. Giancarlo Caselli effettuata il 29 novembre del 2000 a Genova nel corso di una conferenza stampa tenutasi in occasione della Conferenza Nazionale sulla Droga, Rita Bernardini è stata prima assolta il 7 aprile del 2003 e poi condannata in appello a 4 mesi di reclusione; intervenuta prescrizionepronunciata dalla Corte d’Appello di Genova a seguito di rinvio della Cassazione;

per la detenzione e cessione di cannabis terapeutica preannunciata ed effettuata da Rita Bernardini e Daniele Capezzone, il 2 maggio del 2002, presso la sede del Partito Radicale a Roma, le forze dell’ordine, per tempo avvertite, non si sono proprio presentate;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata in Piazza Mario Pagano a Potenza il 25 maggio 2002, assieme a Maurizio Bolognetti, l’on Bernardini, è stata assolta, assieme al suo coimputato, l’8 marzo 2006, “perché il fatto non costituisce reato”;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata in Piazza del Campo a Siena l’8 giugno 2002, assieme a Claudia Sterzi e Giulio Braccini, il 18 giugno 2008 l’on Bernardini è stata condannata, assieme ai suoi coimputati, a 4 mesi di reclusione, multa di 1500 euro e pagamento delle spese processuali, ridotti a 2 mesi e 500 euro; la sentenza è stata riformata in appello il 13 maggio 2011 per intervenuta prescrizione dei reati;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata da Bernardini assieme alla Sig.ra Vittoria Bolettieri in Piazza Gavinana a Pistoia il 10 ottobre 2002, vi è stata archiviazione “in quanto la sostanza sequestrata non aveva efficacia stupefacente”;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di cannabis terapeutica effettuata in Piazza Cavour a Rimini il 13 dicembre 2002, assieme a Werther Casali e Lino Vici, l’on Bernardini non ha mai avuto notizie di essere sottoposta ad indagini;

per la disobbedienza civile, effettuata nella forma della cessione di 2 grammi di hashish al Questore Vittorio Addato, svoltasi a Cremona l’8 febbraio 2003 in Piazza del Mercato, all’on. Bernardini viene contestata la violazione per uso personale (art. 75 PDR/90); Bernardini scrive al Prefetto dichiarando di aver effettuato una vera e propria cessione e comunicando che in caso di convocazione dal Prefetto si sarebbe rifiutata di intervenire;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata il 22 febbraio 2003 da Bernardini in Piazza Vittorio Veneto a Matera assieme a Maurizio Bolognetti, l’11/01/2005 vi è stata udienza davanti al Gup che ha deciso il “non luogo a procedere perché il fatto non è punibile”, art. 49 e 51 c.p.;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata l’8 marzo 2003 da Rita Bernardini davanti al Carcere dell’Ucciardone a Palermo, assieme a Santo Vetrano e Marisa Vascellaro, il 15/11/2004 il tribunale di Palermo ha emesso sentenza di non luogo a procedere “perché il fatto non sussiste”;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata il 12 aprile 2003 da Rita Bernardini in via XX settembre a Piacenza, assieme a Cristiano Grandi, in data 25/04/03 vi è stata la notifica di convalida della perquisizione e del sequestro; gli imputati non hanno avuto più alcuna comunicazione da parte dell’Autorità Giudiziaria;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata il 16 maggio 2003 da Rita Bernardini in Piazza della Pera a Pisa, assieme a Vittoria Bolettieri e Marco Cecchi, il 13/01/2005 Il GUP Luca Salutini ha assolto Marco Cecchi, perché “il fatto non costituisce reato” e Vittoria Bolettieri e Rita Bernardini “perché il fatto non sussiste”;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di cannabis terapeutica effettuata il 20 maggio 2003 da Rita Bernardini in Piazza del Popolo a Ravenna, assieme ad Andrea Turchetti, i due protagonisti non hanno avuto alcuna comunicazione da parte dell’Autorità Giudiziaria;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata il 29 dicembre 2003 da Rita Bernardini in Corso Vittorio Emanuele ad Avellino, non c’è mai stata alcuna comunicazione da parte dell’Autorità Giudiziaria;

per la detenzione e cessione di hashish effettuata l’11 marzo del 2004 a Padova, lato Piazzetta Pedrocchi, assieme a Nicolino Tosoni, il  03/12/2004 si concludono le indagini preliminari con la contestazione della recidiva semplice per Tosoni e della recidiva specifica reiterata per Bernardini; il 3 ottobre 2006 Bernardini e Tosoni sono condannatidal Tribunale di Padova alla pena di mesi 2 e 20 giorni di reclusione ed euro 600 di multa con pena dichiarata estinta per indulto; i condannati indultati propongono appello la cui data non è stata ancora fissata per probabile intervenuta prescrizione;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata l’11 marzo 2004 da Rita Bernardini in Piazza della Borsa a Trieste, a parte il decreto di convalida del sequestro di 2 grammi della sostanza, nessuna ulteriore comunicazione è intervenuta da parte dell’Autorità giudiziaria;

per la detenzione e cessione a titolo gratuito di hashish effettuata il 12 marzo 2004 da Rita Bernardini in Piazza Mazzini a Tolmezzo (UD), a parte il decreto di convalida del sequestro di 5,10 grammi di hashish e di 16 semi di canapa indica, nessuna ulteriore comunicazione è intervenuta da parte dell’Autorità giudiziaria;

per la detenzione e cessione di hashish effettuata il 20 marzo 2004 in via Aldo Moro a Frosinone, l’on. Bernardini viene assolta in data 25 maggio 2005 perché “il fatto non sussiste”;

mentre era in carica come deputata, l’on. Bernardini, in data 9 novembre 2012, effettuava una cessione di cannabis terapeutica ai malati di sclerosi multipla del Social Cannabis Club LapianTiamo di Lecce; la sostanza proveniva dalla coltivazione che la stessa Bernardini aveva avviato e completato sulla terrazza del proprio appartamento documentando quasi quotidianamente sul suo profilo pubblico di Facebook la crescita delle piante; quel giorno, inPiazza Montecitorio a Roma, le forze dell’ordine venivano sollecitate più volte ad intervenire dalla stessa Bernardini e da Marco Pannella presente in piazza ma, solo dopo molto tempo, i funzionari del Commissariato Trevi-Campo Marzio, sequestravano parte del raccolto quantificato nel verbale in quasi mezzo chilo di marijuana (478,03 grammi);nessuna ulteriore comunicazione è intervenuta successivamente da parte dell’Autorità giudiziaria;

il 29 gennaio 2014, a Foggia, Rita Bernardini, cede ai malati dell’associazione ‘La Piantiamo’, 120 grammi di marijuana da lei coltivata sul suo terrazzo; il giorno dopo Bernardini si presenta per autodenunciarsi alla Procura della città pugliese consegnando il video della cessione e le foto della coltivazione che, dalla semina alla fioritura, erano state postate sistematicamente sul suo profilo pubblico di Facebook; il 6 febbraio 2015, a più di un anno di distanza dai fatti previsti come reati dalla normativa vigente, l’on. Bernardini chiede ufficialmente notizie presso la Procura di Foggia ai sensi dell’art. 335 c.c.p. e le viene rilasciato un certificato dal quale risulta che nei suoi confronti “non esistono iscrizioni suscettibili di comunicazioni”;

il 25 luglio 2014, presso la terrazza della sua abitazione, Bernardini “semina” germogli di cannabis terapeutica assieme a Marco Pannella e a Laura Arconti; il raccolto viene consegnato a Chianciano il 1° novembre 2014 in pieno congresso di Radicali Italiani alla presenza del leader del CSC LapianTiamo, Andrea Trisciuoglio, delle forze dell’ordine preventivamente avvisate, dei “complici” di Bernardini, Arconti e Pannella, e dei dirigenti e militanti del Movimento radicale.