ANCHE CHI GIUDICA SARA’ GIUDICATO

10 febbraio 2012

«Voglio ricordare che il trucco ignobile è quello che è stato messo in atto nei confronti dei cittadini che hanno votato a favore della responsabilità civile dei magistrati. Questo emendamento è un atto di riparazione nei confronti del popolo italiano. Riflettete: in 24 anni tutti i parlamenti non sono stati capaci di fare questa riforma. E riflettano in particolare i miei colleghi del Pd: cosa accadrà se Ottaviano Del Turco verrà giudicato innocente? È caduta una giunta, sono state fatte nuove elezioni, è andata al governo un’altra maggioranza». Così la deputata radicale Rita Bernardini ha motivato in aula lo scorso 2 febbraio il voto favorevole all’emendamento che introduce la responsabilità civile dei magistrati. Poi si sono aperte le porte dell’inferno sul cosiddetto “emendamento Pini”. «Una norma incostituzionale. Un atto di piena ritorsione contro la magistratura», l’ha definito Giuseppe Cascini, segretario dell’Associazione nazionale magistrati. Mentre il presidente del sindacato delle toghe Luca Palamara ha invitato gentilmente i rappresentanti del popolo in Parlamento a «togliere di mezzo» il provvedimento.

Onorevole Bernardini, voi radicali avete sempre chiesto una nuova norma sulla responsabilità civile per le toghe: sarà soddisfatta di tutto questo bailamme.

Certo che siamo soddisfatti. Nel referendum del 1987 il risultato fu chiarissimo: vinse il sì con 1’80 per cento dei voti. Abbiamo fatto di tutto per tornare a parlarne in questi anni, anche proponendo un nuovo referendum, purtroppo ci è stato impedito di coinvolgere il popolo italiano su questo argomento. Oggi, anche grazie alla condanna dell’Europa nei confronti dell’Italia, che non è intervenuta adeguatamente sulla responsabilità civile, c’è stata l’occasione per sanare una vera e propria illegalità nei confronti di quell’80 per cento di italiani.

Le toghe insorgono. Dicono che la responsabilità civile è incostituzionale.

Con la legge Vassalli oggi in vigore, per le responsabilità del magistrato pagava lo Stato. Con l’emendamento appena votato pagherebbe anche il magistrato. Semmai Cascini e Palamara dovrebbero spiegare perché se è lo Stato a pagare per gli errori dei magistrati non c’è nessuna violazione della Costituzione, e se invece paga il diretto interessato siamo di fronte a una norma incostituzionale. Mi sembra poco convincente. E anche poco stringente dal punto di vista della logica.

Il presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, ha messo in guardia dal pericolo di «sentenze firmate da giudici con le mani tremanti, terrorizzati da possibili ritorsioni». Lei non ha questo timore?

Io dico che in aula mi è piaciuta la risposta che le ha dato Alfredo Mantovano (deputato Pdl, ex sottosegretario all’Interno ed ex magistrato, ndr). Le ha detto: «Dopo avere ascoltato, devo dire che mi sono assolutamente convinto del voto favorevole. Da magistrato, se metto la firma in calce a un atto. ho il dovere di conoscerlo dalla prima all’ultima parola, virgole incluse». Con l’emendamento, infatti, si potrà chiedere il risarcimento non solo per dolo o colpa grave del magistrato, ma anche per «manifesta violazione del diritto»: parole che non si prestano a interpretazioni ambigue. Quindi solo se sarà provata una manifesta violazione della legge, il giudice sarà condannato e pagherà. Proprio come tutti gli altri: il giudice è chiamato a rispettare la legge. Se lo farà, non avrà motivo di scrivere le sentenze “con la mano tremolante”. Piuttosto, a proposito di responsabilità civile, credo che il cittadino si domandi come mai, in 25 anni di legge Vassalli su questo tema, solo quattro magistrati sono stati condannati per dolo o colpa grave.

Il ministro della Giustizia Paola Severino ha obiettato che non è il momento giusto per questo emendamento. Ha parlato di un “intervento spot” fatto col pretesto della legge comunitaria. Lei che dice?

Mi permetta di rispondere con una domanda: sono tutti “complici” di un complotto? Anche il presidente della Camera, che ha dovuto ammettere per forza l’emendamento, visto che ci dovevamo adeguare alla legge comunitaria? Da settembre 2011 c’è una procedura dell’Europa per un’infrazione nei confronti dell’Italia, proprio perché il nostro paese sarebbe dovuto intervenire di più sulla responsabilità civile dei magistrati. Piuttosto mi sembra strano che nessuno del governo lo abbia fatto prima.

A pagare sarà dunque la toga. Ma quale corte dovrà giudicare il magistrato chiamato in causa dal cittadino? L’antifascista Pietro Calamandrei auspicò l’istituzione di un “commissario di giustizia”. Crede che si potrebbe reinterpretare la sua intuizione con un tribunale ad hoc?

Questo è ancora un punto su cui bisogna riflettere. Per adesso si parla di un procedimento normale davanti ai tribunali. Effettivamente, però, ci vorrebbe qualcosa di esterno: fino a questo momento abbiamo avuto una giustizia domestica, quella del Consiglio superiore della magistratura. E basta seguire l’andamento dei procedimenti disciplinari, anche di fronte a violazioni gravi, per constatare che il Csm dà spesso ragione ai magistrati. È difficilissimo che vengano anche solo trasferiti.

Nel suo intervento alla Camera, ha citato il caso Del Turco. Ultimamente anche Luciano Violante sull’Unità ha affermato che in caso di grave errore giudiziario (come si prospetta appunto nella vicenda Del Turco) il magistrato deve pagare. E Antonio Polito ha invitato la sinistra a smettere di usare le inchieste contro l’avversario politico, nella speranza di ribaltare i risultati elettorali. Secondo lei sono segnali che qualcosa sta cambiando nel rapporto tra la sinistra e la giustizia?

Capisco che qualcosa si muove proprio a partire dal voto del 2 febbraio. È certo che in aula ci sono stati voti favorevoli del Pd. Mi spiego: alla Camera erano presenti 181 deputati del Pd, e considerando anche Idv, Fli e Udc, si poteva arrivare a 245 no. Oltretutto nel Pdl c’erano tantissimi assenti. Invece l’emendamento è passato con 264 sì contro appena 211 no. È evidente che hanno votato a favore anche 50-60 deputati del Pd, e forse anche dell’Udc e dell’Idv, approfittando del voto segreto. Ora sta a loro manifestarsi o meno: mi preoccupa, però, che non lo facciano, segno che all’interno del Pd c’è un atteggiamento quasi intimidatorio sul tema di riforma della giustizia. Mi auguro che la posizione di Luciano Violante, e anche il riferimento a Del Turco, inizi a diffondersi. È importante quello che ha detto perché si mette in discussione il comportamento della magistratura proprio in riferimento al fatto che certe inchieste rischiano di alterare il risultato elettorale. Se un certo andazzo proseguisse, temo che si possa arrivare al vaglio preventivo delle le liste elettorali da parte della magistratura. O forse dovremo telefonare all’Anm per capire chi candidare?

La responsabilità civile delle toghe può impedire questi cortocircuiti?

È un fatto rilevante che a sinistra sia stato esplicitato un collegamento tra la responsabilità civile dei magistrati e le inchieste sulla politica. Ma il tema riguarda soprattutto i poveri cristi. Ho seguito il caso di una donna ingiustamente arrestata con l’accusa di omicidio e poi assolta. È stato avviato un procedimento per risarcimento danni e lei lo ha vinto. Sa com’è finita? L’avvocatura di Stato ha fatto ricorso contro la donna, perché, malgrado lei si fosse sempre proclamata innocente, con la sua condotta aveva «tratto in inganno i magistrati».

di Chiara Rizzo pubblicato su Tempi