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+42, -48. UN CONTO CHE NON TORNA 10 aprile 2014

Giustizia, l’Italia verso il 28 maggio: amnistia, indulto e clemenza, dall’emergenza carceri ad una nuova visione della giustizia

Il 28 maggio l’Italia dovrà rendere conto all’Europa dello stato delle carceri, rischia una multa miliardaria. Il viceministro della Giustizia Costa: “Concentratissimi su questa sfida”

Organizzato dal Gruppo Reti, si è tenuto oggi pomeriggio a Roma, presso la Biblioteca del Senato, il convegno “Amnistia, indulto e clemenza. Dall’emergenza carceri ad una nuova visione della giustizia”: la deadline del 28 maggio prossimo, data fatidica entro la quale l’Italia dovrà rendere conto all’Unione Europea delle condizioni di vita, attualmente inumane, all’interno delle carceri italiane.

Un dramma, quello delle carceri, divenuto un vero e proprio detonatore politico (in Europa), silenziato in Italia, ha spiegato il viceministro della Giustizia Enrico Costa (Ncd) presente al convegno, da una situazione di generale scetticismo dell’opinione pubblica e della classe politica nei confronti di provvedimenti di amnistia ed indulto.

Eppure, ha spiegato Valerio Spigarelli, presidente dell’Unione delle Camere Penali, il dramma delle carceri è legato a doppio filo con l’elefantiasi e l’incostituzionalità di una giustizia che non risponde più nè alle esigenze di pubblica sicurezza nè tantomeno a quelle di rieducazione dei detenuti. Ne sono esempio limpido, spiega Spigarelli, quel 40% di detenuti in custodia cautelare (quindi presunti innocenti):

“La custodia cautelare viene oramai utilizzata come una forma di anticipazione della pena, spesso perchè si sa che il sistema giustizia non funziona ed il processo potrebbe dilungarsi o prescriversi: la magistratura si investe di compiti di difesa sociale che non sono propri del processo penale.”

L’abuso della custodia cautelare è, anche secondo il I Presidente della Corte di Cassazione che si espresse duramente già nel 2011, il primo grave elemento di incostituzionalità nel panorama giudiziario italiano: proprio per questo, ha spiegato Spigarelli, la modifica della custodia cautelare dovrebbe rappresentare una priorità assoluta per il Ministero della Giustizia. A confermarlo è proprio il viceministro Costa, che parla di un “testo di compromesso” al vaglio della Camera, testo che punta a rinnovare alcuni aspetti della custodia cautelare: in particolare, ha spiegato Costa, la non applicabilità della custodia cautelare nei casi in cui l’imputato non possa finire in carcere una volta condannato.

Altre criticità riguardano, ad esempio, la prescrizione: un’istituto che Rita Bernardini, segretario di Radicali Italiani, presente al convegno, descrive come una “amnistia per ricchi”: seppur in calo, dal 2006 sono diminuiti del 50% i processi andati prescritti (anche se restano considerevoli, circa 125mila ogni anno), e che di fatto si contraddice con quel principio definito “ingestibile” dal Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, l’obbligatorietà dell’azione penale.

Capitolo a parte sono invece le carceri: in sovraffollamento cronico, il pianeta carceri è centrale nelle problematiche dell’amministrazione della giustizia italiana, non fosse altro perchè il 28 maggio l’Europa ce ne chiederà conto:

“Quando il cibo viene servito per forza di cose vicino al cesso non è sovraffollamento: è tortura! […] Il 28 maggio non faremo nulla, andremo dall’Europa a chiedere un rinvio con il cappello in mano […] la società politica deve prendersi dei rischi sulla giustizia.”

ha detto Spigarelli, che in apertura di lavori ha spiegato come la politica riesca a digerire molto facilmente questa condizione di illegalità, spesso nascondendosi dietro un “monopolio dei numeri” che impedisce una reale analisi, discussione ed approfondimento sul tema: proprio il segretario di Radicali Italiani Bernardini, la scorsa settimana, ha avuto un battibecco a distanza con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) proprio in merito alle cifre ufficiali che vengono snocciolate dal ministro Andrea Orlando in Europa, cifre fornite dallo stesso Dap:

“Per 5 anni abbiamo chiesto al ministero della Giustizia di sapere da cosa è composta composta la massa di 5 milioni di procedimenti pendenti […] vogliamo i dati: il ministro Cancellieri calcolò ‘a occhio’ che con un amnistia a 3 anni si risolverebbe il 30% dei processi pendenti.”

Un “mistero” rivelato, quello dei numeri, che Bernardini corregge ulteriormente al ribasso di altri 2700 posti, per un totale di circa 41.000 posti per oltre 60.000 detenuti.

Un problema, quello del sovraffollamento, che diventa una mannaia per il sistema carceri con la sentenza Torregiani, nella quale la Corte di Giustizia Europea condanna l’Italia perchè non garantisce nemmeno quei 3 metri quadri di spazio pro-capite sotto i quali l’unica definizione corretta della detenzione è “tortura”. Una sentenza che tuttavia si sofferma sulla metratura, trovando in essa il primo elemento di criticità, e che non entra nel merito di tutte le altre criticità: la luce, l’aria, l’assistenza medica, il lavoro in carcere, ad esempio.

Già il Presidente Napolitano ha battuto il tasto, in un messaggio inviato alle Camere e rimasto clamorosamente lettera morta al Senato (che non lo ha nemmeno discusso) e argomento da bar alla Camera (che lo ha calendarizzato, dopo numerosi rinvii, di venerdì).

Quale è allora la medicina per la giustizia? Secondo i relatori del convegno, è evidente che l’amnistia e l’indulto sono gli unici provvedimenti utili a far rientrare il Paese nella legalità costituzionale. Il paradosso, dice Spigarelli, è che per votare un indulto o un’amnistia occorrono i due terzi del Parlamento mentre, paradossalmente, par abrogare l’intero codice penale basterebbe solo la metà.

Contemporaneamente, al governo c’è un Presidente del Consiglio che, nel discorso della fiducia al Senato, ha parlato sì di giustizia, ma non pronunciando mai la parola “carceri” e annunciando l’istituzione del reato di omicidio stradale (che esiste già, nelle varie coniugazioni dell’omicidio):

“Le resistenze maggiori per il ministro Orlando sono nel rapporto con il Presidente del Consiglio e con la maggioranza.”

ha detto il senatore NCD Luigi Compagna. Tuttavia, dal viceministro Costa (anch’esso NCD) non sembrano essere partiti chiari segnali di apertura per un provvedimento di amnistia, anzi i dati snocciolati sull’indulto del 2006 (metà degli indultati rientrati in carcere) fanno pensare ad altro.

Secondo quanto emerso dal convegno l’amnistia resta l’unico provvedimento utile per svuotare “gli armadi della giustizia” (5 milioni i processi penali pendenti): lo “Stato delinquente professionale” denunciato da Rita Bernardini (che ha preso in prestito la definizione di Marco Pannella) è oramai fuori dai parametri minimi della giustizia costituzionale e dei diritti umani riconosciuti a livello universale.

Fonte: Polisblog